Dalla lattina alla bici: il viaggio infinito dell’alluminio, il metallo che non muore mai

Sapevi che sull'alluminio l'Italia è un'eccellenza mondiale? Un primato che però va mantenuto di fronte alle sfide dell'economia circolare. I numeri del riciclo in Italia sono significativi, ma questo non deve farci dimenticare la regola numero uno della sostenibilità: la prevenzione

Valeria Morelli
Valeria Morelli
Content Manager e storyteller 2.0. Fa parte del network di Eco Connection Media. Si occupa di strategie di comunicazione web, gestione social, consulenza 2.0 e redazione news e testi SEO. Per Green Factor, all’interno dell’ufficio stampa, si occupa delle relazioni istituzionali.

Pensa all’ultima lattina che hai bevuto, al foglio di alluminio con cui hai coperto gli avanzi di cibo o alla moka che usi ogni mattina per preparare il caffè. Oggetti comuni che, una volta gettati, non muoiono, ma rinascono all’infinito. Questa non è magia, ma la straordinaria proprietà dell’alluminio: essere un materiale permanente. In questo ambito l’Italia è un’eccellenza mondiale. 

Partiamo quindi da un dato che ci può rendere orgogliosi: secondo i dati più recenti di CIAL (Consorzio Imballaggi Alluminio), l’Italia si conferma leader europeo con un tasso di riciclo degli imballaggi in alluminio del 68,2% registrato nel 2024. L’attuale risultato supera ampiamente gli obiettivi europei fissati per il 2025 (50%) e persino quelli per il 2030 (60%).

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Quali sono i vantaggi economici ed ambientali del riciclo dell’alluminio

Grazie a un processo di riciclo virtuoso, si evita l’estrazione di bauxite e si risparmia il 95% dell’energia richiesta per produrre alluminio primario

Ciò si traduce direttamente in benefici ambientali ed economici su larga scala.

Sul piano ambientale, i vantaggi sono molteplici:

  • drastica riduzione delle emissioni di gas serra: produrre alluminio da materiale riciclato abbatte le emissioni di CO2 intorno al 95% rispetto alla produzione da minerale. Come è possibile? Perché si salta il processo di elettrolisi, una delle fasi più energivore dell’intera industria metallurgica.
  • Salvaguardia del territorio e della biodiversità: l’estrazione della bauxite, il minerale da cui si ricava l’alluminio, avviene in miniere a cielo aperto che spesso comportano – come denunciato da Resoil Foundation – la distruzione di vasti habitat naturali, terreni agricoli e foreste. Riciclare significa ridurre la necessità di nuove miniere, preservando il paesaggio e le risorse idriche locali, spesso contaminate durante l’estrazione.
  • Meno rifiuti in discarica: l’alluminio – come a breve approfondiremo – è un materiale permanente che può essere riciclato al 100% senza perdere le sue proprietà originali. Incentivarne il recupero riduce significativamente il volume dei rifiuti destinati allo smaltimento.

Dal punto di vista economico, il riciclo è inoltre un motore per un’economia più efficiente e sostenibile:

  • minori costi di produzione: il notevole risparmio energetico si traduce in un costo di produzione dell’alluminio secondario (riciclato) molto più basso rispetto a quello primario. Questo è un po’ il segreto del successo perché rende il materiale riciclato estremamente competitivo sul mercato.
  • Creazione di valore e occupazione: l’intera filiera del riciclo, dalla raccolta alla trasformazione in fonderia, genera un indotto economico significativo e crea posti di lavoro sul territorio (a differenza delle attività estrattive).
  • Riduzione della dipendenza dalle materie prime: riciclare l’alluminio diminuisce la necessità di importare bauxite, una risorsa non rinnovabile i cui giacimenti si trovano spesso in aree geografiche distanti. Ciò rafforza la stabilità e la resilienza dell’industria nazionale nel settore.

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Cos’è un “materiale permanente”? La super-proprietà dell’alluminio

Spesso parliamo e spieghiamo le diverse facce del “riciclo”, ma non tutti i materiali sono riciclabili allo stesso modo e per l’alluminio si adotta un ulteriore concetto che è quello di “materiale permanente”. Un materiale è definito permanente quando può essere riciclato infinite volte senza mai perdere le sue proprietà originali. L’alluminio, come altri metalli quali l’acciaio, il rame e il vetro, appartiene a questa categoria che potremmo dire d’élite.

A differenza di altri materiali le cui fibre o polimeri si degradano ad ogni riciclo, l’alluminio fuso e riciclato è indistinguibile da quello nuovo di zecca. Una lattina di oggi può diventare parte di un telaio di una bicicletta domani, poi un componente di un’auto tra dieci anni e una nuova caffettiera tra cinquanta: il suo ciclo di vita è potenzialmente eterno.

