Material Passport: la tecnologia abilitante per la transizione ecologica e digitale nell’edilizia

Il settore dell’edilizia ha un disperato bisogno di limitare gli impatti ambientali. In soccorso può arrivare l’economia circolare, e strumenti come il Material Passport sono l’ideale per favorire il passaggio a un nuovo modello di gestione dei rifiuti da costruzione. Una ricerca ne indica le modalità e le possibilità

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Uno studio realizzato da due ricercatori dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e pubblicato sul Journal of Cleaner Production ha evidenziato come il Material Passport – il passaporto digitale dei prodotti da costruzione – rappresenta uno strumento chiave per accelerare la doppia transizione ecologica e digitale in un settore, come quello dell’edilizia, che ha necessità di ridurre in fretta i propri impatti ambientali.

La ricerca, intitolata “Material passports for digital and circular construction: a bibliometric and thematic analysis” ha analizzato la letteratura scientifica sull’argomento e dalla lettura emergono spunti interessanti per capire come questo strumento possa migliorare la tracciabilità dei materiali, favorire riuso e riciclo e supportare la gestione dei dati lungo l’intero ciclo di vita degli edifici, soprattutto se integrato con tecnologie digitali come BIM, blockchain e intelligenza artificiale.

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II Material Passport per favorire l’economia circolare

Finora l’edilizia, più di altri comparti, è stato espressione del modello lineare “prendere, produrre, smaltire”, basandosi sulla semplice sequenza: estrarre materie prime, costruire, demolire. Come risultato questo comparto contribuisce fino a due terzi delle emissioni di gas serra legate alle infrastrutture ed è responsabile di oltre il 40% dell’estrazione di risorse naturali e del 25% della produzione globale di rifiuti solidi, mentre solo 4 gigatonnellate su 62 di materiali lavorati a livello mondiale vengono riciclate. È stato calcolato che il 57% del valore dei materiali da costruzione va perso, nonostante il loro potenziale di riutilizzo. 

Il tema della gestione dei rifiuti è dunque centrale se si vuole ridurre gli impatti ambientali del settore e l’economia circolare è l’unica risposta possibile per chiudere il ciclo dei materiali, ridurre i rifiuti e l’estrazione di risorse. È stato stimato che progettare edifici pensando al riutilizzo e al riciclo dei materiali potrebbe ridurre fino al 63% le emissioni di CO₂ e diminuire del 60% il consumo di acciaio vergine.

Un fattore chiave per realizzare l’economia circolare nel settore edilizio è una gestione efficiente dei dati e una conoscenza dettagliata della composizione dei materiali degli edifici. Sono necessari metodi efficaci per acquisire, gestire e utilizzare questi dati, tra cui piattaforme digitali e collaborative progettate per archiviare, aggiornare e fornire informazioni sulle emissioni lungo il ciclo di vita dei materiali, sull’impronta ambientale, sul potenziale di riscaldamento globale, sulla riutilizzabilità e sulla riciclabilità. Le tecnologie digitali innovative devono essere integrate con le pratiche circolari per comunicare in modo efficiente queste informazioni.

Il passaporto digitale dei prodotti da costruzione può svolgere un ruolo importante in questa transizione perché migliora la gestione dei dati sui materiali nel settore edile e riduce i rifiuti da costruzione, contribuendo a ridurre gli impatti ambientali lungo tutta la filiera. Si tratta di documenti digitali che contengono dati e caratteristiche dei componenti e dei materiali edilizi, favorendo una maggiore riutilizzabilità e promuovendo l’impiego di materiali sani, sostenibili e circolari.

Il valore dei Material Passport risiede nelle numerose funzioni che svolgono a sostegno dell’economia circolare: mettono in relazione le informazioni sui materiali nello spazio e nel tempo; consentono di valutarne il potenziale di riciclo e gli impatti ambientali; supportano il recupero dei materiali a fine vita degli edifici; e favoriscono lo sviluppo di mercati digitali per i materiali di seconda mano e delle relative filiere. Se applicati correttamente, permettono inoltre di considerare già in fase progettuale il riutilizzo di componenti provenienti da edifici esistenti.

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I vantaggi ambientali dei Material Passport

I Material Passport raccolgono un’ampia gamma di informazioni, sia quantitative sia qualitative, tra cui la composizione dei materiali, le istruzioni per l’uso e il riciclo, i dati sulla sicurezza, la documentazione tecnica e normativa e gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita. Grazie a questo patrimonio informativo, consentono di attuare strategie avanzate di gestione dei dati a supporto dell’economia circolare. Ad esempio, permettono di garantire dati affidabili e verificati attraverso strumenti come blockchain e firme digitali, rafforzando così la fiducia nel riutilizzo dei materiali recuperati.

Allo stesso tempo, migliorano la tracciabilità e il monitoraggio delle condizioni dei materiali, offrendo benefici sia alle imprese sia agli utilizzatori e rendendo più efficienti le attività di scambio e commercializzazione dei materiali riutilizzabili. Il loro impatto si estende lungo tutta la filiera delle costruzioni: i Material Passport consentono infatti di collegare le diverse fasi del processo, mettendo a disposizione informazioni cruciali, come i dettagli di assemblaggio dei componenti, utili nella fase di de-costruzione e già previsti in fase di progettazione orientata allo smontaggio.

