Stravolgere l’economia per salvare l’umanità. Insieme

Il modello economico lineare del produci, consuma, getta è in stallo: l’economia circolare è una necessità per ridurre sprechi, emissioni e fragilità delle filiere. Servono politiche, investimenti e collaborazione per rendere il cambiamento sistemico. In un editoriale sul Time la visione della Ellen MacArthur Foundation

Enrica Muraglie
Enrica Muraglie
Giornalista indipendente, ha scritto per il manifesto, Altreconomia, L'Espresso. Fa parte della rete FADA.

Non è il momento di assecondare la deriva che il mondo sta imboccando. È un errore strategico, prima ancora che ambientale. Questo il messaggio lanciato da Dame Ellen MacArthur, velista e fondatrice della Ellen MacArthur Foundation, insieme al suo amministratore delegato Jonquil Hackenberg, in un recente editoriale pubblicato sul Time. 

Il bersaglio è chiaro: il modello economico ottocentesco del produci, consuma, getta. Un sistema che continua a divorare risorse, generare rifiuti e amplificare instabilità, nonostante decenni di narrazioni rassicuranti sul riciclo. C’è una verità scomoda che su EconomiaCircolare.com analizziamo da più angolazioni: il riciclo, da solo, non basta. Un’economia costruita sullo spreco resta fragile, costosa e vulnerabile agli shock globali.

impianti di riciclo dei RAEE

Per questo, sostengono gli autori, servono interventi politici strutturali, come un Trattato globale sulla plastica che non si limiti a gestire i rifiuti ma intervenga a monte, su come la plastica viene progettata, prodotta e utilizzata. Correre ai ripari sugli effetti senza cambiare le cause è una strategia destinata a fallire.

L’economia circolare oggi non è un’utopia verde, è l’unica controffensiva credibile contro crisi che si rafforzano a vicenda: climatica, industriale, geopolitica. I segnali sono evidenti: il 55% delle grandi imprese ha già assunto impegni concreti sull’economia circolare e oltre 75 Paesi stanno sviluppando una roadmap della circolarità.

MacArthur e Hackenberg indicano una strada precisa per accelerare il cambiamento: partire dai settori chiave, quelli in cui il potenziale di impatto è massimo, e creare le condizioni affinché i modelli circolari possano competere davvero. Significa investire in infrastrutture locali, ripensare la fiscalità e smettere di sussidiare, direttamente o indirettamente, l’inefficienza.

Leggi anche: Consumi circolari, come passare dalle buone intenzioni alla pratica concreta

La proposta per imprese e ong

Dame Ellen MacArthur e Jonquil Hackenberg propongono un approccio su tre fronti per dar vita a “un’offensiva unitaria” tra imprese, istituzioni e Ong: 

  • stabilire una direzione comune: costruire una linea condivisa lungo tutta la catena del valore per identificare e affrontare insieme gli ostacoli;
  • collaborare per avviare joint venture, condividere infrastrutture o sviluppare congiuntamente nuovi materiali, prodotti e servizi, riducendo i rischi e tagliando i costi;
  • cambiare la politica, ossia promuovere collettivamente normative e incentivi che impongano un’azione diffusa, trasformando gradualmente i mercati. 

L’esperienza della plastica è istruttiva. Anche dopo il fallimento del Trattato di Ginevra, il mondo ha compreso che il problema non è solo la gestione dei rifiuti, ma l’intero sistema. Il Global Commitment, lanciato nel 2018 dalla Ellen MacArthur Foundation insieme all’UNEP, ha dimostrato la forza della “difesa collettiva”, unendo aziende, governi e investitori attorno a obiettivi comuni. Lo stesso vale per l’adozione globale dei programmi di responsabilità estesa del produttore (EPR), che ribaltano un principio chiave: chi immette un prodotto sul mercato deve risponderne degli impatti.

Il prossimo fronte è già aperto: le materie prime critiche. La transizione energetica e la digitalizzazione stanno facendo esplodere la domanda di litio, cobalto, nichel e rame, mentre l’offerta si restringe sotto il peso delle tensioni geopolitiche. Senza progettazione intelligente, modelli di business innovativi e riciclo su larga scala, la sicurezza delle catene di approvvigionamento resterà un’illusione. 

materie prime critiche bando

Non si tratta di idealismo, ma di strategia. Senza azioni coraggiose, investimenti nell’innovazione e nelle infrastrutture e senza politiche che creino gli incentivi necessari affinché i nuovi modelli di business possano competere realmente con quelli tradizionali, rischiano di aumentare i rifiuti, le emissioni e le inefficienze economiche. 

Leggi anche: Il marketing può “spingere” la circolarità? La guida della Fondazione MacArthur

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