sabato, Gennaio 24, 2026

La lobby delle multinazionali USA che riscrive la legge europea su clima e diritti umani

Un’inchiesta rivela che undici multinazionali USA avrebbero influenzato UE e governi terzi per indebolire la direttiva CS3D su clima e diritti umani. Le pressioni su Parlamento, Consiglio e Commissione, i think tank finanziati e gli interventi di USA e Qatar hanno portato la legge a un voto decisivo

Enrica Muraglie
Enrica Muraglie
Giornalista indipendente, ha scritto per il manifesto, Altreconomia, L'Espresso. Fa parte della rete FADA.

Un gruppo di undici grandi multinazionali, perlopiù statunitensi e attive nel settore dei combustibili fossili, ha portato avanti un’operazione coordinata per smantellare la direttiva europea sulla due diligence aziendale (CS3D), uno dei pilastri del Green Deal. È quanto emerge da documenti riservati ottenuti dall’ong olandese SOMO, che gettano luce sulle attività della Competitiveness Roundtable, un coordinamento informale guidato da aziende come Chevron, ExxonMobil, Koch Industries e Total Energies.

Dietro il paravento di un’esigenza di “competitività”, il gruppo avrebbe influenzato Parlamento, Consiglio e Commissione Europea, nonché governi non UE e l’amministrazione Trump, con l’obiettivo di svuotare la direttiva delle sue disposizioni più incisive.

Leggi anche: Legge sul clima, restano gli obiettivi ma all’insegna della flessibilità

Cosa prevede la CS3D 

La Direttiva impone alle imprese europee – e a tutte le aziende che vogliono accedere al mercato dell’UE – di garantire il rispetto dei diritti umani e ambientali lungo l’intera catena di fornitura.

Se il CBAM rappresenta il dazio europeo sulle emissioni dei prodotti importati, la CS3D è la norma che estende la responsabilità aziendale ai comportamenti dei fornitori diretti e indiretti. La portata della legge è enorme e impone standard stringenti per operare nell’UE.

Critici della direttiva CS3D  sostengono che generi un onere amministrativo e finanziario insostenibile, soprattutto per le piccole e medie imprese dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo, oltre al fatto che il il monitoraggio delle catene globali sarebbe talmente complesso, con fornitori indiretti che si possono contare a centinaia, da rendere quasi impossibile un meccanismo di due diligence completo. 

Leggi anche: Perché la Commissione si è impantanata sullo stop alle auto termiche dal 2035

La contrarietà di USA e Qatar

Il fronte statunitense contro la CS3D non si limita alle sole multinazionali. Andrew Puzder, ambasciatore USA presso l’UE, ha definito la direttiva un «suicidio economico» per l’Europa perché, a suo avviso, ostacolerebbe la reindustrializzazione e scoraggerebbe molti investimenti energetici necessari alla transizione.

Puzder ha aggiunto che alcune multinazionali americane dell’energia, come ExxonMobil, starebbero già riconsiderando la loro presenza nel mercato europeo. Washington teme inoltre che la CS3D renda eccessivamente rischiosi gli investimenti in infrastrutture e contratti a lungo termine per garantire future forniture energetiche.

In una lettera inviata congiuntamente con il Qatar, gli Stati Uniti hanno avvertito Bruxelles che la direttiva potrebbe mettere in pericolo la disponibilità di gas naturale liquefatto (GNL), con cui l’Europa ha sostituito gran parte del gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina.

Secondo SOMO, la Roundtable assegnava a ogni azienda il compito di influenzare uno specifico Paese europeo, con l’obiettivo di spaccare il fronte interno e ottenere la cancellazione dell’articolo sul clima e altre modifiche favorevoli alle imprese. I documenti indicano che interventi autorevoli, tra cui quelli del cancelliere tedesco Merz e del presidente francese Macron, avrebbero contribuito a un drastico indebolimento del mandato negoziale del Consiglio.

Leggi anche: Fuoco amico sulle semplificazioni della Commissione europea

Le pressioni 

La Roundtable avrebbe inoltre lavorato per aggirare la Direzione generale Giustizia e consumatori della Commissione europea (JUST) e la Direzione generale per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali (FISMA), considerate troppo ostili all’indebolimento della direttiva, esercitando pressione politica sulla presidente Von der Leyen.

Nel Parlamento europeo il gruppo mirava a far sì che il PPE, il Partito Popolare Europeo, si allineasse alla destra radicale, allontanandosi dall’ala centrista. Una strategia che ha portato all’adozione di un mandato negoziale decisamente più debole rispetto alla proposta iniziale.

lobby usa 2

Le pressioni esterne non arrivavano solo dagli USA: la Roundtable puntava a mobilitare governi terzi per far pesare le loro preoccupazioni sulla Commissione e sugli Stati membri, per esempio attraverso la pubblicazione di lettere ufficiali e di critiche verso la CS3D da parte di Paesi chiave come Qatar, alla vigilia di voti cruciali.

Leggi anche lo SPECIALE | Semplificazioni o deregulation?

Campagne opache

Tra le strategie emergono anche il finanziamento al think tank TEHA Group per la pubblicazione di studi critici sulle politiche UE e l’organizzazione di eventi con policymaker, oltre all’ipotesi di campagne digitali tramite “dark posts”, ossia annunci pubblicitari a pagamento, visibili soltanto a un pubblico mirato su cui esercitare la propria influenza. 

Verso il voto finale

Il percorso legislativo della CS3D arriva ora al suo momento decisivo. Come ricorda su Linkedin Andreas Rasche, professore alla Copenhagen Business School, «il Parlamento europeo ha programmato il voto finale sull’Omnibus e sull’EUDR per il 16 dicembre. Le imprese avranno finalmente certezza legale entro la fine dell’anno, se anche il Consiglio darà il via libera».

lobby usa 1

«Sarà interessante vedere se i gruppi di estrema destra sosterranno ancora l’Omnibus qualora l’esito dei triloghi deludesse il compromesso parlamentare – ad esempio se i piani di transizione climatica non verranno completamente eliminati dalla CS3D». 

Un test cruciale per la democrazia europea

Sebbene molte delle azioni illuminate da SOMO non siano illegali, l’inchiesta solleva interrogativi profondi sulla capacità dell’UE di difendere i propri processi democratici dalle interferenze coordinate di grandi interessi privati, spesso stranieri. E se davanti a colossi stranieri e lobby potenti pronti a minacciare investimenti e forniture l’UE accetta di annacquare una legge che tutela diritti umani e clima, cosa verrà dopo? 

Leggi anche Sulle semplificazione si spacca la maggioranza all’Europarlamento: ok all’Omnibus I

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie