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giovedì, Maggio 30, 2024

Diritto alla riparazione, direttiva verso l’entrata in vigore

Consiglio e Parlamento raggiungono un accordo su uno dei capisaldi dell’economia circolare, il diritto alla riparazione con la Direttiva right to repair (R2R), una proposta di legge che mira a ridurre gli sprechi e a sostenere il settore delle riparazioni, rendendo le riparazioni dei prodotti più accessibili e convenienti. Dopo l’approvazione definitiva, gli Stati avranno due anni di tempo per adeguarsi

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Redazione EconomiaCircolare.com

La riparazione dei beni sarà un diritto nell’Unione europea. Almeno nei limiti dell’accordo che Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto giovedì scorso sulla direttiva proposta dalla Commissione che garantisce e regola appunto il diritto alla riparazione (Direttiva right to repair, R2R). Obiettivo della direttiva è “ridurre gli sprechi e sostenere il settore delle riparazioni, rendendole più accessibili e convenienti”.

L’accordo, che integra le regole in arrivo sull’Ecodesign e sul greenwashing nell’ottica di una transizione green, è un passo avanti nello sforzo europeo di prolungare la durata di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e sostenere un’economia più sostenibile e circolare: “Con l’accordo – ha commentato Alexia Bertrand, Segretario di Stato belga per il bilancio e la protezione dei consumatori – l’Europa fa una scelta chiara a favore della riparazione anziché dello smaltimento. Facilitando la riparazione dei beni difettosi, non solo diamo una nuova vita ai nostri prodotti, ma creiamo anche posti di lavoro di qualità, riduciamo i rifiuti, limitiamo la nostra dipendenza dalle materie prime straniere e proteggiamo il nostro ambiente”.

Questa proposta è stata presentata dalla Commissione il 22 marzo 2023 e fa parte della Nuova agenda dei consumatori e del Piano d’azione per l’economia circolare. Essa integra altre recenti iniziative legislative volte a promuovere il consumo sostenibile, come il Regolamento ecodesign, che promuoverà la produzione di prodotti riparabili, e la direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, che consentirà ai consumatori di prendere decisioni di acquisto più informate.

Leggi anche: A breve operativo il Regolamento ecodesign: ecco cosa prevede

Obiettivo: riparazioni più facili e convenienti

 “Molto spesso, quando l’aspirapolvere, la lavastoviglie, la macchina da caffè o qualsiasi altro prodotto si rompe o è difettoso, è più facile disfarsene e comprarne uno nuovo piuttosto che farlo riparare, soprattutto quando la garanzia legale è scaduta”, ricorda il Consiglio.

Le nuove norme, nell’intenzione dei legislatori, dovrebbero essere in grado di rendere la vita dei beni più lunga grazie al diritto di avere, dopo la scadenza della garanzia legale, riparazioni più facili e convenienti.

Le misure centrali dell’accordo raggiunto in sede di trilogo sono:

