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sabato, Ottobre 16, 2021

Usato è bello! La guida per un guardaroba etico e circolare

Mercatini dell’usato, piattaforme per scambiare vestititi e baratti tra amici: tutte scelte che aiutano a comporre un armadio pieno di stile e veramente sostenibile

Caterina Ambrosini
Laureata in Gestione dell’ambiente e delle risorse naturali presso la Vrije Universiteit di Amsterdam con specializzazione in Biodiversità e valutazione dei servizi forniti dall'ecosistema. Da inizio 2020, collabora con l’Atlante Italiano dell’Economia Circolare nel lavoro di mappatura delle realtà nazionali e nella creazione di contenuti.

Produzione, trasporto e smaltimento dei vestiti low cost collocano il tessile al secondo posto tra le industrie più inquinanti al mondo. Una posizione ricoperta principalmente per colpa dei vestiti usa e getta, concepiti per avere vita breve. Siamo di fronte a un enorme disastro ambientale alimentato dalle abitudini di acquisto: si stima la produzione di 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili post consumo ogni anno nel mondo. E non è tutto.

Dei capi di abbigliamento scartati, il 57% è destinato a finire nelle discariche o negli inceneritori, e circa 20.000 litri di acqua sono necessari a produrre 1kg di cotone, che si trasforma in una maglietta o un paio di jeans. C’è da considerare che oltre all’enorme impatto ambientale, il settore tessile è responsabile di numerose violazioni dei diritti dei lavoratori, compresi donne e bambini, nei principali paesi di produzione dei capi ovvero Cina, Bangladesh, Turchia e India. Si produce quindi dove il lavoro costa meno ed è meno tutelato, e dove le norme di protezione ambientale sono meno stringenti o inesistenti. Inoltre, la maggior parte dei tessuti utilizzati sono nocivi e non sono biodegradabili come il poliestere, derivato dalla plastica, o la viscosa, per la cui produzione vengono abbattuti 120 milioni di alberi ogni anno.

Un armadio a costo zero

Ogni anno la produzione di vestiti si aggira attorno agli 80 miliardi. Per cambiare il sistema moda dobbiamo dunque porci una domanda: perché non acquistiamo i vestiti già prodotti negli anni precedenti e già usati? Parliamo di capi d’abbigliamento che permettono di avere uno stile unico e che tutelano non solo l’ambiente ma anche la vita dei lavoratori. L’alternativa è quindi andare nei mercatini dell’usato o nei negozi vintage dove puoi divertirti ed essere creativo. Puoi acquistare pezzi unici o non più in fabbricazione, ma riuscire a rimanere sempre al passo con la moda del momento. Se vuoi un armadio a costo zero, quando qualcosa non ti piace più puoi fare affidamento sulle piattaforme di scambio, oppure puoi iniziare a barattare vestiti con amici e familiari.

C’è poi la via della riparazione che potrà permetterti di allungare la vita dei tuoi capi, mentre con una manutenzione corretta e dedicata dei tessuti potrai mantenere in buono stato anche quei vestiti di bassa qualità. Per le persone più creative, i tessuti dei vestiti non più indossati possono essere riutilizzati per reinventare nuovi capi, facendo affidamento ai numerosi video tutorial presenti nel web, alle conoscenze che si tramandano nelle famiglie o semplicemente portandoli da un sarto. Se vuoi fare approfondire e conoscere in modo chiaro quello che si nasconde nel tuo armadio puoi valutare il tuo Closet Mass Index (Indice di massa dell’armadio), sviluppato dal movimento studentesco Dirty Laundry per farci riflettere sulla necessità di cambiare le nostre abitudini di acquisto.

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