In un mondo sempre più connesso, internet è diventato uno strumento indispensabile che influisce su quasi ogni aspetto della vita quotidiana: dall’accesso istantaneo alle informazioni alla capacità di mantenere in contatto persone e comunità su scala globale, la sua importanza non può essere sottovalutata. Le aziende operano online, le relazioni si formano e si mantengono attraverso reti sociali e l’istruzione si sviluppa in ambienti virtuali, rendendo Internet un pilastro della società moderna.
Tuttavia la digitalizzazione su vasta scala porta con sé sfide ambientali significative: i data center che alimentano la nostra insaziabile sete di (conservare i) dati consumano enormi quantità di energia (spesso alimentata da fonti fossili) contribuendo, quindi, all’inquinamento e ai cambiamenti climatici. Uno studio pubblicato nel 2017 – divulgato dal Guardian – ha stimato che l’industria ICT potrà arrivare ad utilizzare fino al 20% dell’elettricità mondiale entro il 2025 con un impatto ambientale paragonabile a quello dell’intera flotta aerea.
La crescita esponenziale di internet, le connessioni sempre più veloci e l’intelligenza artificiale pongono quindi serie domande sul fabbisogno energetico del Pianeta.
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Una giornata per ricordare quanto pesa la nostra impronta digitale e per tagliarla in pochi click
Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento digitale e per far adottare – ad aziende, pubbliche amministrazioni e singoli cittadini – buone pratiche di decluttering digitale, nel 2020 è nata la Digital Cleanup Day.
Indetta da Let’s Do It World, si tratta della giornata dedicata a ripulire la nostra vita digitale così come, offline, avviene con iniziative come “Puliamo il Mondo”. Quest’anno la ricorrenza cade il 16 marzo.
L’insostenibile crescita dei dati prodotti e stoccati
Pensate che nel 2010 l’umanità ha prodotto 2 zettabyte di dati (come noto, uno zettabyte corrisponde a mille miliardi di gigabytes) e, secondo le stime, nel 2035 arriveremo a produrne 2000 l’anno (!). Per avere un’idea della mole dei dati conservata nei server, basti pensare che se volessimo stampare quelli contenuti in uno zettabyte non basterebbero tutti gli alberi del Pianeta.
Il problema peraltro non è solo legato alla produzione, ma anche all’accumulo dei dati considerando che, di anno in anno, nelle caselle di posta, nei cloud e, in generale, nei server continuiamo a stipare dati che, in gran parte, non verranno più consultati (pensiamo alle fotografie scattate a ripetizione). Tutto ciò crea non solo un problema fisico ricollegabile alla costruzione dei data center necessari a stipare i server, ma anche e soprattutto di natura energetica.
Come si legge sul portale dedicato all’iniziativa “il consumo illimitato di dati richiede oggi 3 volte più energia di quella che tutti i pannelli solari del mondo possono produrre!”.
Come ridurre la nostra impronta digitale
Approfittiamo del Digital Clean Up Day per mettere in pratica le buone regole.
Ecco quelli che potete adottare sin da subito.
Ripuliamo la casella di posta elettronica
Eliminiamo le email superflue, annulliamo la nostra iscrizione a newsletter che non leggeremo, impariamo ad organizzare i messaggi importanti (magari utilizzando i filtri) potendo così capire quali non lo sono e cancellarli quanto prima.
Disinstalliamo applicazioni inutilizzate
Liberare spazio sui dispositivi rimuovendo app che non vengono più utilizzate è una pratica ecosostenibile che aiuterà ad utilizzare meglio smartphone e pc. Immaginate di dover trovare qualcosa in una stanza ben in ordine o di effettuare la stessa ricerca nel caos: sia voi che il motore di ricerca interno del vostro device noterete subito la differenza.
Controlliamo periodicamente i dati che conserviamo e cancelliamo documenti, immagini e video non più necessari. Un trucco da utilizzare è quello di creare cartelle temporanee con un arco temporale ben delimitato (magari denominando la cartella come “roba da buttare marzo 2024”): trascorsi un paio di mesi sarà semplice verificare se nessun file presente al suo interno sia stato modificato dopo il 31 marzo e, in caso negativo, potremo cestinare l’intera cartella.
Creiamo un sistema di cartelle per i documenti e le foto, in modo che sia più semplice trovarli e, al contempo, sia meno probabile la loro duplicazione.
Valutiamo attentamente quali siano i dati da archiviare sul cloud e quali mantenere sul device tenendo ben presente che anche i servizi cloud hanno un impatto ambientale.
Perché è importante utilizzare in maniera efficiente i software di intelligenza artificiale (e inquinare meno)
Senza ombra di dubbio la più grande rivoluzione in campo digitale registrata nell’ultimo anno è la diffusione dell’intelligenza artificiale (a misura di quasi tutti): dai software utili per creare testi a quelli per inventare immagini o video, sono in tanti coloro i quali – per lavoro o per diletto – si cimentano nella sperimentazione o usano in maniera corrente diversi applicativi.
Quel che spesso non riusciamo a mettere a fuoco è l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale generativa. Quante emissioni sono ricollegabili a una ricerca su chat gpt (che magari nemmeno cancelliamo)? E per addestrare un bot?
