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sabato, Aprile 20, 2024

“Non solo prodotti finiti e non solo rifiuti post consumo”. L’EPR tessili secondo Astri

I commenti e le proposte di emendamento di Astri Recycling, l'Associazione tessile riciclato italiana, allo schema di decreto sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) per i tessili

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, un passato nell’associazionismo e nella ricerca non profit, collabora con diverse testate

Allargare il perimetro della responsabilità estesa del produttore (EPR) per i rifiuti tessili: non dovrà interessare solo i prodotti finiti ma anche gli intermedi (filati e tessuti), coinvolgendo nella responsabilità non solo i brand della moda e la distribuzione ma anche i produttori lungo la filiera. E dovrà interessare non solo rifiuti post consumo ma quelli delle attività produttive (rifiuti speciali). E, soprattutto, è auspicabile attendere le norme europee sull’ecodesign. Queste le direttrici delle osservazioni che Astri Recycling, l’Associazione tessile riciclato italiana, ha inviato al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) riguardo lp schema di decreto EPR tessili in fase di consultazione.  Un testo che, secondo l’associazione, “non corrispondente alle esigenze del settore”. In particolare sarebbero stati trascurati “i segmenti a monte della filiera che si occupano della gestione del fine vita dei prodotti tessili e in particolare delle operazioni di preparazione al riutilizzo e riciclo”.

Ancora una volta, come abbiamo avuto modo di raccontare, le perplessità degli operatori sembrano appuntarsi su una sottovalutazione del ruolo della filiera già esistente di raccolta, selezione, riuso e riciclo dei rifiuti tessili.

Attendere l’approvazione del regolamento sull’ecodesign

Secondo Astri non si può ignorare il contesto europeo. Il 30 marzo 2022 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento che stabilisce il quadro per l’elaborazione delle specifiche di progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e abroga la direttiva vigente (2009/125/CE) sull’ecodesign. “Per evitare provvedimenti distonici che potrebbero creare barriere normative all’effettivo riciclo del prodotto tessile”, leggiamo nelle osservazioni che ASTRI ha inviato al ministero, nella formulazione del decreto EPR si dovrà tenere “in debita considerazione” la prossima adozione della proposta di modifica alla Direttiva Ecodesign. Cosa voglia dire “debita considerazione” ce lo spiega Fabrizio Tesi, presidente di ASTRI: “Riteniamo che sarebbe giusto aspettare le indicazioni dell’Europa. Altrimenti si corre il rischio che arrivino decisioni diverse rispetto alle scelte nazionali”.

Leggi anche: Novità per i rifiuti tessili: la bozza di decreto sulla responsabilità estesa del produttore (EPR)

Perimetro e produttori

L’associazione tessile riciclato non condivide la scelta di limitare le responsabilità ai soli produttori e distributori di capi finiti. Invece, sostengono le imprese, “non può esservi responsabilità condivisa senza il diretto coinvolgimento di tutti gli attori della filiera”. “Spostare la responsabilità lontano da chi produce, significa collocare gli interessi di fasi essenziali per la gestione dei rifiuti tessili – come la selezione, la preparazione al riutilizzo, il riciclo e il reimpiego delle Materie Prime Seconde (MPS) – in un comparto che non ha né le competenze, né l’interesse ad occuparsene”. Col rischio, scrive ASTRI nelle osservazioni, di ottenere “risultati simili a quelli che si sono potuti registrare nella gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), per i quali l’Italia è terz’ultima in Europa nel raggiungimento dei target di riciclo”.

Quindi i prodotti da sottoporre a regime EPR (articolo 2, comma 2) dovrebbero essere “il prodotto grezzo, semilavorato, lavorato, semimanufatto, manufatto, semiconfezionato o confezionato, esclusivamente composto di fibre tessili, qualunque sia il procedimento di mischia o di unione utilizzato” (si chiede invece di escludere le calzature e gli accessori non tessili). Per questo viene proposto di includere nella definizione di “produttori” ai fini dell’EPR anche “i produttori di filato, i produttori di tessuto e i produttori di accessori”. Soggetti che, di conseguenza, entrerebbero di diritto nei consorzi.

Nell’EPR tessili non solo post consumo

Secondo l’Associazione tessile riciclato italiana, la responsabilità estesa del produttore dovrebbe coinvolgere anche i rifiuti pre-consumo, quelli generati dalle imprese durante la produzione. “Il finanziamento per la gestione dei rifiuti tessili provenienti da nuclei non domestici – leggiamo nelle proposte di emendamento – è a carico dei produttori dei prodotti tessili indipendentemente dalla data di immissione sul mercato. Il finanziamento garantisce la copertura dei costi delle operazioni di ritiro e di trasporto dei predetti rifiuti conferiti nei luoghi autorizzati ed individuati dai produttori nella propria rete logistica di raccolta, stoccaggio e trasporto, nonché le operazioni di trattamento, di recupero e smaltimento”.

