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domenica, Giugno 23, 2024

Lieve calo (a breve termine) nell’export europeo di rifiuti

I dati Eurostat più aggiornati sul mercato internazionale dei rifiuti ci dicono che l’export ha subito un lieve calo. In calo anche l’import. Ma in entrambi i casi si tratta di fenomeni di breve periodo: negli ultimi 10 anni sia export che Import sono aumentati

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Redazione EconomiaCircolare.com

L’export di rifiuti può essere un interessante indicatore della sostenibilità del continente. Perché in parte riflette quanto il nostro sistema produttivo è in grado di riciclare e ottenere materie prime dagli scarti. E perché ci può dire anche quando gli obiettivi di sostenibilità che l’Europa si è data siano raggiunti scaricandone i costi su altri Paesi. A monte di tutto bisogna però ricordare che quello dei rifiuti è a tutti gli effetti, irregolarità a parte, un mercato governato dalle regole proprie degli scambi.

Giovedì 18 gennaio Eurostat ha pubblicato i dati più aggiornati sul commercio dei rifiuti: nel 2022 l’UE ne ha esportati 32,1 milioni di tonnellate verso Paesi terzi (cioè Paesi non Ue). “Si tratta di un leggero calo del 3% rispetto al 2021”, sottolinea l’Ufficio statistico. Ma è una diminuzione solo appatente che sul lungo periodo non trova riscontro: nel 2013 esportavamo ‘solo’ 27,8 milioni di tonnellate (4,3 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2022, il 13,4%).

Anche l’import scende nel breve periodo: rispetto al 2021 le importazioni di rifiuti da Paesi terzi sono diminuite del 5%, attestandosi a 18,7 milioni di tonnellate. Ma, come per le esportazioni, è un calo solo apparente, se allarghiamo lo sguardo: nel 2013 importavano 14,9 milioni di tonnellate (3,8 milion di tollellate in meno di oggi: il 20%).

Export impot rifiuti

Turchia pigliatutto

La principale destinazione dei rifiuti esportati dall’UE nel 2022 è stata la Turchia (Paese non esente da problemi di gestione degli scarti in arrivo dall’estero). Prende la via Ankara il 39% delle esportazioni totali di rifiuti esportati dall’Ue: 12,4 milioni di tonnellate. Dopo la Turchia, tra i Paesi che guidano l’import dall’Europa, troviamo l’India, ma con una quantità molto minore: 3,5 milioni di tonnellate. Seguono poi Regno Unito (2,0 milioni di tonnellate) e Svizzera (1,6 milioni), destinazioni la cui capacità industriale di trattamento ci parla appunto di dinamiche anche finanziarie dietro il movimento dei rifiuti. Seguono poi Norvegia (1,6 milioni), Egitto (1,6 milioni), Pakistan (1,2 milioni), Indonesia (1,1 milioni), Marocco e Stati Uniti (entrambi 0,8 milioni).

Export impot rifiuti

L’Italia, uno sei Paesi coi più ampi sistemi produttivi in Europa, è il quarto esportatore del continente.

Export impot rifiuti

Leggi anche: Cosa prevede l’accordo UE per contrastare l’esportazione di rifiuti di plastica

La metà delle esportazioni è di rottami ferrosi

Nel 2022, l’UE ha esportato 17,8 milioni di tonnellate di rifiuti di metalli ferrosi (ferro e acciaio), pari al 55% del totale. La destinazione principale è stata ancora una volta la Turchia, che ha ricevuto quasi due terzi (60%) di tutti i rifiuti di metalli ferrosi (10,7 milioni di tonnellate). “Sono state esportate anche notevoli quantità di rifiuti cartacei”, sottolinea Eurostat: 4,9 milioni di tonnellate, il 15% delle esportazioni di rifiuti. La destinazione principale in questo caso è stata l’India (30% delle esportazioni totali di rifiuti cartacei).

