lunedì, Dicembre 8, 2025

Tappi delle bottiglie, uno studio rivela il loro ruolo decisivo nella contaminazione da microplastiche

Uno studio francese ha rilevato contaminazioni da microplastiche in tutte le tipologie di bevande analizzate. Sorprende che i peggiori risultati arrivino dalle bottiglie in vetro, per via dei tappi. I problemi per la salute, invece, sono noti: potenziali effetti endocrini, riproduttivi, neurologici e metabolici

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Le microplastiche si trovano nelle bottiglie d’acqua, nelle bibite e negli alcolici. Purtroppo è una realtà che già da alcuni anni numerosi studi scientifici hanno evidenziato. L’ingestione attraverso alimenti e bevande rappresenta la principale via di esposizione per l’essere umano a queste particelle inferiori a 5 millimetri, capaci di arrivare ovunque, dagli ecosistemi fino al corpo umano. L’ultimo studio viene dalla Francia ed è particolarmente interessante perché ha esaminato gran parte delle bevande in commercio, tra cui acque minerali e di sorgente, bibite (cole, tè, limonate, acque aromatizzate al limone), birre e vini.

L’obiettivo dello studioMicroplastic contaminations in a set of beverages sold in France”, pubblicato sulla rivista Journal of Food Composition and Analysis e condotto da un gruppo di ricercatori dell’ANSES e dell’Université du Littoral Côte d’Opale non era soltanto misurare i livelli di contaminazione e la presenza di microplastiche nelle bevande, ma anche valutare l’influenza del tipo di contenitore: plastica, vetro, brick, lattina e cubitainer. I risultati hanno mostrato una presenza costante, ma variabile, di microplastiche. Le bottiglie in vetro hanno mostrato i livelli più alti di contaminazione rispetto a plastica, lattine o brick. Il principale responsabile di questa conclusione controintuitiva, come vedremo nel dettaglio, sono i tappi con cui le bottiglie di vetro vengono sigillate.

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I livelli di contaminazione per tipologia di bevanda

Ogni marca è stata campionata in sei esemplari dello stesso lotto produttivo, e tutte le analisi sono state condotte in condizioni controllate per evitare contaminazioni esterne. La contaminazione da microplastiche è stata variabile, ma onnipresente. Le concentrazioni medie sono risultate pari a 2,9 ± 0,7 particelle per litro (MPs/L) nelle acque. Ulteriori indagini hanno rivelato che le acque minerali tendevano a raggiungere livelli di microplastiche più elevati (3,7 ± 1,0 MP/L) rispetto alle acque di sorgente (1,6 ± 0,6 MP/L) e le versioni frizzanti mostravano valori leggermente superiori rispetto a quelle naturali. La variazione dovuta alle dimensioni e forme delle bottiglie è stata, invece, minima.

Più alti i valori medi delle acque aromatizzate al limone, pari a 8,6 ± 5,3. I valori medi nelle cole sono stati di 31,4 ± 16, 28,5 ± 13,1 nei , 45,2 ± 21,4 nelle limonate, 82,9 ± 13,9 nelle birre e 8,2 ± 3,3 nei vini. In tutte le bevande (acqua, bibite analcoliche, birra e vino) sono stati riscontrati solo due tipi di microplastiche: fibre e frammenti. Inoltre, il 96,9% delle microplastiche presenti nelle acque, il 93% nelle cole, il 93,4% nei tè, il 96,1% nelle limonate, il 92,7% nelle birre e il 72,9% nei vini erano in forma di frammenti, con dimensioni comprese tra 30 e 500 µm.

L’analisi dei polimeri ha evidenziato la presenza di diversi materiali plastici, tra cui poliestere, poliolefine, polimetacrilati, poliammidi, polistirene e PVC. Il cluster dei poliestere è risultato particolarmente abbondante nei contenitori in vetro per tutte le tipologie di bevande, soprattutto per tè (26,3 MP/L), limonate (28,5 MP/L), cole (33,2 MP/L) e birre (95,9 MP/L).

