fbpx
giovedì, Maggio 30, 2024

Comunità energetiche, da oggi il decreto è in vigore. Ecco cosa prevede

Dopo un iter che va avanti dal 2018, finalmente è attivo il decreto ministeriale che intende incentivare la nascita e lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili (CER) e la modalità dell’autoconsumo. L’obiettivo è di arrivare alla produzione di 5 gigawatt in tutta Italia. Quali sono i prossimi passaggi

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

Da oggi il decreto sulle comunità energetiche è finalmente in vigore. Il provvedimento tanto atteso è stato pubblicato ieri sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’obiettivo è quello di stimolare la nascita e lo sviluppo delle CER, le comunità energetiche rinnovabili, e dell’autoconsumo diffuso in tutta Italia.

“Il testo individua due strade per promuovere lo sviluppo nel Paese delle CER – scrive il Mase in una nota -: un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti che supporterà lo sviluppo di due gigawatt complessivi, e una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale. I due benefici sono tra loro cumulabili. Attraverso il provvedimento sarà dunque favorito lo sviluppo di cinque gigawatt complessivi di impianti di produzione di energia rinnovabile”.

In questi anni le CER hanno significato un notevole sforzo di volontà da parte di chi, in attesa di una cornice normativa tuttora deficitaria, ha provato e sta provando a costituirle. La speranza è che la forza del provvedimento normativo sia tale da fornire le giuste tutele a chi intende promuovere un sistema energetico decentrato e diffuso e le giuste sicurezze agli operatori che dovranno realizzare concretamente gli impianti.

“Comunità Energetiche Rinnovabili e autoconsumo diffuso – afferma il  ministro Gilberto Pichetto – sono due ingranaggi centrali della transizione energetica del Paese: oggi siamo dunque ancor più vicini a questo atteso obiettivo, che potrà veramente dare una svolta per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, rafforzandone la sicurezza energetica e avvicinandoci agli obiettivi climatici”.

Leggi anche: Comunità energetiche, ok UE a 5,7 miliardi di incentivi del governo. “Ora non ci sono più scuse”

Il complesso iter del decreto sulle comunità energetiche

È stato un iter particolarmente complesso quello che ha portato all’entrata in vigore del decreto ministeriale – e in realtà l’iter non può neanche dirsi del tutto completato. Basti pensare che delle 31 pagine del decreto ministeriale ben 7 sono costituite da riferimenti normativi precedenti. Sono infatti passati sei anni dalla direttiva europea sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili 2018/2001 UE (la cosiddetta REDII) che ne descriveva per la prima volta le caratteristiche; e sono passati cinque anni dal primo riferimento normativo italiano, che col decreto Milleproroghe del 2019 (il decreto legislativo n°162/2019) ne recepiva l’istituzione.

L’ultimo passaggio in tal senso è stata la verifica della Corte dei Conti e, in precedenza, l’approvazione della Commissione europea. Come previsto dallo stesso decreto, entro i successivi trenta giorni saranno approvate dal ministero, dopo una verifica da parte dell’ARERA e su proposta del Gestore dei Servizi Energetici, le regole operative che dovranno disciplinare le modalità e le tempistiche di riconoscimento degli incentivi. Il GSE, soggetto gestore della misura, metterà in esercizio i portali attraverso i quali sarà possibile presentare le richieste, entro 45 giorni dall’approvazione delle regole.

Leggi anche: Perché le imprese vogliono favorire le comunità energetiche? Il ruolo di Enel

Quel che sappiamo sulle comunità energetiche

Oltre al decreto vero e proprio il MASE ha pubblicato anche le FAQ (le domande più frequenti) che sono una utile guida iniziale per saperne di più sulle comunità energetiche. Nel documento, ad esempio, si ricorda che “una CER è un insieme di cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le cooperative, gli enti di ricerca, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più soggetti associatisi alla comunità. In una CER l’energia elettrica rinnovabile può essere condivisa tra i diversi soggetti produttori e consumatori, localizzati all’interno di un medesimo perimetro geografico, grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione di energia elettrica, che rende possibile la condivisione virtuale di tale energia”.

Per costituire una comunità energetica rinnovabile serve, prima di tutto, costituire un’associazione che possa dotarla “di una propria autonomia giuridica attraverso una qualsiasi forma che ne garantisca la conformità con i principali obiettivi costitutivi”. Aderire alla CER è sempre possibile, anche dopo la costituzione dell’associazione, “secondo le modalità previste negli atti e negli statuti delle stesse CER”. In più “le grandi imprese non possono essere membri di una CER ma possono far parte di un gruppo di autoconsumatori rinnovabili”.

Per poter accedere agli incentivi previsti – i 5,7 miliardi di euro previsti dal governo di cui 3,5 miliardi attraverso un incentivo in tariffa, finanziato con un prelievo sulle bollette elettriche di tutti gli utenti, per garantire per 20 anni alle comunità una tariffa elettrica vantaggiosa; e 2,2 miliardi che sono un contributo a fondo perduto per i Comuni sotto i 5mila abitanti e arrivano dal PNRR – “gli impianti di produzione da fonte rinnovabile devono avere potenza non superiore a 1 megawatt”.

Nelle FAQ vengono poi spiegati vari aspetti: dalla tariffa incentivante riconosciuta dal GSE al corrispettivo di valorizzazione ARERA, dalle spese ammissibili per il calcolo del contributo PNRR alla definizione di autoconsumatori.

Leggi anche: L’approccio circolare delle comunità energetiche, il contributo di ENEA

Per saperne di più bisognerà comunque aspettare

Tutto a posto, dunque? Non proprio. Per ulteriori informazioni, infatti, bisognerà comunque attendere. Ad esempio nella nota del MASE è previsto che sarà il GSE a rendere “disponibili sul proprio sito istituzionale (www.gse.it) documenti e guide informative, oltre a canali di supporto dedicati, per accompagnare gli utenti nella costituzione delle CER e, in raccordo con il MASE, lancerà una campagna informativa per rendere consapevoli i consumatori dei benefici legati al nuovo meccanismo”.

Sarà presto online sul sito del GSE anche un simulatore per la valutazione energetica ed economica delle iniziative, mentre è già disponibile a questo link la mappa interattiva delle cabine primarie sul territorio nazionale, in modo da comprendere la fattibilità della costituzione di una CER (la vicinanza a una cabina primaria è un elemento primario, anche se non imprescindibile).

Leggi anche: lo Speciale sulle comunità energetiche

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie