lunedì, Gennaio 17, 2022

Imprese sociali ed economia circolare unite per rendere il riuso una pratica vincente

L'economia sociale è una componente dell'economia mossa principalmente da interessi collettivi e obiettivi sociali e ambientali. Un modello che si sposa perfettamente con l’approccio circolare del riutilizzo, in grado di offrire nuove opportunità e inclusione alle persone più vulnerabili ed emarginate. “L’impatto della social economy è un importante ingrediente del Green Deal”, dice Ruths Paserman, direttrice “Employment, Social Affairs and Inclusion” della Commissione europea

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e Startupitalia. Giornalista presso AIPS (Association internationale de la presse sportive) e collaboratore per Materia Rinnovabile, è appassionato di economia circolare e green economy.

Con l’uscita del Social Economy Action Plan previsto per il 16 dicembre, l’Europa ambisce a ristabilire una tendenza positiva del tasso di occupazione – che fino al terzo trimestre 2020 si era attestato al 72,4% – adottando una strategia di economia sociale che offra opportunità anche agli ultimi e gli esclusi (in Ue nel 2019 circa 91 milioni di persone erano a rischio di povertà o di esclusione sociale). Secondo RReuse – network internazionale che rappresenta le imprese sociali attive nel campo del riutilizzo, riparazione e riciclo – una crescita economica equa e ambientalmente sostenibile sarà possibile grazie all’economia circolare che, secondo le stime del Circular Economy Action Plan, in termini di posti di lavoro è cresciuta del 5% tra il 2012 e il 2018. “L’impatto della social economy è un importante ingrediente del Green Deal – dice  Ruths Paserman, direttrice Employment, Social Affairs and Inclusion Commissione europea -. Stiamo vedendo anche i benefici che l’economia circolare può portare con l’agricoltura rigenerativa e politiche di riduzione dei rifiuti. Le buone pratiche della riparazione e del riutilizzo sono perno della social economy, ma devono essere più diffuse con l’aiuto di incentivi e politiche mirate”.

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Economia circolare e occupazione

Sulla base del sondaggio annuale tra i 27 membri di Rreuse per l’anno 2019, i dati raccolti indicano che in media un’impresa sociale crea 70 posti di lavoro ogni 1.000 tonnellate raccolte in vista del riutilizzo. “In giro per l’Europa si stanno diffondendo piano piano pratiche di riuso e ricondizionamento soprattutto per quanto riguarda gli apparecchi elettronici – interviene Stéphane Arditi, Director of Policy Integration and Circular Economy allo European Environmental Bureau (EEB) al 20esimo anniversario di Rreuse -.  Nuovi centri specializzati in riparazione e riutilizzo di prodotti possono prevenire tanti rifiuti e creare posti di lavoro, ma le policy sono ancora limitate a semplici promesse. Le prospettive di una social economy in sinergia con l’economia circolare sono ancora relegate al livello nazionale, ma non ancora a livello europeo”. Secondo il presidente di Rreuse Matthias Neitsch si parla tanto di Sharing economy nel settore auto, ma i business alternativi legati al riutilizzo in altre filiere non sono ancora riconosciuti come imprese sociali che portano beneficio alla comunità. “Il prodotto più sostenibili è quello che hai già – dice Neitsch rivelando orgoglioso il motto del network -. Dobbiamo produrre meno, ma usare i prodotti meglio e più a lungo. Ci vuole più collaborazione tra impianti di gestione rifiuti e la crescente filiera della riparazione”.

Durante l’evento tenutosi su Zoom si è parlato anche di politiche: come l’introduzione di pratiche di prevenzione e riutilizzo da integrare nella responsabilità estesa del produttore oppure l’affiancamento alla Waste framework directive di policy di riutilizzo da implementare negli impianti di gestione rifiuti. “Non scordiamoci che anche il design del prodotto è fondamentale – sottolinea Stéphane Arditi. Spesso risulta impossibile disassemblare gli oggetti, soprattutto le apparecchiature elettroniche. Nonostante tutta la buona volontà, l’eco design rimane cruciale. Il settore delle demolizioni ha un grande potenziale per il risparmio di materiali, ma bisogna iniziare dalla formazione del personale”.

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Esempi virtuosi di imprese sociali

Le imprese sociali attive nell’economia circolare possono offrire alcune delle competenze necessarie per la transizione verso un’economia dercarbonizzata e nuove opportunità di apprendimento per i gruppi più vulnerabili ed emarginati. Ad esempio, alcune attività lavorative, associate al riutilizzo, includono la ricezione di beni (identificazione, controllo qualità, smistamento), stoccaggio e logistica (trasporto e movimentazione adeguati, smontaggio, stoccaggio di merce in eccedenza), restauro (smontaggio, pulizia, riparazione, controlli di funzionalità), o formazione del personale in ottica circolare.

Creato da imprese sociali fiamminghe attive nel settore del riutilizzo, De Kringwinkel è un brand belga che si sforza di offrire posti di lavoro adeguati a coloro che hanno poche o nessuna opportunità nel mercato del lavoro. Raccolgono una vastissima gamma di oggetti usati come mobili, vestiti, libri ed elettrodomestici, che poi vengono venduti in 162 negozi di seconda mano in tutta la regione delle Fiandre. De Kringwinkel genera valore sociale aggiunto, sia in termini di riqualificazione dei lavoratori che di guadagni economici. L’attività ha benefici ambientali che si sono tradotti nella raccolta di 13,3 kg di materiale per abitante e risparmiare 74.055 tonnellate di CO in atmosfera.

Nel 2019, De Kringwinkel ha impiegato 5.828 persone e raccolto 87.571 tonnellate di prodotti (di cui 36.732 sono stati riutilizzati localmente), creando così 66,5 posti di lavoro per 1.000 tonnellate di prodotti raccolto.

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Riutilizzo Raee e tessile

AfB invece è una società no profit che si occupa di ICT (information and communications technology). L’impresa sociale ha lo scopo di produrre un impatto positivo sia sociale che ambientale offrendo servizi e prodotti nel settore telecomunicazione di alta qualità.

Nel 2019, AfB Austria ha assunto 58 dipendenti, il 50% dei quali con disabilità, e ha processato 420 tonnellate di dispositivi informatici, per un totale di 138,1 posti di lavoro creati ogni 1.000 tonnellate di materiale lavorato.

 Come sanno i lettori di Economia circolare.com la filiera del tessile necessita di profondi cambiamenti per raggiungere una sostenibilità ambientale ancora lontana. Il riutilizzo è la pratica che per ora sta funzionando meglio nell’industria fashion: I membri di Rreuse raccolgono circa 255.000 tonnellate di tessuto, di cui 95.000 vengono usate per realizzare abiti di seconda mano.

Creato e gestito da Ressources, membro belga di Rreuse, l’etichetta Solid’R certifica le imprese sociali che raccolgono beni di seconda mano e aderiscono a determinati principi etici e sociali. L’obiettivo è garantire che i vestiti di seconda mano acquistati abbiano un impatto positivo sul pianeta, sull’occupazione locale.

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