L’estate è alle porte e, con essa, aumenta il desiderio di staccare la spina, magari scegliendo una vacanza che non pesi sull’ambiente. Un desiderio reale che un numero crescente di viaggiatori manifesta e che il settore turistico ha prontamente intercettato. Il risultato? Un’esplosione di offerte “verdi”, “eco-friendly” e “sostenibili” con hotel immersi nella natura, tour definiti a impatto zero e resort che promettono paradisi ecologici. Tuttavia, dietro questa patina color smeraldo, quante di queste promesse sono reali e quante, invece, nascondono una ben orchestrata operazione di marketing? Il rischio di incappare nel greenwashing turistico è concreto. Si tratta di una strategia di comunicazione che presenta come rispettosa dell’ambiente un’offerta che, in realtà, non lo è (o lo è solo in minima parte). L’obiettivo di questo articolo-guida è fornire strumenti pratici per smascherare il “falso verde”, diventando consumatori più critici e capaci di scegliere vacanze autenticamente sostenibili.
Le bandiere rosse: come riconoscere i segnali del finto ecologismo
Imparare a riconoscere il greenwashing è il primo passo per evitarlo. Esistono alcuni segnali d’allarme, più o meno evidenti, che dovrebbero farci drizzare le antenne. Così, se molte persone si lasciano guidare da bandiere verdi e blu, noi vogliamo anche spiegarvi come riconoscere quelle “rosse” che, di certo, non troverete a sventolare fuori dagli hotel.
Il più classico – quasi un archetipo del greenwashing alberghiero – è l’invito a riutilizzare gli asciugamani per “salvare il pianeta“ – pratica dalla quale nasce proprio il termine “green washing” – un gesto lodevole in sé, ma che diventa sospetto se è l’unica iniziativa ambientale messa in campo dalla struttura. Spesso, l’intento reale è solamente quello di abbattere i costi di lavanderia, senza un reale impegno complessivo.

Un altro campanello d’allarme è l’uso di un linguaggio vago e generico. Termini come eco-friendly, green, naturale o amico dell’ambiente, se non supportati da dati concreti e verificabili, sono solo contenitori vuoti. Una struttura realmente impegnata nella sostenibilità non ha difficoltà ad indicare, in dettaglio, ad esempio, la provenienza dell’energia che utilizza, la gestione dei rifiuti e la percentuale di cibo a km 0 utilizzato nelle cucine.
Attenzione anche alla tattica del “peccato nascosto”: si promuove un singolo, piccolo gesto virtuoso (le cannucce biodegradabili, l’acqua in brocca al ristorante), per poi distogliere l’attenzione da impatti ambientali ben più gravi, come una piscina enorme in una zona a rischio siccità o l’assenza di un sistema di gestione di riduzione dei rifiuti. Infine, diffidate delle immagini suggestive, ma ingannevoli, in strutture situate in luoghi paradisiaci del Pianeta: un lodge dall’estetica rustica e naturale può sembrare ecologico, ma potrebbe, invece, essere alimentato da generatori diesel inquinanti, gli stessi materiali di arredo potrebbero venire da filiere non sostenibili e i liquami della struttura essere scaricati senza un adeguato sistema di depurazione.

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Il labirinto delle certificazioni: quali sono davvero affidabili?
Di fronte alla difficoltà di verificare ogni singola affermazione, le certificazioni ambientali possono rappresentare un faro, a patto di saper distinguere quelle serie e rilasciate da terze parti da quelle auto-prodotte. Un’etichetta ambientale credibile è, infatti, sempre rilasciata da un ente terzo indipendente, dopo un processo di verifica basato su criteri rigorosi e trasparenti.
Tra le certificazioni più autorevoli a livello europeo per il settore turistico c’è l’Ecolabel UE. Questo marchio, volontario e riconosciuto in tutta l’Unione, garantisce che la struttura certificata rispetti criteri severi in ambiti come il risparmio energetico e idrico, la riduzione dei rifiuti e l’uso di fonti rinnovabili. Ad aprile 2024, in Europa, circa 550 strutture turistiche avevano ottenuto questa certificazione.
Un altro punto di riferimento globale è il Global Sustainable Tourism Council (GSTC). Il GSTC non emette alcuna certificazione, ma stabilisce criteri standard internazionali (i Criteri GSTC) che fungono da linea guida per il turismo sostenibile a livello mondiale. Questi criteri si basano su quattro pilastri: gestione sostenibile, massimizzazione dei benefici socio-economici per la comunità locale, valorizzazione del patrimonio culturale e riduzione degli impatti negativi sull’ambiente. Una certificazione accreditata dal GSTC è quindi una solida garanzia.
Esistono anche altre etichette come Green Key, Legambiente Turismo in Italia. Il consiglio è sempre quello di visitare il sito dell’ente certificatore per capire quali sono i criteri adottati e per verificare che la struttura che ci interessa sia effettivamente presente nei loro registri.

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Le domande giuste: il potere del consumatore consapevole
Prima di prenotare, non esitate a diventare “investigatori della sostenibilità”: porre le domande giuste ad un hotel o ad un tour operator è un vostro diritto e un modo efficace per valutare la veridicità delle loro affermazioni. Una struttura trasparente e realmente impegnata sarà felice di rispondere. Ecco una checklist di domande dalla quale prendere spunto.
- Energia e Acqua: utilizzate fonti di energia rinnovabile (es. pannelli solari)? Avete installato sistemi per il risparmio idrico ed energetico (es. riduttori di flusso, lampadine a LED)?
- Rifiuti: come gestite la raccolta differenziata? Avete politiche per ridurre i rifiuti, in particolare la plastica monouso?
- Cibo: che percentuale dei prodotti alimentari da voi usati proviene da fornitori locali o da agricoltura biologica?
- Comunità locale: il personale impiegato proviene dalla comunità locale? Collaborate con guide, artigiani o altre imprese del territorio?
- Trasparenza: potete fornirci un report di sostenibilità o dati concreti sui vostri consumi e sulle vostre performance ambientali?
Un’azienda che risponde in modo evasivo o che si trincera dietro slogan generici, probabilmente ha qualcosa da nascondere.

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Oltre l’hotel: la sostenibilità è un’esperienza a 360 gradi
La scelta di una vacanza responsabile non si esaurisce nella selezione dell’alloggio, ma riguarda l’intera esperienza di viaggio. Significa preferire, quando possibile, mezzi di trasporto a basso impatto come il treno e, una volta giunti a destinazione, muoversi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.
E’ poi necessario sostenere l’economia locale in modo autentico acquistando prodotti di artigiani del posto, mangiando in ristoranti a conduzione familiare e scegliendo guide turistiche locali. Non basta che ci sia un logo di un ente locale: controllate dove sono stati prodotti anche per assicurarvi che i benefici economici del turismo ricadano sulla comunità che ci ospita.
Infine, essere turisti responsabili vuol dire rispettare la cultura e le tradizioni del luogo, chiedere il permesso prima di fotografare le persone e lasciare i luoghi naturali esattamente come li abbiamo trovati. Si tratta di piccoli gesti che, se adottati da tutti, possono contrastare gli effetti negativi dell’overtourism perché non c’è turismo sostenibile se non si pone un limite all’accoglienza di visitatori e non si trova un equilibrio con i territori e le popolazioni che ci ospiteranno.

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