Elettronica solidale, la coop che rigenera i pc e li dona agli studenti

“Donate computer usati e ancora in buone condizioni”: è l’appello rivolto alle aziende dalla cooperativa sociale Reware, che rigenera e mette a disposizione gratuitamente computer per sostenere il diritto allo studio nelle famiglie in difficoltà economica

Alessandra De Santis
Alessandra De Santis
Educatrice e comunicatrice ambientale, per il giornale si occupa di applicazioni web e multimediali e di coordinamento esecutivo. Dal 2016 collabora con il CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, dove segue progetti per costruire una maggiore consapevolezza sui modelli di produzione e consumo sostenibili. Dal 2017 coordina il lavoro di mappatura per l'Atlante Italiano dell'Economia Circolare. Nel 2020 contribuisce all'ideazione e al lancio della rivista EconomiaCircolare.com. Presidente di Editrice Circolare Soc. Coop. editrice di EconomiaCircolare.com

“Donate computer usati e ancora in buone condizioni”: è l’appello rivolto alle aziende dalla cooperativa sociale Reware, che rigenera e mette a disposizione gratuitamente computer per sostenere il diritto allo studio nelle famiglie in difficoltà economica.

La didattica a distanza ha rappresentato l’unica risposta possibile per la scuola alla doppia necessità di “restare a casa” e garantire a studentesse e studenti di concludere l’anno scolastico. Uno sforzo collettivo oggettivamente imponente, per un Paese che sulla digitalizzazione del sistema d’istruzione in passato ha investito forse non poco ma sicuramente male. Restano però da affrontare la questione del divario digitale, con ampie parti del Paese non coperte adeguatamente dalla connessione a Internet, e soprattutto quella della difficoltà per tante famiglie di dotarsi degli strumenti tecnologici necessari. 

Una didattica con troppa distanza 

Spesso insegnanti e alunni si sono dovuti attrezzare con i propri mezzi: pc e connessione internet. “Questo ha creato un problema enorme: nelle prime due settimane tanti alunni non hanno potuto partecipare alle videolezioni” commenta Giulia Berlanda, docente dell’XI Istituto Comprensivo Antonio Vivaldi di Padova. “Non tutte le famiglie – spiega l’insegnante – possono permettersi un computer e una rete fissa, ci sono contesti di forte povertà”. All’assenza dei dispositivi si aggiunge il problema della quantità. “In molte case, con più figli impiegati nella lezioni a distanza e i genitori in smart working, un solo pc non è sufficiente, e acquistarne uno per ogni componente della famiglia non è sostenibile”. Il Ministero dell’Istruzione, dopo avere chiesto ai dirigenti scolastici di raccogliere i fabbisogni delle famiglie, ha stanziato 85 milioni di euro per la didattica a distanza. Di questi, 70 milioni – tra gli 8 e i 15 mila a scuola – sono dedicati all’acquisto di dispositivi digitali individuali da dare in comodato d’uso. Per le scuole del primo ciclo sono poi arrivati altri 80 milioni di euro con un secondo stanziamento del ministero.

“Con l’aggiunta di un piccolo fondo interno alla scuola, noi siamo riusciti ad acquistare 70 computer e alcune chiavette internet” racconta Berlanda. “Il nostro istituto ha dato precedenza agli alunni con disabilità, per cercare di garantirne l’inclusione, e successivamente agli alunni di terza media, che devono sostenere l’esame, e quinta primaria. Il vero disagio – conclude Berlanda – è non riuscire a dare a tutti gli stessi strumenti, perché il vero scopo di questa didattica è quello di mantenere viva la relazione con l’istituzione scolastica e tra gli alunni. Soprattutto in quei contesti familiari in cui, complici le difficoltà economiche e la marginalità sociale, il legame è già labile”.

Hi-tech per tutti

Reware – L’informatica Sostenibile, cooperativa sociale di Roma mappata nell’Atlante Italiano dell’Economia Circolare, ha mette in campo una importante iniziativa finalizzata proprio a dare sostegno alle famiglie che non dispongono di computer e tablet e che non possono permettersi di acquistarli. 

Dal 2013 Reware si occupa di rigenerare i computer dismessi dalle grandi aziende per rivenderli, prevenire la produzione di rifiuti elettronici e fornire tecnologie informatiche economiche a tutti. In questi giorni la cooperativa sta mettendo a disposizione le proprie competenze. “Noi, nel nostro piccolo, stiamo resistendo – ci dice Nicolas Denis, presidente della coop  -. Abbiamo chiuso il negozio al pubblico ma per fortuna le vendite online ci permettono di sopravvivere, e visto che siamo in grado di farlo, abbiamo lanciato un nuovo progetto per dare un contributo alla collettività aiutando le famiglie più fragili“. C’è un gap che può essere colmato con atti di generosità.