Sul fronte delle importazioni, l’UE ha ricevuto 4,2 milioni di tonnellate di metalli ferrosi (22% di tutte le importazioni di rifiuti) e 2,4 milioni di tonnellate di carta (13% di tutte le importazioni di rifiuti). Le quantità maggiori di questi rifiuti provenivano dal Regno Unito.

Le nuove norme in arrivo per l’export di rifiuti

Nel novembre 2021 la Commissione ha adottato una propria proposta di aggiornamento del regolamento sulle spedizioni di rifiuti. Proposta sulla quale Parlamento e Consiglio hanno raggiunto la propria posizione negoziale nel 2023 (gennaio per il Parlamento, marzo per il Consiglio). A partire dalle rispettive posizioni, a novembre Commissione, Parlamento e Consigli Ue hanno raggiunto un accordo politico provvisorio che stabilisce procedure e regimi di controllo per garantire che le spedizioni internazionali di rifiuti non rappresentino una minaccia per la salute umana e l’ambiente e per promuovere l’uso dei rifiuti come risorsa in un’ottica di economia circolare all’interno dei 27 Stati membri dell’Unione. L’accordo firmato dovrà comunque essere adottato formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio per poi diventare legge europea.

Cosa prevede questo accordo? L’accordo riguarda le spedizioni di rifiuti all’interno dell’UE (con o senza transito in Paesi terzi), i rifiuti importati ed esportati da e verso Paesi terzi e le spedizioni di rifiuti in transito nell’UE verso o da Paesi terzi.

Questi i punti principali:

  • Più complesso l’export di rifiuti per lo smaltimento in UE. Il testo vieta le spedizioni di tutti i rifiuti destinati allo smaltimento all’interno dell’UE, ad eccezione di quelle autorizzate secondo le rigorose condizioni della procedura di notifica e autorizzazione preventive scritte (“PIC” una procedura che prevede che esportazione intra ed extra Ue devono essere notificare e ricevere conferma scritta dai Paesi di spedizione, destinazione e transito prima dell’esportazione);
  • Verifiche negli impianti per export in Paesi non OCSE. L’accordo mantiene il divieto per gli Stati membri di esportare rifiuti destinati allo smaltimento in Paesi terzi e di esportare rifiuti pericolosi destinati al recupero in Paesi non OCSE. Per le spedizioni al di fuori degli Stati membri dell’UE, i colegislatori hanno concordato che gli impianti di gestione dei rifiuti nel Paese di destinazione debbano essere controllati da organismi indipendenti. Gli audit “dovrebbero dimostrare che gli impianti trattano i rifiuti in modo ecologicamente corretto e gli operatori sarebbero autorizzati a esportare i rifiuti verso questi impianti solo in caso di esito positivo”.
  • Export di plastica al bando. L’accordo provvisorio introduce regole più severe per quanto riguarda l’esportazione di rifiuti di plastica verso Paesi terzi. In particolare, prevede il divieto di esportazione di rifiuti plastici non pericolosi verso Paesi non OCSE. Il testo prevede la possibilità per i Paesi non appartenenti all’OCSE di presentare, non prima di cinque anni dall’entrata in vigore del regolamento, una richiesta alla Commissione che indichi la loro disponibilità a importare rifiuti plastici dell’UE, se soddisfano rigorosi standard di gestione dei rifiuti. In caso di esito positivo della valutazione di tale richiesta, la Commissione adotterà un atto delegato per revocare il divieto per questi Paesi. Per l’export di plastica in Paesi OCSE, i colegislatori hanno concordato di subordinarla alla procedura di notifica “PIC”. Il testo invita la Commissione a monitorare rigorosamente l’esportazione di rifiuti di plastica verso i Paesi OCSE per assicurarsi che tale esportazione non abbia un impatto significativo sull’ambiente o sulla salute umana e che i rifiuti importati dall’UE siano gestiti adeguatamente in questi Paesi.

Leggi anche: Al via il concorso fotografico dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. “Il nostro stile di vita ha un costo enorme per il pianeta”

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