sabato, Maggio 28, 2022

Anche il governo Draghi rinvia plastic tax e sugar tax. E la direttiva Sup?

L'ulteriore slittamento potrebbe mettere la pietra tombale su un'imposta sempre avversata dalle imprese? Per Legambiente "posticipare ancora l'entrata in vigore significa non fare partire mai il provvedimento, visto che tra un anno saremo in campagna elettorale"

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Redazione EconomiaCircolare.com

Di rinvio in rinvio, sino alla cancellazione finale? Parafrasando un noto aforisma dello scrittore cileno Luis Sepulveda, è questo il possibile destino della plastic tax? Anche il governo Draghi, così come il governo Conte II prima di lui, sceglie di posticipare l’appuntamento con la leva fiscale che, nelle intenzioni di chi la introdusse con la Legge di Bilancio 2020, mira a ridurre il monouso. La cosiddetta plastic tacx è (dovrebbe essere) un’imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego, indicati come MACSI, che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari. Nell’ultima versione dovrebbe valere 45 centesimi di euro per ogni chilo venduto di prodotti di plastica monouso. Insieme alla plastic tax è stata rinviata anche la sugar tax, l’imposta sullo zucchero che grava sul consumo di bevande analcoliche edulcorate.

Il nuovo posticipo è stato inserito nel Documento programmatico di bilancio per il 2022 – è il documento, approvato dall’intero Consiglio dei ministri lo scorso martedì, che anticipa la Legge di Bilancio per l’anno venturo. L’entrata in vigore della plastic tax era stata originariamente fissata al primo luglio 2020, ma era stata rinviata (insieme alla sugar tax) al primo gennaio 2021 a causa dell’emergenza coronavirus. Un ulteriore rinvio al primo luglio 2021 era poi stato previsto dalla Legge di Bilancio 2021. Infine il decreto Sostegni bis, maggio, ne aveva spostato l’entrata in vigore al primo gennaio 2022. Ora la scelta del governo Draghi, in continuità col governo precedente.  La domanda dunque è, per restare alle citazioni letteriare: questa plastic tax s’ha da fa?

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Le reazioni positive all’ennesimo rinvio della plastic tax

A esultare per la scelta del governo Draghi non poteva che essere l’industria, cioè la parte su cui la tassa si sarebbe dovuta riversare – anche se, c’è da immaginarlo, questa poi sarebbe stata ulteriormente scaricata sui consumatori. E in effetti le reazioni positive all’ennesimo rinvio della plastic tax non sono mancate: dalla grande distribuzione organizzata a Confindustria, con il presidente Carlo Bonomi che il 16 ottobre scorso sosteneva che “non è questo il momento di creare difficoltà alle imprese”, fino ad arrivare a Confartigianato e alle maggiori associazioni di categoria del settore. A fine settembre tutti gli attori sociali citati erano stati ascoltati dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera e, seppure il tema fosse la direttiva Sup (ci torneremo), non avevano rinunciato a esprimersi negativamente anche sulla plastic tax.

Sorprende, almeno in parte, la scelta di alcuni esponenti del governo. Il ministro alle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, che fa parte del M5s che quell’imposta ha sempre voluto, da tempo era un sostenitore del rinvio. Lo ha ribadito negli ultimi giorni, spiegando che la plastic tax e la sugar tax avrebbero avuto un “impatto importante” sull’industria della trasformazione e quindi il rinvio “agevolerà la chiusura del tavolo sul prezzo del latte”. Come a dire: noi (inteso come governo) rimuoviamo una tassa, voi firmate un accordo. Solo che la plastic tax e la sugar tax sono, a parer del legislatore, imposte “educative”, che dovrebbero influire sui consumi. Dunque non legate a specifiche questioni.

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Le reazioni negative all’ennesimo rinvio della plastic tax

“Il governo faccia marcia indietro”. A chiederlo è Greenpeace, la nota associazione ambientalista, che da anni si occupa degli effetti dell’inquinamento della plastica. Con l’ennesimo rinvio della plastic tax, scrive Greenpeace, si perde “l’ennesima importante occasione per tassare un comparto industriale inquinante e destinare i proventi a una vera riconversione sostenibile del settore. Il governo della finzione ecologica mantiene l’industria in un passato ancora dipendente dalle fonti fossili”.

Secondo l’associazione, rinviare “un’altra volta la plastic tax vuol dire darla vinta alle lobby a scapito delle persone e del Pianeta! Com’è possibile che il governo scelga di anteporre gli interessi dell’industria della plastica a quelli dei cittadini?”.

Ancor più netto il parere di Legambiente che, per bocca del suo presidente Stefano Ciafani, sostiene che “il rinvio della plastic tax rappresenta l’ennesima occasione mancata, perché posticipare ancora l’entrata in vigore significa non fare partire mai il provvedimento, visto che tra un anno saremo in campagna elettorale e ci sarà con ogni probabilità un nuovo slittamento”.

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E intanto la direttiva Sup …

Non è certo una novità, ma anche i provvedimenti legislativi di più ampio respiro sono legati ai tempi dei partiti e delle elezioni. Così è sia per la plastic tax sia, perfino, per il recepimento delle direttive europee. È il caso della direttiva Sup, cioè la direttiva comunitaria 2019/904 “sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”. Proprio per anticipare la direttiva, su cui l’Europa ragiona da anni, venne introdotta in Italia la plastic tax. Ma se tante difficoltà crea una sola imposta, di modesta entità, cosa potrebbe significare una norma più ampia che mira a indicare divieti e soluzioni ben più radicali? Non sorprende, dunque, che anche su questo fronte l’Italia sconti parecchie difficoltà.

Nella seduta del 7 ottobre la Conferenza Stato-Regioni ha reso il parere sul decreto legislativo che dovrebbe recepire la norma europea. Un decreto che però a settembre era stato inviato alla Commissione europea per un esame che durerà fino alla fine di dicembre. Il timore degli esperti è che le modifiche italiane – fatte per sostenere il settore delle bioplastiche – potrebbero essere respinte dalla Ue e dare vita a una procedura di infrazione. Insomma: la guerra alla plastica l’Italia, se la sta conducendo, la porta avanti in un modo piuttosto strano.

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