L’iniziativa si chiama “Elettronica Solidale” e cerca di mettere insieme due esigenze: quella delle aziende di smaltire computer in disuso e quella delle scuole di colmare il divario tra gli strumenti necessari per seguire le lezioni da remoto e le forniture elettroniche realmente presenti nelle case degli studenti. Possono presentare offerta di donazione le imprese private: “Ci piacerebbe poter render concreta l’iniziativa – dichiara Denis -. Abbiamo già ricevuto una buona decina di richieste da scuole di tutta Italia. Ora serve far arrivare l’appello alle aziende”. 

Reware si impegna a distribuire gratuitamente il 20% dei computer rimessi a nuovo direttamente alle scuole che poi dovranno individuare i nuclei familiari a cui affidarli o donarli. I criteri di assegnazione dei pc agli istituti scolastici sono tre:

  1. scuole pubbliche di ogni ordine e grado; 
  2. massimo 10 computer a scuola; 
  3. assegnazione dei computer in base all’ordine di adesione alla all’iniziativa. 

Le scuole interessate a entrare nella lista dei potenziali beneficiari devono scrivere dalla loro PEC ufficiale alla PEC della coop:  reware@legalmail.it   

Le aziende interessate a donare i computer devono scrivere a dismetti@re-ware.it inviando un inventario, anche molto semplificato, del materiale che intendono dismettere. Reware si occuperà sia del ritiro sia delle consegne tramite corriere.

Qui, per maggiori informazioni: https://coop.reware.it/elettronica-solidale/

AGGIORNAMENTO DEL 5 GIUGNO 2026

Reware aggiornamenti 2026: più che ricondizionato, un modello di lavoro etico e circolare

Nel panorama del ricondizionato, Reware si distingue non come un semplice rivenditore, ma come un ecosistema di valori. Nata come Società Cooperativa e Impresa Sociale a Roma, questa realtà affonda le sue radici in un’esperienza precedente di attivismo digitale (“Binario etico”), da cui ha ereditato una missione che va ben oltre il profitto. Il loro approccio si basa sul concetto di lavorattivisti“, un termine da loro coniato che fonde l’impegno del lavoratore con la passione dell’attivista. Questa filosofia si traduce in una struttura aziendale diversa: un modello orizzontale dove i nove soci lavoratori percepiscono la stessa retribuzione oraria e le decisioni vengono prese collettivamente, rifiutando le logiche di estrazione del valore tipiche del settore. Una delle loro conquiste più significative è l’adozione del contratto nazionale dei metalmeccanici (CCNL), ben più tutelante di quello standard per le cooperative, a testimonianza di come la dignità del lavoro sia un pilastro centrale del loro progetto.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da EconomiaCircolare.com (@economia_circolare_com)

La loro strategia circolare è evidente a partire dalla scelta della “materia prima seconda”: Reware si concentra quasi esclusivamente su computer di linea “business” o “professional” provenienti da dismissioni aziendali. La standardizzazione di lotti omogenei semplifica diagnosi e riparazioni. C’è poi da tenere presente che le aziende sostituiscono spesso i parchi macchine per ragioni fiscali di ammortamento, non per obsolescenza, immettendo sul mercato dispositivi di alta qualità con un enorme potenziale di vita residua. Inoltre questi computer sono progettati per durare ed essere riparabili, in netto contrasto con i prodotti consumer “usa e getta”. Tra le loro peculiarità, l’aver scelto l’indipendenza dalle piattaforme del settore della rigenerazione, costruendo un canale di vendita diretto (online e nel negozio fisico a Roma). Questa scelta permette di offrire un servizio che è diventato quasi una rarità al giorno d’oggi: un rapporto umano. Rispondono al telefono e, prima di vendere un prodotto, pongono la domanda fondamentale: “Che ci devi fare?”. In questo modo offrono una consulenza onesta per trovare la soluzione più adatta, incarnando un modello dove la sostenibilità ambientale e sociale non è uno slogan, ma il motore stesso dell’impresa. Per saperne di più, leggete l’articolo completo con gli aggiornamenti 2026.

Foto in copertina di Francesca Romana Nesci

© Riproduzione riservata