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domenica, Agosto 1, 2021

Usato e solidarietà: al centro del riuso di Maruggio la circolarità fa a meno dell’economia

Nel piccolo comune tarantino un centro del riuso comunale, co-gestito dal circolo locale di Legambiente, ha ridotto gli abbandoni di frigoriferi e materassi nei campi, e aiutato persone in difficoltà. Gratuitamente.

Daniele Di Stefano
Giornalista, scrive per diverse testate. È convinto che la sostenibilità ambientale abbia a che fare con la salute (del pianeta e la nostra), con l’innovazione e la competitività delle imprese, con la qualità della vita e la giustizia sociale.

Parlare di centri del riuso significa occuparsi di realtà solo parzialmente omogenee tra loro, accomunate da alcuni elementi, come l’intreccio tra temi ambientali e istanze sociali, ma divise da altri. Uno degli elementi che differenzia i centri del riuso è il rapporto con l’economia. Mentre ci sono alcuni centri, soprattutto quelli più strutturati, che fanno quadrare i conti o almeno ci provano, ce ne sono altri che non hanno questo obiettivo. “Nel centro del riuso di Maruggio l’iniziativa è impostata da sempre sulla totale gratuità, sia ovviamente nel dare che nell’avere”, ci racconta Gianfranco Cipriani, presidente del circolo Legambiente di Maruggio, cinquemila abitanti in provincia di Taranto.

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La filosofia del centro del riuso di Maruggio: “Gratuitamente”

Il centro del riuso di Maruggio è una struttura comunale, inaugurato nel 2017 in pieno centro cittadino, gestita dall’azienda di raccolta dei rifiuti. Il circolo di Legambiente contribuisce alla gestione, operando, gratuitamente, all’interno della struttura con azioni di sensibilizzazione e formazione ambientale, campagne di promozione del riutilizzo e di attivazione sociale: “Un dare e avere reciproco”, sottolinea Cipriani.

Ape car anti-rifiuti

Tutto nasce qualche anno fa, nel 2014, quando nel comune tarantino “non c’era ancora la raccolta porta a porta dei rifiuti, la differenziata non andava oltre il 15% e abbandonare frigoriferi e materassi nelle campagne era un’abitudine diffusa”, racconta il legambientino. Per provare a fermare questa pessima abitudine, “ci siamo inventati una sorta di isola ecologica itinerante: ogni domenica mattina con un camioncino davamo appuntamento a chi doveva liberarsi di ingombranti, oppure raggiungevamo le case con un un’Ape car, per intercettare i rifiuti prima che finissero nei campi. Tutto gratuitamente”. Come spesso accade, un’iniziativa incontra un bisogno diverso da quello per il quale è stata pensata: “Attorno al camioncino si formava sempre una bolla di persone che chiedeva di prendere questa o quella cosa. Da lì è nata idea del centro del riuso, per istituzionalizzare e strutturare questa pratica”. E da lì, sottolinea il presidente di Legambiente, “abbiamo debellato l’abbandono degli ingombranti nei campi”.

Leggi lo Speciale Centri del riuso

Chiunque può prendere

Totale gratuità, abbiamo detto: chiunque può portare oggetti ancora utilizzabili e chiunque li può prendere. “C’è solo da rispettare – chiarisce Cipriani – un piccolo regolamento pensato per furbacchioni, che stabilisce, ad esempio, che si può prelevare una sola volta a settimana”.

Il polso del lavoro del centro lo danno le tonnellate di potenziali rifiuti sottratti alla discarica, che si tratti di elettrodomestici, abbigliamento, mobili, giocattoli, oggettistica varia: poco mendo i cinque nel 2012, a causa delle lunghe chiusure imposte dal Covid, 10-12 tonnellate gli anni precedenti. Un dato interessante soprattutto per l’amministrazione: tutte tonnellate per le quali non si dovrà pagare il conferimento in discarica

Se chiediamo al presidente del circolo di Legambiente quale sia stata l’accoglienza della popolazione, nonostante i risultati, ci dice amaro: “Non buona, purtroppo, soprattutto all’inizio. Siamo andati a sbattere contro un tabù culturale: Io prendere una cosa usata? non sia mai! Pensa la gente. Lasciare una cosa che poi prenderà la vicina di casa? Non esiste. Insomma, tanti pregiudizi”. A dimostrazione che quella del riuso è anche una filiera culturale.

Ben oltre il discorso ambientale

Con la pandemia però è subentrato un nuovo attore: il bisogno. “Da discorso prettamente ambientale siamo sconfinati nel sociale”, racconta ancora Cipriani: “Oggi il centro è una risorsa a tutti effetti per famiglie e persone in stato di necessità, che senza chiedere l’elemosina a nessuno e senza dover dar conto a nessuno possono prendere quello di cui hanno bisogno, dal giochino al frigo”. I servizi sociali del Comune, rimarca, “periodicamente ci contattano per chiedere passeggini, culle, mobili. Insomma, siamo andati ben oltre il discorso ambientale, e questa è una soddisfazione”. Una valenza sociale riconoscibile anche dal fatto che, nel pieno della seconda ondata della pandemia, mentre le scuole e i negozi non essenziali restano chiusi, il centro è invece aperto.

Leggi anche: Quanti sono? Dove sono? Cosa fanno? Il primo censimento dei centri del riuso e riparazione

Officina in nuce

Grazie al progetto ECCO di Legambiente nazionale (Economie circolari di comunità) “con un piccolo finanziamento abbiamo anche aperto una piccola officina con tutti gli utensili necessari, dove le persone possono –  previa sottoscrizione di un regolamento e assunzione delle responsabilità, e sotto la vigilanza dell’operatore – fare minute riparazioni in autonomia”. Tutto questo, ci racconta ancora Gianfranco Cipriani quasi stupito, “non lo abbiamo cercato, ci è capitato”.

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