venerdì, Gennaio 23, 2026

“Il mondo non ha più spazio, abbiamo più oggetti che biomassa”. Intervista alla designer Polise De Marchi

Come cambia il ruolo del designer tra intelligenza artificiale e crisi climatica? Lo abbiamo chiesto a Polise De Marchi, insegnante, ricercatrice e designer brasiliana

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”. Dal 2021 lavora all'interno della squadra di EconomiaCircolare.com come redattrice. Da gennaio 2025 è socia della cooperativa Editrice Circolare

Riscoprire il patrimonio naturalistico come parte della nostra conoscenza, e utilizzare l’intelligenza e la tecnologia per tutelarlo invece che distruggerlo, nel pieno rispetto delle popolazioni indigene che lo abitano. È questa la suggestione che Polise Moreira De Marchi, Docente Centro Universitário FAAP di São Paulo, in Brasile, ci ha lasciato nella video-intervista registrata nel corso di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale organizzato lo scorso ottobre a Roma da ISIA Roma Design e dal magazine EconomiaCircolare.com.

De Marchi ha rimandato anche allo svilimento della parola sostenibilità ormai usata ed abusata in ogni contesto. “Credo che i designer ha suggerito debbano capire che la sostenibilità sta nell’atto di pensare, nell’atto di progettare, nei materiali che vengono scelti, non solo pensando al design dal punto di vista materiale ma anche al design digitale, comprendere la verità in modo sistemico, l’impatto che la tua produzione causerà nel mondo”.

Nuovi esigenze, nuovi designer

“Oggi il mondo non ha più spazio, abbiamo più oggetti (massa antropogenica, cioè creata dall’uomo, ndr) della biomassa stessa (nello specifico biomassa terrestre, cioè essere viventi, ndr) quindi non è possibile che il modo di progettare e di produrre possa essere uguale a quello dei secoli passati. Siamo già arrivati alla conclusione che questo modello non funziona più”. Il concetto di sostenibilità, sottolinea De Marchi, non è certo una novità nel settore ma ogni professionalità è chiamata ad adeguarsi alle rinnovate esigenze: “il design sarà sollecitato a dare una risposta consapevole al mondo, non solo in modo creativo, non solo per quanto riguarda l’estetica ma soprattutto letica.

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AI e design, tra paure e opportunità

E se i cambiamenti in corso, soprattutto quelli tecnologici, sono uno stimolo, destano anche molta preoccupazione da parte di chi si approccia a questo mestiere. “I miei studenti − racconta − mi chiedono professoressa, avremo un lavoro in futuro? io credo davvero che il design sopravviverà a tutto questo movimento tecnologico e sarà una delle professioni maggiormente in grado di contribuire e collaborare in questa crescita tecnologica”.

De Marchi non intende quindi l’intelligenza artificiale come una minaccia per la professione di designer ma anzi un’opportunità per ottimizzare il tempo: “Vedo il professionista del campo del design come potenziale creatore e collaboratore nella costruzione di questo possibile futuro che in qualche modo ci si sta presentando”.   

Leggi l’articolo: Ecodesign, cosa prevedono le nuove norme UE su caricabatterie e sistemi di ricarica

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