Dove si buttano il cartone della pizza e gli scontrini? Gli errori più comuni nella differenziata di carta e cartone

Non basta dire carta o cartone per essere certi di non sbagliare la raccolta differenziata. Errori e dubbi sono dietro l’angolo. Ma niente paura: con una manciata di semplici accorgimenti chiunque potrà dare il proprio contributo per alimentare un’industria strategica per l’economia circolare del Paese

Valeria Morelli
Valeria Morelli
Content Manager e storyteller 2.0. Fa parte del network di Eco Connection Media. Si occupa di strategie di comunicazione web, gestione social, consulenza 2.0 e redazione news e testi SEO. Per Green Factor, all’interno dell’ufficio stampa, si occupa delle relazioni istituzionali.

Non basta dire carta o cartone per essere certi di non sbagliare la raccolta differenziata. Errori e dubbi infatti sono spesso dietro l’angolo. Ma niente allarmismi. Partiamo da un dato positivo: l’Italia è un’eccellenza europea nel riciclo di carta e cartone, con tassi che superano gli obiettivi UE. Secondo i dati di COMIECO (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici ha raggiunto il 92,5%.

Il risultato, indubbiamente virtuoso, però, non deve farci abbassare la guardia: il riciclo, per quanto efficiente, è solo una parte della soluzione del problema e, nella gerarchia europea dei rifiuti, si colloca dopo la prevenzione. La prima azione ecologica resta infatti sempre la riduzione: meno carta si consuma, meno risorse (alberi, acqua, energia, processi industriali, trasporti) si impiegano.

Quando, però, l’imballaggio e quindi il rifiuto è inevitabile, una raccolta differenziata corretta è un dovere civico che alimenta un’industria strategica per l’economia circolare del Paese. Un errore, anche se fatto in buona fede, può contaminare il materiale, aumentare i costi di gestione e vanificare gli sforzi di un’intera comunità.

Leggi anche: 

La regola d’oro del riciclo: cosa va davvero nella carta e cartone? 

A differenza della plastica, per la quale la regola è “solo imballaggi”, per la carta il campo si allarga consentendo una raccolta per tipologia di materiale. La regola generale è che nel contenitore dedicato vanno conferiti tutti i rifiuti di carta, cartone e cartoncino non contaminati. In questa categoria non rientrano solo gli imballaggi, ma anche i prodotti cartacei come giornali e quaderni.

carta quaderni

La parola chiave qui è “non contaminati”: materiali unti, sporchi di cibo o sostanze chimiche o accoppiati con materiali non cellulosici (come plastica o cera) non possono essere riciclati insieme alla carta pulita, perché compromettono il processo di pulpaggio che costituisce la fase in cui la carta viene sciolta in acqua per separare le fibre di cellulosa. Il riferimento normativo e operativo in Italia è gestito da COMIECO, che supervisiona l’intera filiera.

Leggi anche: Piatti di plastica ‘riutilizzabili’ che non lo erano: arriva la legge che li vieta. Ecco cosa cambia

Cosa mettere nella carta: esempi pratici per una raccolta perfetta

Per evitare dubbi, ecco una lista chiara e pratica di ciò che può essere gettato nel contenitore della carta, basata sulle linee guida ufficiali di COMIECO.

  • Imballaggi: scatole e scatoloni di cartone (ben appiattiti per ridurre il volume), confezioni di pasta, riso, cereali, merendine, scarpe;
  • Giornali e riviste: quotidiani, magazine, fumetti, depliant e volantini pubblicitari (senza cellophane);
  • Libri e quaderni: anche con copertine rigide (sebbene rimuoverle sia una buona pratica);
  • Sacchetti di carta: come quelli del pane o della frutta (purché puliti);
  • Fogli di carta: fogli di ogni tipo e formato, come la carta da ufficio, le stampe e fogli protocollo;
  • Cartoncino: astucci e fascette in cartoncino di prodotti come yogurt o dentifricio;
  • Biglietti: biglietti del treno, dell’autobus e scontrini non chimici (vedi sotto).

