giovedì 26 Marzo 2026

Il rapporto tra l’economia circolare e gli obiettivi di sviluppo sostenibile nel PNRR

A giugno 2026 il PNRR terminerà il suo corso. Ma quale è stato il suo contributo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Lo spiega ASviS con un report. Dove si conferma che l’economia circolare non è stata granché supportata. Nonostante i suoi obiettivi “riguardano tutta la popolazione”

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Redazione EconomiaCircolare.com

A distanza di pochi mesi dalla conclusione ufficiale del PNRR (a meno di proroghe  all’ultimo momento utile), cominciano a delinearsi le analisi sul successo o meno di una misura che, perlomeno dal punto di vista politico, ha significato un importante cambio di passo dell’Unione Europea. I Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dei 27 Stati membri dell’UE, infatti, come è noto sono stati elaborati durante il Covid e, durante la loro attuazione, hanno visto almeno due altri eventi epocali, la guerra in Ucraina e la guerra in Medioriente, che hanno modificato in buona sostanza gli obiettivi di cinque anni fa. 

In Italia, poi, il PNRR è stato probabilmente l’unico appiglio che ha consentito al nostro Paese di evitare la recessione economica. Ma quale è stato il suo impatto concreto? Una prospettiva interessante la offre un recente rapporto dell’ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Già il titolo del report dice tutto: L’impatto del PNRR sullo Sviluppo Sostenibile dell’Italia e dei suoi territori. Si tratta di un rapporto di 218 pagine, ricco di dati e grafici. E si conferma anche qui che l’economia circolare è stata un po’ la cenerentola delle misure previste. 

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“La strada è lunga, ma il cammino è già iniziato”: Con questa frase evocativa il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ricorda il contributo del PNRR per l’economia circolare. Lo definisce ”un’occasione unica per accelerare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi globali ed europei al 2030 e 2050 (es. Sustainable Development Goals, obiettivi Accordo di Parigi, European Green Deal), che puntano ad una progressiva e completa decarbonizzazione del sistema e a rafforzare l’adozione di soluzioni di economia circolare”. Ma la dotazione di 2,1 miliardi di euro destinata all’economia circolare – e prevista all’interno della Missione 2, Componente 1, Misura 1 del PNRR – si è rivelata ampiamente insufficiente. Anche sul campo della promozione dello sviluppo sostenibile.

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Un’analisi quantitativa del PNRR

“Diverse politiche europee hanno trovato attuazione attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ,un motore straordinario grazie al quale sono stati realizzati investimenti significativi per la transizione ecologica e digitale, l’inclusione sociale, il rafforzamento della competitività e molto altro – scrive ASviS – A tali investimenti sono state spesso affiancate riforme volte al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) previsti dall’Agenda 2030. Il PNRR ha anche promosso un nuovo modello di lavoro da parte delle autorità politiche e delle amministrazioni pubbliche, basato su una valutazione delle misure sia ex-ante (accompagnando le norme in fase di approvazione da un’analisi dell’impatto previsto), sia ex-post, con una particolare attenzione alla dimensione territoriale”.

Fin qui gli aspetti positivi del PNTT. Fin dall’avvio del Piano, l’ASviS ha svolto valutazioni di carattere qualitativo sui suoi contenuti, ma l’ormai prossima scadenza, prevista per metà 2026, e le informazioni contenute nel Sistema ReGiS sviluppato e gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, consentono attualmente di valutarne, con una certa accuratezza, anche l’impatto quantitativo sulle diverse dimensioni dell’Agenda 2030. Per svolgere una tale valutazione a livello nazionale e di singola Regione/Provincia Autonoma (PA) l’ASviS, con il sostegno e il contributo scientifico di Fondazione Enel, in qualità di knowledge partner, e l’Unione Italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (Unioncamere), ha sviluppato un modello originale di analisi, applicabile anche ad altre politiche finanziate da fonti nazionali ed europee, a patto che esse siano disegnate sulla base di obiettivi quantitativi e di scadenze entro cui raggiungerli, come accade nel caso del PNRR.

