Ecodesign, in arrivo il passaporto digitale della siderurgia europea

Il passaporto digitale di prodotto (DPP) potrebbe essere l’infrastruttura dati della decarbonizzazione siderurgica: un sistema che rende machine-readable ogni informazione ambientale rilevante, dalla carbon footprint alla composizione chimica degli alliganti. Nella proposta attuale i dati su acqua, energia, aria e composizione chimica sono assenti

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Redazione EconomiaCircolare.com

Nel settore siderurgico, i dati di produzione esistono già: composizione chimica, proprietà meccaniche, identificativi di colata, certificati di conformità. La grande maggioranza di queste informazioni è generata digitalmente all’interno degli impianti e confluisce nei Mill Test Certificates (MTC) – i certificati di ispezione standardizzati secondo EN 10204, inviati a ogni cliente insieme alla fornitura. Il problema è che tali dati viaggiano ancora principalmente in formato PDF o come file statici non standardizzati, senza interoperabilità tra sistemi aziendali diversi. E che le informazioni ambientali – impronta carbonica, contenuto di riciclato – sono generate con frequenze e livelli di aggregazione diversi, scollate dalla singola istanza fisica del prodotto.

Il Digital Product Passport (DPP) previsto dall’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) punta a colmare questa frattura: un sistema machine-readable, strutturato, che segua il prodotto intermedio lungo tutta la sua vita utile e diventi la fonte di riferimento per chiunque debba prendere decisioni di acquisto, trasformazione, controllo doganale o riciclo. Lo studio preparatorio del Joint Research Centre (JRC) propone un’architettura per i prodotti intermedi in acciaio, articolata in cinque categorie di dati, un modello di accesso differenziato e una mappatura precisa dei livelli di granularità. Ecco cosa prevede.

La struttura: cinque categorie di dati, obbligatori e volontari

Il JRC propone quattro categorie di dati obbligatori e una di dati volontari. Le prime quattro sono: identificazione e classificazione del prodotto; identificazione del produttore e origine; conformità dei materiali e sostanze di preoccupazione; informazioni ambientali e di circolarità. La quinta categoria, volontaria, comprende la digitalizzazione completa dell’MTC e i dati derivanti da altri regolamenti UE (CBAM, CPR, REACH).

L’identificativo di prodotto proposto come riferimento primario è il numero di colata (heat number), in accordo con EN 10168 – il livello di tracciabilità più capillare già in uso nell’industria, che collega ogni gruppo di prodotti a una composizione chimica e una rotta produttiva definite. Per alcune categorie di prodotti dove esiste già (per esempio le bobine), è prevista la possibilità opzionale di un identificativo a livello di singolo item (numero di serie). Per i prodotti lunghi e i materiali in polvere, dove l’etichettatura individuale è impraticabile, l’identificazione è proposta a livello di bundle o sacco.

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Chi genera i dati e chi è responsabile del passaporto digitale

La responsabilità primaria del DPP ricade sul produttore, o – quando il produttore non è stabilito nell’UE – sull’importatore. Questo schema segue quello della Battery Regulation (art. 77 e Annex XIII), già adottata come precedente giuridico di riferimento. Il produttore è tenuto a registrare il DPP nel registro ESPR e a mantenere l’accuratezza e l’accessibilità dei dati per l’intero periodo di vita del prodotto previsto dalla normativa.

La generazione dei dati segue logiche diverse a seconda della categoria. Le informazioni tecniche (composizione chimica, proprietà meccaniche, identificativi di colata) sono già prodotte digitalmente in quasi tutti gli impianti e confluite nei MTC; il loro trasferimento nel DPP è considerato a basso sforzo. Le informazioni ambientali (carbon footprint e contenuto di riciclato) sono invece generate con metodologie meno standardizzate, in cicli di aggiornamento diversi e con livelli di aggregazione variabili: spesso annuali per le EPD (Environmental Product Declaration), più frequenti per i PCF (Product Carbon Footprint) secondo ISO 14067. Il DPP dovrà gestire questa eterogeneità senza imporre oneri sproporzionati, soprattutto per le PMI e gli attori midstream della filiera.

