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SPECIALE | Circular Economy Act
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Se tutto va bene (meglio, se tutto va come deve andare), nel 2026 l’Unione Europea si doterà del Circular Economy Act, cioè la prima legge quadro destinata all’economia circolare.

Si tratta di un atto molto atteso, specie perché finora l’economia circolare è sparsa tra direttive e regolamenti che da una parte ne hanno incentivato le pratiche ma dall’altra hanno disperso l’apparato comune. L’auspicio è che col Circular Economy Act l’economia circolare smetta di essere un settore all’interno dell’economia lineare, “solo” più virtuoso e sostenibile, e possa essere promossa ad economia di scala da implementare in ogni processo e in ogni prodotto.

Nella sua proposta di testo, attualmente nella fase del Trilogo, la Commissione Europea non ha nascosto che uno degli obiettivi primari è quello di risolvere i problemi ancora presenti nel mercato delle materie prime seconde. D’altra il tasso di utilizzo circolare dei materiali è fermo attorno al 12% da 10 anni, segno, appunto, che finora non si è andati molto oltre le buone pratiche e non si sono realizzate economie di scale. Ed è innegabile che finché i materiali secondari costeranno più dei materiali vergini, come spesso avviene in questo momento, difficilmente la situazione potrà sbloccarsi.

In ogni caso, e nonostante le contraddizioni e le marce indietro dell’Unione Europea in questi anni, c’è fiducia sulle potenzialità del Circular Economy Act. Che però, per rendere al meglio, dovrà essere capace di recepire le istanze dei portatori di interessi e della società civile.

È quel che ci proponiamo di fare in questo Speciale, dove troverete ulteriori riflessioni, analisi e contributi. Buona lettura.

Andrea Turco

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