giovedì, Maggio 26, 2022

Rifiuti, l’assessora Alfonsi: “Chi si oppone al termovalorizzatore a Roma non offre alternative”

Non si arrestano le polemiche sull’intenzione dell'amministrazione romana di realizzare un impianto di incenerimento per il trattamento dei rifiuti indifferenziati da 600mila tonnellate annue. Le risposte dell'assessora ai Rifiuti, Sabrina Alfonsi, alle questioni sollevate da EconomiaCircolare.com

Sara Dellabella
Giornalista freelance. Attualmente collabora con Agi e scrive di politica ed economia per L'Espresso. In passato, è stata collaboratrice di Panorama.it e Il Fatto quotidiano. È autrice dell'ebook “L'altra faccia della Calabria, viaggio nelle navi dei veleni” (edizioni Quintadicopertina) che ha vinto il premio Piersanti Mattarella nel 2015; nel 2018 è co-autrice insieme a Romana Ranucci del saggio "Fake Republic, la satira politica ai tempi di Twitter" (edizione Ponte Sisto).

Da quando, lo scorso 20 aprile, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore in città, non si parla d’altro. Un po’ perché l’annuncio ha spiazzato tutte le forze in campo, compresa la maggioranza di governo della città. Per ora, quel che è certo è che il nuovo impianto dovrà sorgere entro il 2025, e sarà possibile realizzarlo grazie ai poteri speciali di cui sarà investita Roma per la preparazione del prossimo Giubileo che cadrà appunto nel 2025.

Ma i poteri speciali non sciolgono i dubbi sull’opportunità dell’opera e soprattutto non spengono le polemiche dentro e fuori la maggioranza. Lo scorso 2 maggio, il Movimento 5 Stelle, in Consiglio dei ministri, si è astenuto dal voto sul decreto Aiuti ed energia proprio per contrastare la norma sull’inceneritore contenuta nel provvedimento.

“Non siamo contrari alle norme straordinarie per attribuire più poteri al sindaco di Roma, – ha detto il ministro dell’Agricoltura e capodelegazione M5s, Stefano Patuanelli, a margine del Cdm – ma abbiamo chiesto che questi nuovi impianti, in linea con la normativa europea, fossero di nuova tecnologia: dunque eco-sostenibili, non inceneritori. Abbiamo proposto di stralciare quella norma, di inserirla in un altro decreto, di aggiustarla. Tutto questo ci è stato negato. Così la transizione ecologica rimane solo sulla carta“.

Ne abbiamo parlato con l’assessora all’Ambiente e ai Rifiuti del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi.

Dentro al Pd c’è una polemica in corso sull’annuncio del sindaco Gualtieri che sarebbe arrivato senza una condivisione interna. Sulla scelta del luogo ci sarà una discussione pubblica?

Le posizioni espresse dai vertici del partito subito dopo l’annuncio del sindaco sono state tutte positive e hanno condiviso in pieno la scelta effettuata dalla giunta. Soltanto qualche singolo esponente che ha opinioni diverse al riguardo si è lamentato di questa circostanza, ma si tratta di fenomeni normalissimi all’interno di una comunità politica ampia come quella del Partito Democratico. In ogni caso la discussione verrà effettuata nei prossimi giorni nella direzione del partito. Con il sindaco stiamo già lavorando ad una serie  di appuntamenti pubblici per un confronto aperto a tutti gli interlocutori dove sarà possibile spiegare il piano dei Rifiuti nel suo complesso e i criteri adottati per la scelta del luogo dove sorgerà l’impianto. Poi ognuno potrà esprimere il proprio punto di vista.

Saranno previste compensazioni per il territorio che ospiterà l’impianto?

Non credo si debba parlare di compensazioni. Trattandosi di un impianto che ricava energia e calore dai rifiuti, si possono immaginare benefici indiretti per le utenze più vicine all’impianto soprattutto per quanto riguarda l’energia termica, che può essere diffusa tramite il teleriscaldamento come già avviene in altre zone del Paese dove questi impianti funzionano da anni. Però è ancora presto per fare previsioni, bisognerà attendere le fasi di progettazione più avanzate.

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L’incenerimento è uno degli ultimi anelli della gerarchia europea dei rifiuti: cosa farete per aumentare la riduzione dei rifiuti e la differenziata?

Il Piano presentato all’Assemblea Capitolina per la chiusura del ciclo dei rifiuti è un sistema articolato di interventi sulla gestione del servizio e sull’impiantistica necessaria.

In tema di riduzione dei rifiuti, la proiezione adottata nel piano prevede una diminuzione di circa 30.000 tonnellate/anno, pari a circa 1,5 punti percentuali.  Questa riduzione può essere ottenuta attraverso campagne di informazione per la cittadinanza per migliorare alla fonte la gestione dei rifiuti domestici; progetti in collaborazione con i consorzi di filiera; attivazione di sistemi premianti, promozione dei centri di riuso, lotta allo spreco alimentare.

