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venerdì, Luglio 30, 2021

Per i cittadini europei è il clima il problema più serio che l’uomo debba affrontare. Ma non per gli italiani

Un sondaggio Eurobarometro effettuato tra marzo e aprile di quest'anno coinvolgendo 26.000 persone mostra che per i cittadini europei i cambiamenti climatici sono il problema più grave che il mondo si trovi ad affrontare. Di opinione diversa i nostri connazionali

Economia Circolare
Redazione EconomiaCircolare.com

Il clima è, secondo gli europei, il problema dei problemi. Non il COVID, non la crisi economica, ma il clima. Lo rivela un sondaggio Eurobarometro decicato al clima pubblicato ieri. Diverso, invece, l’orientamento degli italiani, per i quali la crisi climatica, rispetto alla precedente rilevazione di un anno fa, perde addirittura posizioni tra quelli che i nostri concittadini indicano come i problemi più gravi.

Nelle stesse ore in cui Eurobarometro rendeva noti i risultati del sondaggio sul clima – condotto tra il 15 marzo e il 14 aprile di quest’anno intervistando oltre 26 mila persone – il Consiglio dell’Unione ha adottato una posizione in prima lettura sulla normativa europea sul clima, concludendo l’iter legislativo per la neutralità climatica entro il 2050.

Il clima è un problema grave per il 93% dei cittadini europei

Il sondaggio Eurobarometro mostra che oltre nove cittadini europei su dieci ritengono i cambiamenti climatici un problema grave (93%), e quasi otto su dieci (78%) molto grave. Sono addirittura il problema più grave per quasi un europeo su 5 (18%).

“Nonostante la pandemia e le difficoltà economiche che gli europei si trovano ad affrontare – ha commentato il vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans – il sostegno per l’azione climatica resta elevato. Gli europei sono consapevoli dei rischi a lungo termine rappresentati dalle crisi climatica e della biodiversità e si aspettano un’azione da parte dell’industria, dei governi e dell’Unione europea”.

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La risposta della politica e quella dei cittadini

Chi è responsabile dei cambiamenti necessari per arginare la crisi climatica? Gli intervistati indicando, in ordine di responsabilità, i governi nazionali (63%), le industrie (58%) e l’UE (57%).

Interrogati sulla risposta politica da mettere in campo, nove europei su dieci (90%) concordano sulla necessità di ridurre al minimo le emissioni di gas serra, compensando allo stesso tempo le emissioni residue affinché l’UE raggiunga la neutralità climatica entro il 2050. Quasi altrettanti (87%) pensano che sia importante che l’UE fissi obiettivi ambiziosi per le energie rinnovabili (anche con nuovi sostegni finanziari: 81%) e fornisca un sostegno per aumentare l’efficienza energetica.

Le misure contro la crisi climatica sono avvertite chiaramente anche come misure contro la crisi economica: il 75% ritiene che gli investimenti per la ripresa economica dovrebbero concentrarsi principalmente sulla nuova economia verde. E quasi otto europei su dieci (78%) concordano sul fatto che l’azione a favore del clima si tradurrà in innovazioni che renderanno le imprese europee più competitive. Inoltre il 74 % degli intervistati concorda sul fatto che i costi dei danni causati dai cambiamenti climatici siano molto superiori agli investimenti necessari per la transizione verde.

Ma la crisi non si supera senza le persone: due terzi dei cittadini dell’UE (64%) afferma di stare già agendo individualmente a favore del clima con scelte sostenibili nella vita quotidiana.

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Italia in controtendenza

Se dai dati medi europei passiamo a sfogliare i focus nazionali, e in particolare quello italiano, non mancano le sorprese: per i nostri connazionali la paura del COVID e i timori legati all’incertezza economica superano quelli legati agli effetti del cambiamento climatico. Rispetto al 18% medio di cittadini europei che ritiene il cambiamento climatico la principale emergenza del pianeta, in Italia questa quota scende al 7%: nel 2019 il clima era considerata la seconda emergenza, oggi è la quarta, dopo malattie, economia e fame nel mondo.

Non siamo negazionisti, anzi: oltre otto intervistati su dieci (84%, più della media UE del 78%) pensa che il cambiamento climatico sia un problema molto serio. Ma, sembrerebbe dai risultati del sondaggio Eurobarometro, non pensiamo sia necessario mettersi in gioco personalmente per invertire la tendenza: meno di tre intervistati su dieci (28%, al di sotto della media UE del 41%) affermano di essere personalmente responsabili della lotta al cambiamento climatico. E solo una minoranza di intervistati (48%, la media Ue è pari al 64%) afferma di aver intrapreso azioni per combattere il cambiamento climatico negli ultimi sei mesi. Quando viene chiesto di scegliere da un elenco di 15 possibili azioni per combattere il cambiamento climatico, l’azione preferita degli italiani è cercare di ridurre i rifiuti e separarli regolarmente per il riciclaggio (74%, media UE 75%).

https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2273

Il Consiglio adotta la norma europea sul clima: conclusa la procedura che fissa la neutralità climatica al 2050

Sempre ieri, come anticipato, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una posizione in prima lettura sulla normativa europea sul clima. Si conclude quindi la procedura di adozione dell’atto che fissa l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050. L’adozione arriva dopo un accordo politico raggiunto a fine aprile con il Parlamento europeo che un mese dopo (24 giugno) ha adottato la posizione in prima lettura.

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (ed emissioni negative dopo quella data) la norma sul clima stabilisce una riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra (al netto degli assorbimenti) pari ad almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per limitare i possibile effetti collaterali della scelta sugli assorbimenti, a quelli contabilizzabili nell’obiettivo della neutralità viene posto un tetto pari a 225 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

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