I livelli di granularità: il nodo della mappatura industriale

Uno dei problemi tecnici più complessi che il JRC ha dovuto affrontare è la mappatura tra la tracciabilità industriale e i tre livelli ESPR (model, batch, item). Questi non corrispondono in modo diretto alle unità operative della produzione siderurgica. Il JRC propone una “mappatura analitica” – non una corrispondenza uno-a-uno – che identifica come segue le equivalenze pratiche:

   

Mappatura tra livelli ESPR e unità industriali in acciaio

Acciaio DPP ESPR passaporto digitale
ESPR Steel DPP Content Proposal. Fonte: JRC

 

La granularità a livello di item, cioè un DPP per ogni singola bobina, foglio o tubo, è considerata dagli stakeholder in consultazione come a valore aggiunto limitato per i prodotti standard e a costo molto elevato: introdurre una tracciabilità sistematica a livello di item nelle acciaierie che oggi operano a livello di batch richiederebbe un investimento stimato in almeno 100.000 euro per installazione, più costi operativi aggiuntivi. Per i prodotti in polvere o i prodotti lunghi, l’etichettatura individuale è considerata impraticabile.

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Un sistema di accesso differenziato: tre livelli, tre categorie di attori

Il JRC propone un modello di accesso trilivello, mutuato dalla Battery Regulation (art. 77 e Allegato XIII), che distingue le informazioni pubblicamente accessibili da quelle riservate a categorie specifiche di utenti.

L’accesso è strutturato campo per campo:

  • Accesso pubblico: identificativo prodotto, codici TARIC/CN, categoria ESPR, designazione acciaio, rotta tecnologica, dati produttore, paese di origine, melt & pour, proprietà meccaniche generali, carbon footprint dichiarata, contenuto di riciclato, sostanze di preoccupazione;
  • Autorità competenti: documentazione di conformità, risultati di test, parametri di calcolo della carbon footprint, metadati di verifica doganale, segnalazioni di enforcement (indagini, ritiri, richiami dal mercato);
  • Soggetti con interesse legittimo: composizione chimica dettagliata, dati di provenienza e catena di custodia, elementi di lega specifici (per riciclatori e operatori end-of-life);
  • B2B (scambio lungo filiera): tutti i campi necessari per integrare i dati del DPP nei sistemi produttivi e documentali dell’acquirente a valle (laminatori, processori, produttori di prodotti finali).

I parametri considerati potenzialmente sensibili dal punto di vista commerciale, e quindi soggetti ad accesso ristretto, includono la composizione chimica dettagliata (che può rivelare strategie proprietarie di alligazione), i parametri sottostanti al calcolo della carbon footprint (che possono rivelare indirettamente consumi energetici e efficienze operative), e le informazioni di provenienza nel caso siano aggiunte in futuro.

La verifica: un sistema in costruzione

Per il DPP, il JRC prevede una validazione automatica di completezza e formato prima che il passaporto venga finalizzato nel registro ESPR; ma questa verifica riguarda la struttura del dato, non la sua accuratezza fattuale. La verifica sostanziale dei contenuti ambientali rimarrà affidata ai sistemi di certificazione esistenti (EPD, PCF, certificati di riciclato), e il quadro metodologico per entrambi – carbon footprint e contenuto di riciclato – è ancora in fase di definizione in workstream paralleli dello studio preparatorio.

Acciaio DPP ESPR passaporto digitale
fonte: Canva

Le lacune: tre dimensioni assenti dalla proposta

I dati su consumo idrico, emissioni in aria ed energia sono assenti dai campi obbligatori del DPP, pur essendo già obbligatori per legge sotto la Direttiva sulle Emissioni Industriali e già disponibili come indicatori standard nei sistemi di gestione ambientale ISO 14001 e EMAS.La ragione della loro assenza non sembra essere tecnica, ma il riflesso della riduzione degli aspetti di prodotto da sette a tre, scelta politica che condiziona l’intera architettura del passaporto.

C’è poi il tema della composizione chimica degli alliganti in chiave di fine vita. Il JRC ha identificato il rame e lo stagno come elementi critici per il riciclo: due sostanze che, accumulate nel rottame, pregiudicano la produzione di acciai con requisiti severi (carrozzerie automotive, imballaggi). Le soglie dichiarative proposte – 0,05% per il rame e 0,01% per lo stagno – sono però così basse da vanificare il concetto di soglia: nella pratica pressoché tutti gli acciai dovrebbero dichiararle, rendendo l’informazione ridondante. Per gli operatori di end-of-life e le fonderie, la vera esigenza è disporre della composizione degli alliganti principali (nichel, ferroniobio, ferromolibdeno) per ottimizzare la selezione del rottame e ridurre i costi di analisi – informazioni che andrebbero codificate nel DPP con accesso per i soggetti con interesse legittimo, ma che nella proposta attuale non trovano collocazione.

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