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Sulla carta è tutto bello, ma in strada continuiamo a vedere cassonetti strapieni…

Siamo al lavoro con la nuova dirigenza di AMA per riorganizzare i sistemi di raccolta sia stradale, per superare le attuali criticità, che porta a porta, incrementandola ove possibile. Gli obiettivi che ci siamo posti nel piano, ossia il raggiungimento della quota 57% al 2026 e 65% per il 2030, sono ambiziosi ma siamo determinati a fare il massimo per raggiungerli nei tempi previsti e andare oltre, per quanto possibile, anche con l’ausilio di infrastrutture tecnologiche più avanzate di quelle attuali. Su come arrivare ai risultati migliori, siamo aperti a ogni suggerimento.

Infine, il Piano comprende una nutrita dotazione impiantistica – finanziata in parte con i fondi PNRR – necessaria per gestire la raccolta differenziata tramite biodigestori anaerobici per la frazione organica, un programma di otto nuovi centri di raccolta per i rifiuti non conferibili nei cassonetti stradali che, insieme ai 13 già in funzione e ad un altro pacchetto di progetti finanziati con il piano investimenti AMA porteranno a 30, a regime, gli impianti di questo genere su tutto il territorio, 2 per ogni Municipio. Ci sono poi due impianti per la separazione e avvio al recupero di carta e plastica e uno per il trattamento delle terre di spazzamento.

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Secondo i dati Ispra, Roma ha una produzione di 1.700.000 tonnellate annue di rifiuti. 600.000 tonnellate sarebbero quindi l’enorme residuo, se si arrivasse al 65% di raccolta differenziata, obiettivo di legge che ogni comune avrebbe dovuto raggiungere entro il 2012

Rispondo con un esempio che riguarda Milano, città posta dagli stessi amici di Legambiente come esempio virtuoso da imitare. Milano oggi è la città italiana che ha la percentuale più alta di raccolta differenziata, con il 62%. Il capoluogo lombardo ha una produzione totale di rifiuti pari a poco più di un terzo della nostra, con un territorio grande come quello di due Municipi di Roma. Quando si fanno certi esempi bisognerebbe considerare tutti gli elementi che concorrono al successo di un modello: ad esempio, ricordare che a Milano esiste un termovalorizzatore da 550 mila tonnellate che copre il doppio del fabbisogno cittadino e che consente di rendere efficace e circolare il sistema. Come si vede, quindi, non c’è contraddizione tra raccolta differenziata e termovalorizzazione, anzi. Non siamo soltanto noi a sostenere che i termovalorizzatori sono indispensabili anche per garantire la chiusura del ciclo della differenziata, lo affermano anche i principali consorzi che si occupano di recuperare e riciclare le frazioni come la carta e la plastica. Una volta chiuso il cerchio, con il recupero di materia che torna ad essere risorsa e viene venduta sul mercato delle materie prime seconde, restano gli scarti.

Quali benefici porterà il termovalorizzatore alla città?

Secondo lo stesso rapporto Ispra, in Italia oggi restano 11,2 milioni di tonnellate di scarti della differenziata che hanno due possibili destinazioni: la discarica o il termovalorizzatore. Oggi in Italia la dotazione è insufficiente per entrambe queste tipologie di impianti, e tale mancanza rappresenta un problema per tutto il settore delle imprese che operano nel settore dell’economia circolare, che per trattare gli scarti sono obbligate ad affrontare alti costi per lo smaltimento, anche ambientali. Inoltre, secondo la direttiva UE sull’economia circolare, il recupero energetico è preferibile al conferimento nelle discariche, gli impianti decisamente più inquinanti. Ai ritmi attuali, Roma avrebbe bisogno di una discarica da un milione di tonnellate ogni 2/3 anni. Il nostro piano prevede, grazie al termovalorizzatore, di ridurre di quasi il 90% la necessità di ricorrere alle discariche e del 44% il livello delle emissioni inquinanti complessive collegate all’intero ciclo di gestione dei rifiuti. Noi siamo aperti al confronto, purché gli elementi della discussione siano tutti in campo, e non solo quelli che fa comodo citare. Considerando l’entità del problema dei rifiuti di Roma, noi che siamo stati chiamati ad amministrare la città abbiamo il dovere della concretezza.

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Secondo Legambiente è falso ipotizzare che un termovalorizzatore come quello che dovrebbe sorgere a Roma abbia impatto ambientale nullo. Come rispondete?

Dopo aver valutato le alternative tecnologiche a disposizione, il termovalorizzatore di ultima generazione a basse emissioni, eventualmente realizzato su più linee di trattamento in modo da modulare l’utilizzo nel tempo in ragione delle necessità effettive, rimane la soluzione più sperimentata, affidabile e con il bilancio ambientale complessivo più vantaggioso. E’ in grado di recuperare energia e calore dai rifiuti, con l’ulteriore vantaggio di consentire l’eliminazione degli impianti TMB e  ridurre drasticamente la necessità di discariche. E garantisce il rispetto dei target previsti dal Pacchetto per l’Economia circolare secondo i principi dell’autosufficienza e della prossimità, nella consapevolezza che il solo potenziamento della raccolta differenziata non sarà sufficiente a raggiungere gli obiettivi. Invece, secondo alcuni a Roma non dovrebbe essere realizzato. Ma chi si oppone all’impianto non offre soluzioni alternative altrettanto valide e soprattutto credibili.

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