Regolamento veicoli fuori uso, manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE

La nova norma disciplina i requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e la gestione dei veicoli a fine vita, e sarà operativo due anni dopo la pubblicazione

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Redazione EconomiaCircolare.com

Il regolamento europeo sulla circolarità dei veicoli è quasi giunto a mèta. Nel luglio di tre anni fa, la Commissione proponeva un Regolamento sui requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e sulla gestione dei veicoli fuori uso (Regulation on circularity requirements for vehicle design and on management of end-of-life vehicles). Il regolamento abrogherà e sostituirà sia la direttiva sull’omologazione 3R sia la direttiva sui veicoli fuori uso del 2000. Le norme partivano dalla constatazione che nell’UE ogni anno circa 6,5 milioni di veicoli giungono al termine del loro ciclo di vita.

Un accordo politico provvisorio sul regolamento ELVs, in trilogo tra Parlamento e Consiglio, è stato raggiunto nel dicembre dello scorso anno. L’approvazione formale del Parlamento è arrivata il 18 giugno, quella del Consiglio il 29 giugno. “Si tratta della fase finale della procedura legislativa ordinaria – afferma il Consiglio in una nota –. Il regolamento sarà operativo due anni dopo la sua entrata in vigore”.

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Cosa prevede il nuovo regolamento

Le nuove norme “garantiranno che i veicoli nuovi siano progettati e prodotti in modo da favorirne il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero, al fine di rendere il settore automobilistico più circolare e sostenibile”, afferma il Consiglio.

E si applicheranno “integralmente alle autovetture e ai furgoni commerciali leggeri, mentre i veicoli pesanti (ad esempio gli autocarri), i motocicli e i veicoli speciali (sia di piccole dimensioni che pesanti) saranno soggetti a una serie più limitata di requisiti, volti in particolare a garantirne un trattamento adeguato”. Anche se, si legge nel Calendario dei lavori legislativi, “il campo di applicazione delle nuove norme proposte verrebbe gradualmente esteso per includere ulteriori categorie di veicoli quali motocicli, autocarri e autobus”.

Nel dettaglio, queste le principali novità:

  • Il nuovo regolamento introduce requisiti di circolarità lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli, dalla progettazione e produzione fino al trattamento a fine vita;
  • A sei anni dall’entrata in vigore delle nuove (con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE) almeno il 15% della plastica utilizzata per la produzione di veicoli nuovi dovrà provenire dal riciclaggio, con l’obiettivo finale di raggiungere il 25% di plastica riciclata entro dieci anni dall’entrata in vigore. Inoltre, almeno il 20% di questa plastica riciclata dovrà essere recuperata dai veicoli fuori uso;
  • Sulla base di uno studio di fattibilità da completare un anno dopo l’entrata in vigore del regolamento, la Commissione dovrà fissare obiettivi futuri per altri materiali quali l’acciaio riciclato, l’alluminio, il magnesio e le materie prime critiche;
  • Tre anni dopo l’entrata in vigore del regolamento, “verrà introdotta la responsabilità estesa del produttore per i costruttori (Extended Producer Responsibility – EPR): i produttori dovranno farsi carico dei costi di raccolta e trattamento dei veicoli giunti al termine del loro ciclo di vita in qualsiasi paese dell’UE”. La responsabilità estesa del produttore (EPR) prevede:
    • la promozione di una progettazione orientata alla circolarità;
    • la garanzia del ritiro gratuito e del corretto trattamento di tutti i veicoli fuori uso;
  • Il regolamento affronta inoltre la questione dei “veicoli mancanti” (quei veicoli, cioè, di cui si perdono le tracce perché smantellati o esportati illegalmente) rafforzando le misure di tracciabilità e controllo. Una volta che un veicolo soddisfa i criteri di “veicolo fuori uso” (cioè una volta che è divenuto rifiuto), “dovrà essere trattato da un impianto di trattamento autorizzato e non può essere legalmente esportato o rivenduto come veicolo usato”;
  • Sempre per evitare forme illegali di smaltimento o di commercio dell’usato, in caso di vendita di un veicolo usato, le imprese (a differenza dei privati) saranno tenute a dimostrare che il veicolo non rientra nella definizione di veicolo fuori uso (ELV) o, in alternativa, che sia in possesso di un certificato di idoneità alla circolazione valido. Per evitare di imporre oneri superflui ai cittadini, nelle transazioni tra privati sarà richiesto solo uno di questi due documenti se il veicolo è dichiarato economicamente irrecuperabile o se la vendita viene conclusa esclusivamente tramite una piattaforma online;
  • Il regolamento vieta l’esportazione di veicoli usati non più idonei alla circolazione, cioè di fatto rifiuti spacciati per veicoli usati. Garantendo in questo modo che “l’UE rispetti i propri impegni di non contribuire all’inquinamento nei paesi terzi e di mantenere i materiali di valore all’interno del proprio territorio”.
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Il primo consorzio italiano

A pochi giorni dall’approvazione formale del Consiglio e prima della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell’UE, nasce il primo consorzio EPR italiano per i veicoli fuori uso. Si chiama “ELV Italia” e fa parte della famiglia dei Consorzi Cobat. Nasce, spiega una nota, con l’obiettivo di “accompagnare la transizione del comparto automotive, sostenere produttori e importatori nella gestione della responsabilità estesa del produttore e contribuire allo sviluppo di un’economia circolare sempre più efficiente, trasparente e industrialmente sostenibile”. Ha detto Claudio De Persio, presidente del consorzio: “Il contesto è chiaro: il nuovo regolamento europeo ELV cambierà profondamente il ruolo delle case automobilistiche. Non c’è dubbio che la trasformazione avverrà, la differenza la farà la capacità di anticipare e intercettare il cambiamento. ELV Italia non è semplicemente un nuovo consorzio. È un passaggio che segnerà in modo concreto il modo in cui il settore automotive affronterà il fine vita dei veicoli nei prossimi anni”.

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