Come ricorda Lorenzo Tecleme sulle pagine di Valori in un approfondimento che riporta diversi numeri, uno studio danese, condotto da Kasper Groes Albin Ludvigsen, fondatore della Danish Data Science Community, descrive uno scenario «estremo» che tuttavia rimane un’ipotesi da prendere in considerazione.
In base ai suoi calcoli se tre miliardi di persone utilizzassero ChatGPT4 ogni giorno per effettuare quotidianamente una trentina di ricerche, in vent’anni avremo una nuova bomba climatica considerando che verrebbero generate più di un miliardo di tonnellate di CO2.

I sistemi di Intelligenza Artificiale sono ancora lontani dall’essere usati quotidianamente da tre miliardi di persone, ma, al contempo, va considerato che tali strumenti sono sempre più diffusi e impattano significativamente sul consumo di energia, considerato che il loro addestramento e operatività richiedono grandi quantità di risorse computazionali.
Tuttavia, esistono accortezze che gli utenti possono adottare per mitigare il proprio impatto energetico.
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Come ridurre l’impatto ambientale dell’AI
Ecco alcuni consigli pratici che potreste iniziare ad adottare sin da subito qualora doveste utilizzare software di intelligenza artificiale.
Addestrare modelli più piccoli
L’addestramento di un AI è un processo che permette al modello di imparare a svolgere compiti specifici basandosi su esempi e feedback. Qualora si dovesse ricorrere a tale funzione e quando possibile, è opportuno utilizzare modelli di AI più leggeri che hanno bisogno di una quantità inferiore di energia per l’addestramento e l’inferenza.
Transfer Learning
Adottate tecniche di transfer learning che permettono di riutilizzare modelli pre-addestrati e di adattarli a nuovi compiti, riducendo così il bisogno di un addestramento prolungato da zero.
Efficientare l’addestramento
Utilizzate algoritmi e tecniche di addestramento efficienti per ridurre il numero di operazioni computazionali necessarie.
Cancellare ciò che è inutile
Come avviene nel caso di computer, smartphone o per la casella mail, per la corretta gestione dei dati è necessario fare regolarmente pulizia eliminando i dataset duplicati o inutili nonchè chat e dati vecchi.
Nel caso di chatbot o di servizi di messaging basati su IA, ripulire le conversazioni non più necessarie può aiutare a ridurre il carico sul server e ad utilizzare meglio lo spazio di archiviazione. Allo stesso tempo cancellate le immagini, i video, le canzoni generate che non vi servono o, in alternativa, salvatele sul pc e rimuovetele dal software.
Limitate le richieste non necessarie
Evitate di fare richieste superflue ai servizi di AI poichè ogni query può consumare energia.
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Il digital decluttering fa bene all’ambiente ma anche al nostri portafogli
Queste sono solo alcune delle operazioni che possono essere compiute e forniscono la misura di quanto l’azione di ognuno di noi possa contribuire a ridurre l’impennata dei consumi di dati e di energia. In tal modo contribuirete a contenere le emissioni di CO2 correlate e prolungherete la vita dei vostri dispositivi che troppo spesso vengono cambiati per “problemi di memoria”, ovverosia di spazio o per il fatto che quando traboccano di file e applicazioni, vanno lenti e sono meno performanti.
Un ulteriore beneficio del digital decluttering è il fatto che ci consente di disporre dei dati (che siano foto o richieste ai chatbot) in maniera più efficace riuscendo a far ordine e quindi a trovare ciò che cerchiamo più velocemente.
Buon Digital Clean Up Day a tutte e tutti.

AGGIORNAMENTO DEL 09/02/2026
Se fino a poco tempo fa la discussione sull’impronta ambientale del digitale si concentrava su streaming e email, l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale ha spostato l’asticella, rivelando una voracità energetica e idrica senza precedenti che richiede la nostra massima attenzione. Dati recentissimi, emersi tra il 2025 e il 2026, dipingono un quadro allarmante. Prendiamo il caso dell’Irlanda, diventata un vero e proprio hub tecnologico europeo: qui i data center sono passati dal consumare il 5% dell’elettricità nazionale nel 2015 a un impressionante 21% nel 2023, con proiezioni che sfiorano il 30% entro il 2032. Ma non è solo una questione di kilowattora. Uno studio olandese pubblicato sulla rivista Patterns ha calcolato che già nel 2025 l’impronta di carbonio della sola IA potrebbe eguagliare le emissioni annuali di un’intera metropoli come New York, emettendo fino a quasi 80 milioni di tonnellate di CO2.
Ancor più scioccante, se possibile, è il dato sul consumo d’acqua: per il raffreddamento dei server, si stima un fabbisogno idrico annuo paragonabile a tutta l’acqua in bottiglia consumata nel mondo in un anno, ovvero tra i 312 e i 765 miliardi di litri. Questa “sete” è aggravata da una cronica mancanza di trasparenza da parte dei colossi tecnologici, che spesso, non rendicontano il consumo “indiretto” di acqua, ovvero quella usata per produrre l’elettricità che alimenta i loro sistemi.
Di fronte a questa emergenza, le istituzioni iniziano a muoversi: l’Irlanda sta valutando di imporre ai nuovi data center di autoprodurre la propria energia, mentre la Germania ha già introdotto una legge che fissa rigidi parametri di efficienza (PUE) e l’obbligo di usare energia 100% rinnovabile entro il 2027**. La sfida è ormai chiara: governare la transizione digitale per evitare che il suo costo per il Pianeta diventi insostenibile.
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