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Cosa mettere nella raccolta dell’alluminio: esempi pratici per non sbagliare

In Italia, la raccolta dell’alluminio avviene quasi sempre insieme a plastica e/o altri metalli (la cosiddetta raccolta “multimateriale leggera”). Verranno poi separati successivamente. La regola generale è conferire solo gli imballaggi. Per non avere dubbi, ecco una lista pratica basata sulle linee guida ufficiali di CIAL (ricordandovi però sempre di controllare i regolamenti del vostro comune):

  • lattine per bevande;
  • vaschette e scatolette per il cibo;
  • vaschette e vassoi per la conservazione (anche quelli usa e getta per alimenti);
  • fogli di alluminio (purché non eccessivamente sporco);
  • bombolette spray (deodoranti, lacca, panna montata che devono essere completamente vuote);
  • tappi, coperchi e chiusure;
  • tubi flessibili (come quelli per conserve o prodotti di cosmetica, svuotati completamente).

I falsi amici dell’alluminio: gli errori più comuni da evitare

Un errore, anche se commesso in buona fede, può compromettere la qualità della raccolta. Ecco i principali “falsi amici” dai quali diffidare:

  • oggetti in alluminio che non sono imballaggi. Pentole, padelle, caffettiere, posate, piccoli elettrodomestici o pezzi di ferramenta non vanno conferiti nella raccolta differenziata domestica. Devono essere portati all’isola ecologica del proprio Comune dove inizieranno uno specifico percorso di recupero.
  • Contenitori con residui di sostanze pericolose. Le bombolette che contengano ancora vernici, solventi o altri prodotti chimici (identificati da simboli di pericolo) non vanno gettate nel cassone destinato al multimateriale, ma seguono le regole per i rifiuti pericolosi. In questo caso non importa l’imballaggio, ma ciò che c’era dentro. Ma se ce n’è poco? A darci una risposta (che consigliamo in generale sempre di verificare in base al proprio comune) è Junker app che dice che “Il conferimento presso il centro di raccolta è ammesso solo se il residuo non supera il 5% della capienza del contenitore”).
  • Involucri dei cioccolatini o delle patatine. Spesso sembrano alluminio, ma sono poliaccoppiati con prevalenza di plastica. Per capire se si tratta di alluminio, basta accartocciarlo: se rimane appallottolato è alluminio, se tende a riaprirsi è plastica. In ogni caso sulla confezione dovrebbero essere riportate tutte le indicazioni

Domande frequenti: sciacquare, appallottolare o appiattire?

  • L’alluminio va lavato? Una scatoletta, ad esempio di tonno, con evidenti residui di cibo o una vaschetta unta vanno svuotate o all’occorrenza sciacquate sommariamente. Non serve un lavaggio approfondito con sapone, basta rimuovere il grosso dello sporco per evitare cattivi odori e contaminazioni;
  • le lattine vanno schiacciate? È consigliato: è un ottimo modo per ridurre il volume dei rifiuti sia a casa che nei cassonetti, ottimizzando lo spazio e il trasporto. Ovviamente questo vale per la lattina di una bevanda, non per contenitori più grandi (e spessi) come quelli usati, ad esempio, per il pomodoro. La prima regola è sempre quella di non farsi male; 
  • come va conferito il foglio di alluminio (carta stagnola)? La cosa migliore è creare una pallina con i vari fogli usati: questo ne facilita la separazione negli impianti di selezione e si evita che voli via.

Dalla lattina alla moka: le mille vite dell’alluminio riciclato

In cosa si trasforma l’alluminio riciclato? Si stima che il 75% di tutto l’alluminio prodotto negli anni sia ancora oggi in circolazione. Dall’alluminio riciclato nascono:

  • nuovi imballaggi (il ciclo “can-to-can” – da lattina a lattina – è un esempio perfetto);
  • componenti per l’automotive (cerchioni, parti del motore, elementi della carrozzeria);
  • prodotti per il settore edile (profili per finestre, porte, facciate continue);
  • oggetti di design e casalinghi (caffettiere, pentole, lampade);
  • mezzi di trasporto (telai di biciclette e monopattini).

Ogni lattina schiacciata, ogni scatoletta sciacquata e ogni tappo raccolto è un piccolo gesto che alimenta un grande sistema di economia circolare all’interno del quale nulla si distrugge e tutto si trasforma, per sempre.

Prevenire è meglio che riciclare: piccole azioni quotidiane

Anche se in Italia il riciclo dell’alluminio è un comparto d’eccellenza, la gerarchia europea dei rifiuti mette la prevenzione al primo posto. Ogni imballaggio evitato è una vittoria. Come fare?

  • usa una borraccia riutilizzabile al posto delle lattine o bottigliette;
  • preferisci prodotti sfusi o con imballaggi ridotti;
  • conserva gli alimenti in contenitori riutilizzabili invece che con fogli di alluminio usa e getta.

I numeri del riciclo sono significativi, ma questo non deve farci dimenticare la regola numero uno della sostenibilità: la prevenzione. Ridurre i rifiuti è sempre la scelta migliore per il pianeta. Quando, però, il rifiuto è inevitabile, una raccolta differenziata corretta alimenta un’economia circolare potente e virtuosa.

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