Con il Regolamento 2026/405, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 2 marzo 2026, l’Unione Europea riscrive le regole per detergenti e tensioattivi introducendo un quadro nuovo che punta a rafforzare la tutela della salute umana e dell’ambiente senza ostacolare la libera circolazione dei prodotti nel mercato interno.
La maggior parte delle norme si applicherà dal 23 settembre 2029 ma l’impostazione del testo è già chiara: una parte crescente della fiducia nel sistema viene affidata a due pilastri, la qualità del dato digitale e la solidità delle prove di laboratorio.
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Il passaporto digitale per tracciabilità e circolarità
Tra gli elementi di maggiore impatto c’è il passaporto digitale di prodotto (DPP), destinato a diventare uno degli strumenti centrali del nuovo impianto. Il regolamento prevede infatti che i detergenti e i tensioattivi destinati all’utilizzatore finale siano accompagnati da un insieme di dati elettronici accessibili tramite supporto digitale, pensato per rendere disponibili informazioni sulla conformità del prodotto, sugli ingredienti, sulla sicurezza e sulla tracciabilità. L’obiettivo del legislatore europeo è rendere le informazioni più accessibili ai consumatori, più facili da reperire e consultabili anche prima dell’acquisto, compreso quello online. In questo modo il DPP può trasformarsi in uno strumento utile non solo per le autorità di vigilanza, ma anche per chi vuole sapere con maggiore immediatezza che cosa contiene un prodotto, quali garanzie offre e come si colloca rispetto agli obblighi europei. Ma il passaporto digitale riguarda da vicino anche le imprese.

Per i produttori significa entrare in una logica nuova, nella quale la conformità non passa più soltanto attraverso documentazione da conservare, ma anche tramite dati da organizzare, aggiornare e rendere disponibili in modo strutturato. Allo stesso tempo, il DPP può diventare uno strumento di semplificazione, perché si inserisce in una prospettiva di interoperabilità con altri sistemi europei e, dove possibile, punta a evitare duplicazioni. In particolare, il regolamento stabilisce che il passaporto digitale sia costruito su standard aperti e compatibili con altri sistemi europei di gestione dei dati di prodotto, così da consentire lo scambio automatico di informazioni tra piattaforme diverse. Questo significa, ad esempio, che i dati già richiesti da altre normative – come quelli previsti dal regolamento REACH per le sostanze chimiche, dal regolamento CLP per classificazione ed etichettatura o dai sistemi digitali europei legati al futuro quadro applicativo del Regolamento Ecodesign sulla progettazione sostenibile dei prodotti – potranno essere riutilizzati e integrati nel DPP senza dover essere duplicati.
Organizzando i dati in modo strutturato, le imprese possono ridurre sia i costi operativi nel lungo termine sia il carico burocratico, semplificare la gestione della conformità normativa. Inoltre, sarà più semplice tracciare e monitorare l’intera catena di fornitura, riducendo i rischi di non conformità e migliorando la reputazione sul mercato.
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La spinta al refill e alla circolarità
C’è poi un aspetto che parla direttamente all’economia circolare. Il regolamento tiene conto dei modelli di vendita in refill, cioè della ricarica, e collega anche a queste pratiche la disponibilità delle informazioni obbligatorie. In linea con il Green Deal europeo e il Piano d’azione per l’economia circolare, il regolamento promuove attivamente il riutilizzo degli imballaggi e il riciclo, incentivando i produttori a mettere i detergenti a disposizione dei consumatori in formati che consentano il riutilizzo e la ricarica. Questo approccio è in diretto collegamento con gli obiettivi di prevenzione dei rifiuti e di riduzione della produzione di plastica monouso.

La vendita in refill rappresenta un’opportunità significativa per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti per la pulizia, in quanto consente di abbattere i rifiuti derivanti dalla plastica e da altri materiali usati per gli imballaggi. Il regolamento sottolinea che i detergenti destinati alla vendita in modalità ricarica devono comunque rispettare le stesse norme di sicurezza, etichettatura e conformità previste per i prodotti convenzionali. Tuttavia, per facilitare la transizione verso modelli di consumo più sostenibili, vengono promosse misure per ridurre la burocrazia e semplificare l’applicazione delle normative, evitando duplicazioni nella comunicazione delle informazioni obbligatorie. Oltre a garantire la tracciabilità e la conformità dei prodotti, il passaporto digitale consente ai consumatori di accedere facilmente alle informazioni relative alla composizione del prodotto, alla sicurezza, alla biodegradabilità dei tensioattivi e alle informazioni utili per il riuso e il riciclo degli imballaggi.
In questa prospettiva il DPP non rafforza solo trasparenza e vigilanza, ma può accompagnare anche formule di consumo più sostenibili, nelle quali l’accesso al dato diventa parte integrante dell’esperienza d’uso del prodotto.
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La centralità dei test di laboratorio
Accanto alla dimensione digitale, il regolamento aggiorna anche il cuore tecnico della disciplina. Conferma i requisiti sulla biodegradabilità dei tensioattivi e introduce regole specifiche per i detergenti contenenti microrganismi, una categoria che negli ultimi anni ha assunto maggiore rilievo. In entrambi i casi, la conformità dei prodotti dovrà essere dimostrata attraverso prove tecniche dettagliate. Ed è qui che entrano in gioco i laboratori. Il regolamento, infatti, definisce nel dettaglio i criteri di biodegradabilità e i metodi di prova necessari a verificare la conformità dei tensioattivi. Prevede inoltre specifiche verifiche per accertare presenza e tipologia dei microrganismi: una parte essenziale del sistema dipenderà infatti dalla qualità delle prove di laboratorio.
Quanto più la conformità viene affidata ai test, tanto più diventa cruciale poter contare su risultati solidi, ripetibili e comparabili. Su questo fronte emerge il tema dell’accreditamento. Il regolamento prevede che i laboratori possano essere accreditati ai sensi del Regolamento 765/2008, ma ammette anche, in alternativa, la conformità ai principi di buona pratica di laboratorio o a norme internazionali riconosciute equivalenti. È una formulazione già presente in altri atti europei, ma che continua a lasciare aperta una questione importante: in un contesto in cui i risultati delle prove diventano così centrali, l’accreditamento resta lo strumento più robusto per attestare competenza tecnica, imparzialità e affidabilità, ma non viene considerata l’unica opzione possibile.
Focus sulla qualità delle acque
Il regolamento mira a ridurre il rischio ambientale derivante da tensioattivi non biodegradabili che, se scaricati nell’ambiente, possono compromettere la qualità delle acque e danneggiare gli ecosistemi. L’adozione di tecnologie avanzate per il trattamento delle acque reflue e il recupero di sostanze come il fosforo, combinato con l’introduzione di nuovi criteri di biodegradabilità per ingredienti ad alto impatto ambientale, rappresenta un passo significativo verso la protezione degli ecosistemi marini e d’acqua dolce.
Oltre ai limiti sull’uso di fosforo, il regolamento evidenzia l’importanza di innovare nelle tecnologie di trattamento delle acque reflue, al fine di ridurre l’impatto dei detergenti nell’ambiente. Le nuove tecnologie per il recupero e la depurazione del fosforo potrebbero rappresentare una soluzione cruciale per mitigare l’eutrofizzazione causata da sostanze chimiche persistenti. Gli impianti di trattamento delle acque reflue dovranno adattarsi a queste normative, prevedendo sistemi avanzati di filtrazione e separazione per ridurre i costi e l’impatto ambientale.
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*Articolo realizzato in collaborazione con Accredia
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