I falsi amici della carta: gli errori più comuni da evitare

Il vero nemico del riciclo della carta è la contaminazione: molti oggetti sembrano carta, ma non lo sono o contengono sostanze che rovinano il processo. Ecco i principali “falsi amici” da destinare all’indifferenziato, come indicato nella guida di COMIECO:

  • Cartoni della pizza unti: questo è l’errore più diffuso. Se il cartone è visibilmente macchiato di olio o residui di cibo, non è riciclabile. La parte pulita (solitamente) del coperchio, se non contaminata, può invece essere separata e gettata nella carta. La parte del contenitore imbrattata di cibo va ridotta di volume e inserita nel bidone indifferenziato e, solo se certificato compostabile, può essere conferito nel bidone dell’umido;
  • Fazzoletti e tovaglioli di carta usati: anche se composti da cellulosa, una volta usati, sono considerati rifiuto organico (se compostabili) o indifferenziato (ad esempio se intrisi di detergente o altre sostanze).;
  • Scontrini fiscali: la maggior parte è stampata su carta termica che contiene componenti chimici che reagiscono al calore e contaminano il macero. Vanno conferiti nell’indifferenziato, a meno che non sia esplicitamente indicato sul retro che sono riciclabili;
  • Carta da forno e carta oleata: sono trattate con particolari sostanze (silicone o paraffina) per renderle antiaderenti e impermeabili e quindi non sono riciclabili con la carta. In commercio a dire il vero ve ne sono anche di compostabili, ma ciò è specificamente indicato.
  • Fotografie e carta fotografica: contengono strati di plastica e sostanze chimiche che le rendono inadatte al riciclo della carta.
  • Incarti delle uova di Pasqua: solitamente sono di plastica ma a trarre in inganno è come chiamiamo questo dipo di imballaggio, per l’appunto “carta delle uova”.
  • Carta carbone e copiativa.

carta cartone pizza

Tetra pak e contenitori per bevande: dove si buttano?

I contenitori poliaccoppiati, come il Tetra Pak (usato per latte, succhi, vino), sono un caso a parte. Sono composti da strati di carta, plastica e alluminio. Sono assolutamente riciclabili, ma le modalità di raccolta cambiano da Comune a Comune. In alcune città vanno conferiti con la carta, in altre con la plastica/metalli, dopodiché avranno una propria filiera del riciclo separata dalle frazioni con cui vengono raccolte.

La regola è una sola: verificare sempre le disposizioni del proprio Comune di residenza. Per questo, è utilissimo consultare il sito TiRiciclo di Tetra Pak che permette di verificare le regole comune per comune, o usare app dedicate come Junker App.

Nastro adesivo, graffette e finestre di plastica: vanno rimossi dalla carta?

Questa è una domanda molto comune e la risposta, fornita dagli stessi consorzi, è rassicurante: in generale, no. Piccole quantità di contaminanti come nastro adesivo, punti metallici o le finestrelle di plastica delle buste da lettera vengono separate e rimosse durante il processo di pulpaggio negli impianti di riciclo (i cosiddetti pulper).

Certo, se possibile, è meglio rimuovere grandi pezzi di scotch o plastica perché aiuta il processo, ma non è necessario effettuare un lavoro meticoloso. La priorità è appiattire bene scatole e scatoloni per ottimizzare lo spazio nei contenitori e nei mezzi di trasporto.

Prevenire è meglio che riciclare: l’importanza di ridurre i rifiuti di carta

Anche se siamo bravi a riciclare, non dimentichiamo che la produzione di carta, anche quella riciclata, richiede energia e acqua. La gerarchia dei rifiuti, definita dalla Direttiva europea 2008/98/CE, mette la prevenzione al primo posto. Ridurre il consumo di carta è l’azione da seguire quando possibile. Come?

  • Applica un adesivo “No Pubblicità” sulla cassetta delle lettere;
  • Scegli bollette e comunicazioni in formato digitale;
  • Stampa solo se necessario e sempre in modalità fronte-retro;
  • Usa borse riutilizzabili al posto dei sacchetti di carta monouso;
  • Per bere il caffè usa una tazza in ceramica invece del bicchiere di carta;

Ogni foglio non stampato e ogni imballaggio non prodotto è una vittoria per l’ambiente. 

Un altro consiglio riguarda le certificazioni. A parità di scelta di prodotto e imballaggio, è importante farsi guidare da indicazioni come la provenienza di carta e cartone da foreste e filiere gestite in maniera responsabile (cercando i loghi FSC e PEFC o Ecolabel).

La crisi silenziosa del riciclo: anche la carta soffre

L’idea che il riciclo sia una soluzione infinita e senza ostacoli è purtroppo un’illusione. Similmente a quanto sta accadendo alla plastica, anche la filiera del riciclo della carta e del cartone sta attraversando una fase di difficoltà. Come evidenziato da associazioni di settore come Unirima, la crisi, esplosa tra il 2025 e il 2026, è legata all’impennata dei costi dell’energia e dei trasporti.

Quando i costi di produzione salgono vertiginosamente e il prezzo della materia prima vergine (cellulosa) diventa competitivo, il sistema del riciclo rischia di perdere la sua convenienza economica. Questo scenario, se non governato, rischia di rallentare una filiera virtuosa, ma ciò deve far riflettere sul fatto che la vera soluzione risieda a monte: produrre e consumare meno e meglio.

© Riproduzione riservata

spot_img