Il modello di ASvisS permette quindi di comprendere lo stato dei territori pre-PNRR, quello prevedibile alla fine del 2026 e la distanza residua da colmare entro il 2030, nonché i costi sostenuti finora e da sostenere in futuro. L’adozione congiunta di questo modello (o una sua futura evoluzione) da parte delle autorità politiche europee, nazionali e territoriali consentirebbe un passo avanti fondamentale nel disegno delle politiche pubbliche, anche in vista della definizione delle linee di intervento che saranno finanziate dal bilancio  europeo 2028-2034, attualmente in discussione nelle istituzioni dell’Unione.

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Dove è andato il PNRR?

La prospettiva dell’Allenza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile è utile perché consente di guardare con una parziale “nuova” lente il contributo del PNRR. Perché se è già apparso chiaro che, come abbiamo scritto, il PNRR non è così green come dice di essere, particolarmente utile è valutare lo sforzo messo in campo nell’ambito dello sviluppo sostenibile. 

Le quote maggiori di investimenti PNRR sono relative all’energia (SDG7), con circa il 25% dei fondi mobilitati (circa 28 miliardi di euro), all’innovazione, alle infrastrutture e al sistema produttivo (SDG9), con il 20% dei fondi (22 miliardi) e alle città sostenibili (SDG11), obiettivo per il quale è stato destinato il 14% dei fondi (15,5 miliardi) – si legge nel report di ASviS – Rilevanti sono anche gli investimenti dedicati alla salute (SDG3) e all’istruzione (SDG4), che assorbono ciascuno circa l’11% dei fondi previsti. Trascurabili o completamente assenti appaiono le spese direttamente orientate agli SDG2 (Alimentazione), SDG5 (Parità di genere), SDG10 (Disuguaglianze), SDG14 (Vita sott’acqua), SDG15 (Vita sulla terra) e SDG17 (Partnership per gli obiettivi). Importanti sono anche gli investimenti che originano dalle altre forme di finanziamento considerate, i quali si sommano a quelli previsti dal PNRR”.

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La situazione pre-PNRR per i vari obiettivi di sviluppo sostenibile era già molto eterogenea. Scendendo a livello territoriale, si vede che le Regioni e le Province Autonome che hanno maggiormente beneficiato del PNRR in termini di avanzamento verso gli obiettivi quantitativi sono l’Abruzzo, le Marche e la Basilicata, mentre all’estremo opposto troviamo la Provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, la Provincia autonoma di Trento e l’Umbria. Per colmare il gap esistente, una volta completato il PNRR, sarebbe necessario un altro corposo investimento pari a circa 2,2 miliardi di euro (praticamente un PNRR 2), con una distribuzione territoriale che è funzione del diverso peso demografico dei singoli territori.

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L’economia circolare che non c’è nel PNRR

Di come il PNRR italiano abbia destinato all’economia circolare appena l’1% delle risorse abbiamo detto più e più volte. Se si clicca sulla voce “misure” all’interno del portale OpenPNRR e si cerca la voce “economia circolare”, compaiono tre voci: due investimenti – i “progetti faro di economia circolare” e “lo sviluppo del biometano, secondo criteri di economia circolare” – e una riforma – la strategia nazionale per l’economia circolare. Ma in realtà, anche se non espressamente prevista, l’economia circolare riguarda anche altri settori cruciali. Ne citiamo solo due, di cui abbiamo ampiamente discusso nel nostro portale: la gestione dei rifiuti e l’approviggionamento di materie prime critiche.

Un modo per valutare la poca importanza data all’economia circolare nel PNRR la aggiunge ASvis, che fa notare come l’investimento per l’economia circolare (SDG-12) sia di 45 euro pro-capite: si tratta di uno dei GOAL con minore variabilità nonostante sia un obiettivo per il raggiungimento del quale “gli investimenti tendono a riguardare tutta la popolazione”.

C’è poi un aspetto che non ci convince del rapporto ASviS. In una tabella si analizzano i vari obiettivi ESG e si definiscono quelli legati all’economia circolare – “entro il 2030 raggiungere la quota del 60% del tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani” e “entro il 2030 raggiungere la quota del 30% di utilizzo circolare dei materiali” – esclusivamente economici. Noi li riteniamo invece uno dei più evidenti casi di criteri ESG al completo.

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