Allo stesso tempo, i Material Passport semplificano la gestione degli inventari, consentendo di monitorare nel tempo e nello spazio la posizione e i movimenti dei materiali. In questo modo, la catena di approvvigionamento può essere supportata da un registro digitale condiviso che raccoglie e organizza le informazioni, facilitando attività come la stima della disponibilità delle risorse, il controllo delle condizioni degli stock e la gestione dei flussi di materiali in ottica circolare.

Secondo gli autori, questi strumenti contribuiscono direttamente alla riduzione delle emissioni legate all’estrazione delle materie prime e alla produzione dei materiali da costruzione. Ad esempio, la scelta di materiali a minore impatto ambientale, basata su criteri di sostenibilità integrati nei passaporti digitali, può ridurre in modo significativo l’impronta di carbonio. Inoltre la disponibilità di dati su energia incorporata, emissioni di produzione e potenziale di riciclo a fine vita consente di limitare gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita, dall’estrazione fino allo smaltimento.

I vantaggi economici del passaporto digitale dei materiali da costruzione

I ricercatori proseguono l’analisi dei Material Passport mettendo in luce come la loro diffusione nel settore delle costruzioni possa generare rilevanti benefici economici. Tra gli aspetti più significativi emerge la capacità di abbattere i costi nell’ambito dei modelli di business circolari. Lo studio evidenzia diversi meccanismi attraverso cui questi strumenti possono contribuire a ridurre le spese legate all’utilizzo dei materiali da costruzione.

Un primo beneficio riguarda l’identificazione e il recupero di elementi edilizi riutilizzabili già presenti nel patrimonio costruito. In questa prospettiva, le città vengono reinterpretate come vere e proprie “miniere urbane”, da cui estrarre materiali provenienti da edifici esistenti. Ciò consente di diminuire in modo rilevante il ricorso a nuove materie prime e, di conseguenza, di ridurre i costi lungo l’intera catena del valore.

A questi vantaggi si aggiunge la disponibilità immediata di informazioni tecniche dettagliate sui materiali, come nel caso dei componenti in acciaio derivanti da strutture demolite. I Material Passport permettono così di limitare il ricorso a test e verifiche, spesso onerosi e lunghi, offrendo al contempo strumenti utili per confrontare costi e differenze di prezzo tra prodotti. Questo favorisce una maggiore competitività e apre nuove opportunità di ricavo per gli operatori del settore.

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Uno strumento integrato nella transizione digitale

La capacità dei Material Passport di digitalizzare le informazioni facilita l’integrazione con tecnologie come BIM, intelligenza artificiale, RFID, Internet delle cose, sensori e banche dati ambientali. Sono proprio questi strumenti a garantire trasparenza, integrità e affidabilità dei dati, aprendo una prospettiva di lungo periodo verso la transizione digitale della circolarità nel settore delle costruzioni e introducendo maggiore innovazione, collaborazione ed efficienza.

Le tecnologie digitali permettono inoltre di garantire nel tempo disponibilità e completezza delle informazioni, anche grazie alla conservazione elettronica dei dati lungo tutto il ciclo di vita dei materiali, ad esempio tramite blockchain. In questo senso, i Material Passport funzionano come un’infrastruttura informativa condivisa: dati eterogenei raccolti da fonti diverse possono essere integrati in sistemi BIM o codici QR, diventando uno strumento di collaborazione tra produttori, progettisti e operatori della demolizione.

Un primo beneficio evidenziato dagli autori della ricerca riguarda il miglioramento delle operazioni di riciclo, grazie a valutazioni più precise e a una pianificazione più efficiente delle attività di de-costruzione. I Material Passport sono una sorta di inventario dei materiali impiegati nelle costruzioni e dunque contengono informazioni utilissime per valutare il potenziale di riciclo, prendere decisioni più sostenibili e in conformità agli standard internazionali.

L’integrazione con sistemi IoT e GIS consente inoltre di monitorare in tempo reale lo stato dei materiali e delle strutture, migliorando controllo, tracciabilità e gestione degli inventari, oltre a ottimizzare la logistica e la pianificazione su scala territoriale. Tutto ciò, dal contributo dell’intelligenza artificiale, che consente di automatizzare la raccolta, la gestione e l’elaborazione di grandi quantità di dati sui materiali provenienti da fonti eterogenee. Tecniche come il machine learning e la computer vision permettono di riconoscere le caratteristiche e le condizioni dei materiali, stimarne le prestazioni nel tempo e analizzarne l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.

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Il focus a “Intelligenza circolare”

Di questi e altri temi si parlerà nel corso della seconda edizione di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale in programma il 1° ottobre 2026 a Roma, che EconomiaCircolare.com organizza con ISIA Roma Design come espressione del lavoro del proprio osservatorio sulla transizione ecologica e digitale.

L’edizione 2026 dedicherà particolare attenzione ad alcuni passaggi europei decisivi — dal futuro Circular Economy Act all’attuazione del Regolamento Ecodesign, fino alla Strategia per la Bioeconomia — proseguendo un confronto che nella prima edizione ha già coinvolto imprese, istituzioni, società civile e centri di ricerca anche da Belgio, Argentina, Brasile ed Ecuador, valorizzando più di quaranta best practice ecoinnovative.

Se pensi di averne una e vuoi diventare partner dell’evento, visita il sito e compila il form: https://intelligenzacircolare.com/

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