Valorizzare le idee innovative: l’esperienza degli hackathon transnazionali di CERES

Gli hackathon di CERES ridisegnano il concetto di formazione. Ecco come il progetto ha guidato 60 studenti e aziende partner attraverso 15 sfide in Europa, trasformando le complessità della transizione ecologica in idee di business concrete

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”. Dal 2021 lavora all'interno della squadra di EconomiaCircolare.com come redattrice. Da gennaio 2025 è socia della cooperativa Editrice Circolare

In occasione della conferenza internazionale I-ESA a Madeira, in Portogallo, ospitata dall’Istituto di ricerca Uninova, Instituto de Desenvolvimento de Novas Tecnologias, si è tenuto il terzo web talk del progetto CERES (Circular Economy Digital Innovation Hub), intitolato “Valorizzare le idee innovative, le proposte vincenti degli hackathon CERES”

L’incontro, moderato da Claudio Sassanelli, professore associato presso il Politecnico di Bari e arricchito dai contributi di Theodora Kallipolitou (Zelus) e  Josè Ferreira (Uninova), ha offerto una panoramica sui traguardi raggiunti dal progetto CERES, cui hanno partecipato 10 istituzioni europee, tra università, enti di formazione e consorzi aziendali.

Al centro del dibattito, l’impatto dei quattro hackathon transnazionali organizzati tra la fine del 2025 e marzo 2026 in Italia, Cipro, Bulgaria e Danimarca.

Come sono andati gli hackathon CERES?

Un hackathon, letteralmente hack (trovare soluzioni rapide e creative) e marathon (maratona) è un evento in cui programmatori, designer, esperti di marketing e appassionati di tecnologia si riuniscono per creare un prototipo software o hardware nel giro di pochissimo tempo, in genere 24 o 48 ore. 

Le iniziative organizzate finora sembrano muoversi su contesti puramente nazionali: dunque gli hackathon CERES sono intervenuti nel colmare questa lacuna, proponendo un modello d’azione distribuito in tutta Europa, unito da un focus tematico condiviso, cioè l’educazione all’economia circolare

Gli eventi si sono dimostrati uno strumento utile sia per studenti e professionisti, che per le aziende partner: per i primi si è trattata di un’opportunità per misurarsi con sfide reali e con la complessità della transizione ecologica, applicando sul campo le competenze acquisite tramite i curricula formativi e l’Hub Digitale di CERES.

Per le aziende partner si è rivelata invece una modalità per esplorare nuove prospettive di business, raccogliere idee e intercettare i migliori talenti emergenti.

Gli eventi, pur mantenendo un’anima comune basata sulla valutazione rigorosa dei pitch − secondo criteri di qualità, originalità, sostenibilità basata sulla triple bottom line, fattibilità ed efficacia comunicativa − hanno adottato formule organizzative e metodologie di mentoring differenti e adeguate ai singoli contesti locali.

Dai 5 giorni in formato ibrido dell’esperienza italiana, che ha visto il coinvolgimento di oltre 60 partecipanti provenienti da diversi atenei, fino alle metodologie di sandboxing e brainstorming creativo applicate nel PlayLab danese, i quattro hackathon hanno messo a sistema ben 15 sfide aziendali concrete

Leggi anche: Colmare il gap di competenze utili alla transizione circolare: al via i corsi avanzati di formazione CERES

Coinvolgere attivamente aziende e studenti

Nel corso del talk, Claudio Sassanelli ha posto una questione fondamentale nell’organizzazione di questa tipologia di eventi, cioè quella di come mantenere attivo l’entusiasmo da parte dei partecipanti, anche quando la pressione della sfida è significativa. Un premio in denaro è un’opzione, così come incentivare l’aspetto sociale dell’evento o utilizzare personaggi che richiamino l’attenzione di ragazze e ragazzi, come YouTuber, ma naturalmente non è sufficiente.

A questo proposito, Theodora Kallipolitou ha condiviso la sua esperienza sia come partecipante che come organizzatrice di hackathon: “Penso che sia molto importante la partecipazione attiva dell’azienda o dell’istituzione che pone la sfida. Ma se lo ‘sfidante’ non è coinvolto, la soluzione sarebbe concentrarsi su una delle fasi della sfida circolare. Anche se si conosce il problema, bisogna fare delle ipotesi come in una soluzione di pensiero sistemico”.

D’altra parte, coinvolgere le aziende in questi eventi è altrettanto complesso, in quanto il personale che dovrebbe occuparsi nel mentoring di solito lavora in quegli orari.
“Una soluzione, che ho già sperimentato con buoni risultati, ha detto Josè Ferreira  è dare alle aziende la possibilità di invitare gli studenti come stagisti o dipendenti. In questo modo le aziende scelgono i migliori e gli studenti sono motivati a lavorare in quell’azienda”.

Leggi anche: SPECIALE | Green Jobs

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie