giovedì, Maggio 26, 2022

Strategie salva-cibo: 7 mosse contro lo spreco alimentare

Sono quelle messe in campo in Italia e in altri Paesi per ridurre lo spreco alimentare, secondo quanto ha riportato Waste Watcher International in occasione della giornata nazionale della prevenzione. A sorpresa, poco usate le App e le piattaforme digitali

Madi Ferrucci
Nata in provincia di Pisa il 26 giugno 1991. Laureata in Filosofia e diplomata alla scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma. Assieme a due colleghi ha vinto il Premio Morrione 2018 e il Premio Colombe d'Oro per la Pace 2019 con un’inchiesta internazionale sulla fabbrica di armi RWM in Sardegna. Ha lavorato a The Post Internazionale nella sezione news e inchieste. Collabora con Economiacircolare.com, il Manifesto e altre testate nazionali. Fa parte del collettivo di giornalisti freelance “Centro di giornalismo permanente".

Dopo il rallentamento legato alle prime fasi della pandemia, nel 2021 è tornato ad aumentare, come abbiamo già raccontato, lo spreco alimentare. Di cui anche noi consumatori siamo corresponsabili. lo spreco nelle case italiane nel 2021è stato, secondo il Rapporto “Il caso Italia” 2022 di Waste Watcher International, di 595 grammi pro capite a settimana: 31 kg annui. Nel 2020 erano 529 grammi settimanali.

Ma gli italiani sono sensibili a questo problema: secondo Ipsos, che per Waste Watcher International effettua il monitoraggio per “Il caso Italia”, 9 italiani su 10 vogliono prevenire questi lo sprechi . Eccovi qui di seguito le 7 strategie messe in campo: prendetene nota, se ancora non le applicate.

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Lista della spesa e frigo organizzati: le strategie antispreco degli italiani

A livello di acquisto, le strategie messe in atto dagli italiani per la prevenzione dello spreco vedono in testa la programmazione di spese più frequenti (strategia numero 1) per alimenti freschi: il 41% degli italiani afferma di farlo sempre.

Strategia numero 2. Il 34% degli italiani, per evitare acquisti compulsivi e guidati più dalla gola o dall’attrattività del packaging, si reca al supermercato con la lista della spesa.

Se dall’acquisto passiamo al consumo, un terzo (36%) sceglie di organizzare la distribuzione del cibo nel frigo e nella dispensa per data di scadenza (strategia numero 3): prodotti più deperibili in prima fila, gli altri a seguire, come si fa nei supermercati. Anche al di là di questo stratagemma, l’86% degli intervistati afferma consumare partendo dal cibo più deperibile, e valutando al meglio le quantità prima di cucinare. Inoltre l’85% assaggia gli alimenti scaduti da poco, prima di gettarli via (strategia numero 4).

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E negli altri Paesi?

Oltre al rilevamento nel nostro Paese, Waste Watcher ha condotto un’indagine internazionale in 8 Paesi – Cina, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Canada, Germania, Spagna e Italia – su un campione statistico di ottomila interviste. La classica lista della spesa viaggia oltre il 70% quasi ovunque negli altri Paesi sondati – dall’Europa al Canada agli Stati Uniti, un po’ peggio in Cina dove la utilizza solo il 49% dei consumatori e in Russia (il 54%).

Senza grandi differenze tra i Paesi, l’attenzione a verificare e consumare prima i cibi a ridosso di scadenza è praticata da 4 consumatori su 5, così come il check di frigo, freezer e dispensa per avere la situazione sotto controllo – fra 7 e 8 cittadini su 10 ad ogni latitudine. Russi e spagnoli sono molto attenti (84%) nel disporre in evidenza il cibo più prossimo alla data di scadenza.

L’assaggio del cibo appena scaduto, per accertarsi se sia ancora consumabile, è pratica diffusa (oltre 4 cittadini su 5) tra spagnoli, inglesi, tedeschi e canadesi; meno convinti i cinesi, solo 1 cittadino su 2.

Nell’acquisto, una linea comune sembra quella di privilegiare confezioni di piccolo formato (strategia numero 5, ma, aggiungiamo noi, occhio all’abuso di imballaggi): in media lo fanno 4 consumatori su 10 ad ogni latitudine.