Allargare il perimetro della responsabilità estesa del produttore (EPR) per i rifiuti tessili: non dovrà interessare solo i prodotti finiti ma anche gli intermedi (filati e tessuti), coinvolgendo nella responsabilità non solo i brand della moda e la distribuzione ma anche i produttori lungo la filiera. E dovrà interessare non solo rifiuti post consumo ma quelli delle attività produttive (rifiuti speciali). E, soprattutto, è auspicabile attendere le norme europee sull’ecodesign. Queste le direttrici delle osservazioni che Astri Recycling, l’Associazione tessile riciclato italiana, ha inviato al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) riguardo lp schema di decreto EPR tessili in fase di consultazione.  Un testo che, secondo l’associazione, “non corrispondente alle esigenze del settore”. In particolare sarebbero stati trascurati “i segmenti a monte della filiera che si occupano della gestione del fine vita dei prodotti tessili e in particolare delle operazioni di preparazione al riutilizzo e riciclo”.

Ancora una volta, come abbiamo avuto modo di raccontare, le perplessità degli operatori sembrano appuntarsi su una sottovalutazione del ruolo della filiera già esistente di raccolta, selezione, riuso e riciclo dei rifiuti tessili.

Leggi anche: Greenwashing, Iraldo: “Sulla direttiva Green Claim l’Ue abbassa l’asticella”

Eco contributo

Questi costi dovrebbero essere, secondo l’associazione, in carico ai produttori. “Se non si vuole mandare in discarica gli scarti di produzione il contributo ambientale dovrà servire anche per gestire i rifiuti speciali – sottolinea Tesi -. Bisogna creare le condizioni economiche per poterlo fare”. Condizioni economiche ma anche burocratiche, per semplificare la vita alle imprese che dovranno valorizzare questo tipo di rifiuti. Anche perché, spiega ancora il presidente dell’associazione, l’Italia pur essendo “il primo produttore di moda mondiale, non ha sufficienti materie prime tessili riciclate, che deve in larga parte importare”.

Tra le critiche mosso dell’associazione pratese allo schema di decreto EPR, quella di favorire il riuso a scapito del riciclo (come, peraltro, previsto della gerarchia europea dei rifiuti). “Sembra emergere – è l’opinione di Astri – che le pratiche di prevenzione siano state valorizzate a discapito di quelle del riciclo”. A chi di riciclo si occupa, questo non va giù. Perciò, tra gli impieghi dell’eco contributo (Art. 4, comma 2, comma 5) oltre alla copertura dei costi della prevenzione, riutilizzo e riparazione, ASTRI aggiunge anche “preparazione al riciclo, riciclo”. Parte dei fondi, infine, potrebbe essere destinata a sostenere “l’eventuale fase di reshoring” per quelle attività di preparazione al riciclo che oggi, per ragioni legate ai costi della manodopera, sono svolte all’estero.

Allargare la governance dei consorzi

La richiesta di allargamento del perimetro dei beni e dei soggetti coinvolti nell’EPR porta con sé quella dell’ampliamento dei protagonisti della governance dei futuri consorzi. Governance che, secondo ASTRI, andrà regolata con la predisposizione di “statuti tipo” che dovranno “includere

necessariamente la presenza di tutti i rappresentanti dei segmenti della filiera al fine di garantire la tutela degli interessi degli attori coinvolti”. Per questo (Art. 9, comma 1) la partecipazione di “distributori, raccoglitori, trasportatori, riciclatori e recuperatori” ai sistemi di gestione dovrebbe essere non “possibile” (e quindi lasciata alla scelta dei produttori) ma obbligatoria.

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Agevolare il mercato delle materie prime secondarie

L’Associazione ritiene importante, come recitano le osservazioni, “garantire la costituzione e la successiva corretta gestione di un marketplace delle Materie Prime Seconde (MPS) in grado di garantire la corretta allocazione delle suddette tutelando le logiche proprie del libero mercato e della concorrenza”. Spiega Tesi: “Andrebbe esteso quello che oggi si fa con gli ex mercuriali (listini del prezzo medio di una merce, emanato a cura delle Camere di commercio, ndr) delle Camere di commercio di Milano, Firenze e Prato, con cui si danno valori economici e indicazioni per una lista di sottoprodotti e post consumo. Questo, in attesa dell’end of waste, rende più facili gli scambi commerciali e più trasparente il mercato”.

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