  • Obbligo di riparazione. La direttiva prevede l’obbligo per il produttore di riparare prodotti domestici comuni come lavatrici, aspirapolvere e persino smartphone. Altri prodotti si potranno aggiungere nel corso del tempo: la Commissione potrà introdurre requisiti di riparazione per i nuovi prodotti, attraverso il Regolamento ecodesign, che saranno quindi aggiunti all’elenco dei prodotti coperti dalla direttiva R2R (Allegato 2);
  • Modulo europeo di informazione. In parallelo con l’obbligo di riparare, i produttori saranno tenuti a informare i consumatori di questo obbligo. La direttiva propone un modulo europeo sulle riparazioni che i riparatori possono offrire ai consumatori, con informazioni chiare come le condizioni di riparazione, il tempo per terminare i lavori, i prezzi, i prodotti sostitutivi, ecc;
  • Tempi e prezzi “ragionevoli”. Il testo concordato prevede che i produttori effettuino le riparazioni necessarie entro un tempo ragionevole e, a meno che il servizio non sia fornito gratuitamente, anche a un prezzo ragionevole, in modo da incoraggiare i consumatori a scegliere la riparazione. Tuttavia, l’accordo mantiene anche il diritto dei consumatori di scegliere tra la riparazione e la sostituzione dei prodotti difettosi entro il periodo di responsabilità del venditore incluso nella garanzia.
  • Accesso semplice ai prezzi delle riparazioni. L’accordo obbliga i produttori a fornire informazioni sui pezzi di ricambio nel loro sito web, a renderli disponibili a tutte le parti del settore della riparazione a un prezzo ragionevole
  • Un anno di garanzia sui riparati. Viene garantita l’estensione di un anno della garanzia legale per i beni riparati. Questo periodo può essere ulteriormente prolungato dagli Stati membri;
  • Vietato ostacolare la riparazione. È stato introdotto il divieto per i produttori di utilizzare clausole contrattuali, tecniche hardware o software per ostacolare le riparazioni. In particolare, non dovranno ostacolare l’uso di pezzi di ricambio di seconda mano o stampati in 3D da riparatori indipendenti;
  • Piattaforme per la riparazione. Per facilitare il processo di riparazione, verrà creata una piattaforma online europea, con sezioni nazionali, attraverso la quale i consumatori potranno trovare negozi di riparazione locali, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di articoli difettosi o iniziative di riparazione gestite dalla comunità, come i repair cafè;
  • Misure a favore della riparazione. Ogni Stato membro dovrà introdurre almeno una misura per promuovere le riparazioni, come buoni e fondi per le riparazioni, campagne informative, corsi di riparazione o sostegno agli spazi di riparazione gestiti dalla comunità, oppure, una riduzione dell’aliquota IVA sui servizi di riparazione.

Leggi anche: La direttiva sul Greenwashing a un passo dal traguardo dopo il voto all’Europarlamento

Cosa manca ancora all’entrata in vigore

Dopo l’adozione definitiva della direttiva da parte del Consiglio e del Parlamento e la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepirla nel diritto nazionale.

Secondo René Repasi (S&D, DE), Rapporteur del provvedimento all’Europarlmento, “in futuro sarà più facile ed economico far riparare i prodotti invece di acquistarne di nuovi e costosi”.

I limiti della direttiva

“È giunto il momento che l’UE compia questo passo nella giusta direzione per contrastare le tattiche dei produttori che costringono i consumatori a comprare sempre nuovi pezzi di ricambio per problemi minori, perpetuando uno spreco sistemico di risorse”, ha detto Jean-Pierre Schweitzer, Policy Manager for Circular Economy di European Environmental Bureau (EEB) a proposito del provvedimento. Ma ha aggiunto che “limitare questo provvedimento solo a una manciata di prodotti è una grande occasione persa per rivoluzionare i prodotti sostenibili e ampliare i diritti dei consumatori e dei riparatori in Europa”.

La coalizione “Right to Repair Europe“, che rappresenta più di 130 organizzazioni, si rallegra del fatto che i consumatori europei avranno un migliore accesso alle riparazioni a prezzi accessibili per alcuni prodotti selezionati, ma chiede regole più ampie: “Serve una legislazione più ampia sul diritto alla riparazione che copra più categorie di prodotti durante il prossimo mandato. Purtroppo, la legge attuale non offre un accesso più ampio a un maggior numero di informazioni sulla riparazione e di pezzi di ricambio e non dà priorità alla riparazione nell’ambito della garanzia legale”. Inoltre punta il dito contro la possibilità di sostituzione nel caso di danni: “L’incentivo è ancora inferiore rispetto all’offerta di sostituzione, che attualmente prevede una copertura aggiuntiva di garanzia legale di due anni. È quindi più probabile che i consumatori optino per la sostituzione piuttosto che per la riparazione”.

Sulla stessa linea Thomas Opsomer, iFixit: “Si tratta di una pietra miliare importante, che rende ancora più deplorevole il fatto che le disposizioni chiave di questa legislazione, che dovrebbe essere onnicomprensiva, coprano alla fine solo pochi prodotti”.

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