E al ristorante, come ci comportiamo? In generale i cittadini europei, italiani inclusi, sembrano piuttosto timidi e impacciati: la ‘doggy’ o meglio ‘family’ bag (strategia numero 6) è richiesta in media da 4 avventori su 10 che non riescono a consumare interamente il proprio pasto. Un’abitudine che sembra invece consolidata negli Stati Uniti, dove la family bag è prassi per 3 consumatori su 4 (74%). Scendiamo al 68% in Canada, al 61% in Cina, al 37% in Russia e nel Regno Unito.

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Educazione, etichette, ‘sprecometro’: le richieste degli italiani

Oltre a mettere in campo strategie personali, gli italiani chiedono anche, giustamente, il coinvolgimento degli altri attori, soprattutto istituzionali. Per contrastare lo spreco, infatti, sempre secondo Waste Watcher International, le famiglie italiane chiedono innanzitutto di potenziare l‘educazione alimentare, a partire dai banchi di scuola. “Una richiesta – spiega l’Osservatorio – che da anni è al top dei provvedimenti invocati dagli italiani. Nel 2022 ben 9 su 10 (89%) ritengono che questa misura sia la più utile per arginare lo spreco del cibo”. Secondo l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, “la via maestra resta quella di una svolta culturale che sostenga l’adozione e la replica delle buone pratiche nel nostro quotidiano, dall’acquisto del cibo alla sua gestione e fruizione. Per questo rilanciamo la proposta di mettere al centro dei programmi di educazione civica, nelle scuole, i temi dell’educazione alimentare e ambientale”.

Gli italiani, poi, chiedono a gran voce (83%) anche indicazioni più chiare in etichetta (sui limiti dell’etichettatura EconomiaCircolare.com ha già scritto). Il 72% prospetta confezioni più piccole, e il 54% chiede addirittura una tassazione sulla base di una sorta di ‘sprecometro’.

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La tecnologia

Per salvare il cibo in eccesso o prossimo alla scadenza, sia quello domestico che quello della grande distribuzione e  dei ristoranti, abbiamo ormai imparato che un valido aiuto può arrivare da App e piattaforme digitali (strategia antispreco numero 7): da To Good To Go, l’applicazione più scaricata in Italia, a MyFoody, che collega consumatori e supermercati, a BestBefore o Regusto, che ottimizza i processi di donazione, fino a Svuotafrigo, l’app che suggerisce oltre 25mila ricette per cucinare con quello che il frigo ci offre. Il Rapporto Waste Watcher ha sondato le abitudini dei consumatori anche da questo punto di vista. Con risultati in parte inattesi.

“La chiamerei ‘stanchezza tecnologica’”, racconta Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto Waste Watcher “Il caso Italia” e docente all’Università di Bologna: “Nella lotta agli sprechi l’utilizzo delle App e di dispositivi di supporto agli elettrodomestici e dispense di casa non è ancora visto a larga maggioranza come strumento di riferimento. Si prediligono i consolidati strumenti di economia domestica. Oserei dire, la rivincita della tradizione sulla tecnologia”. Dagli Stati Uniti alla Russia, infatti, passando per Canada, Italia, Spagna e Germania, il ricorso alle app salvacibo resta abitudine ristretta a non più del 9% della popolazione. Per l’esattezza dal 3 al 7% in Italia, dal 4 al 9% in Spagna, dal 5 al 7% nel Regno Unito e in Canada, fino al 9% negli Stati Uniti e non più del 5% in Russia. Mentre sono i cinesi i più tecnologici del pianeta, in tema di prevenzione dello spreco alimentare: fino al 17% utilizzano app dedicate, in particolare per monitorare il cibo conservato a casa, ma anche accedere all’invenduto di negozi e ristoranti.

“È un po’ la rivincita dell’intelligenza ‘alimentare’ dei consumatori – osserva l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero – su quella ‘artificiale’, o meglio tecnologica. Che resta pur sempre una risorsa preziosa, ma se utilizzata meccanicamente non stimola l’impegno attivo del consumatore in chiave di prevenzione. Le soluzioni più rapide ed efficaci arrivano ancora dall’esperienza dell’economia domestica”.

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