Altri studi in passato avevano confermato la presenza di microplastiche nelle acque: tra i più recenti uno condotto dalla Columbia University e dalla Rutgers University e pubblicato nel 2024 su Proceedings of the National Academy of Sciences: analizzando cinque campioni di tre marchi comuni, i ricercatori hanno rilevato tra 110.000 e 400.000 particelle per litro, con una media di circa 240.000, suggerendo che gran parte della plastica provenga dalla bottiglia stessa.

Un precedente studio del 2018 condotto dalla State University of New York di Fredonia e pubblicato su Frontiers in Chemistry aveva analizzato 259 bottiglie di undici marchi globali, rilevando microplastiche in circa il 93% dei campioni. La contaminazione variava da zero a oltre 10.000 particelle per litro, con una media di 325, confermando che almeno una parte della plastica derivava dall’imballaggio o dal processo di imbottigliamento.

Microplastiche
Fonte: Canva

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Il materiale del contenitore e i tappi incidono sulla qualità di microplastiche

L’aspetto più interessante della ricerca francese è sicuramente il fatto che a rivelarsi determinante è stato il contenitore. Le bottiglie in vetro hanno mostrato i livelli più alti di contaminazione rispetto a plastica, lattine o brick. Per esempio, nelle acque minerali in vetro sono stati registrati 4,5 MPs/L, contro 1,6 MPs/L nelle bottiglie di plastica. Le acque aromatizzate al limone hanno mostrato un contrasto netto tra contenitori: la minerale in vetro raggiunge 15 MPs/L, mentre la sorgente in plastica si ferma a 2,3 MPs/L.

Anche nei e nelle limonate il vetro risulta la fonte maggiore di contaminazione: nei tè sono state misurate fino a 26,3 MPs/L di particelle appartenenti al cluster dei poliestere, mentre nelle limonate la media è stata di 45,2 MPs/L, con picchi nelle bottiglie di vetro. Le cole più contaminate sono state quelle in bottiglie di vetro con 103,4 ± 44,1 MPs/L, rispetto a quelle in lattina (3,4 ± 2,1 MPs/L) o in plastica (2,1 ± 0,7 MPs/L). Al contrario, non è stata osservata alcuna differenza significativa tra contenitori di plastica e lattine.

La birra è risultata la bevanda più colpita, con una media di 82,9 MPs/L. I contenitori in vetro, soprattutto le bottiglie di grandi dimensioni, hanno mostrato i valori più alti, mentre le lattine e le bottiglie in plastica presentavano livelli più bassi. Nei vini le concentrazioni sono state inferiori (8,2 MPs/L), ma comunque variabili a seconda del tipo di confezionamento: vetro, plastica, brick o box.

Un esperimento specifico ha confermato che i tappi delle bottiglie di vetro rappresentano una fonte rilevante di contaminazione: la maggioranza delle particelle isolate nelle bevande corrispondeva al colore dei tappi e alla composizione della vernice esterna. Le prove di ricontaminazione condotte con capsule nuove hanno mostrato che già il solo processo di tappatura può rilasciare microplastiche nei liquidi.

Quali rischi per la salute degli esseri umani

bottiglie plastica riciclata

Una review del 2023 coordinata da Philip J. Landrigan e pubblicata su Annals of Global Health ha analizzato centinaia di studi sugli effetti della plastica sugli esseri umani, considerando l’intero ciclo di vita dei polimeri, dall’estrazione alla produzione, consumo e smaltimento. Lo studio evidenzia che micro e nanoplastiche, cariche di additivi chimici, possono entrare negli organismi viventi e agire come vettori di sostanze tossiche e patogeni, causando potenziali effetti endocrini, riproduttivi, neurologici e metabolici, con rischi particolarmente elevati per feti e bambini piccoli.

Gli studi hanno anche quantificato i costi sanitari legati all’esposizione a sostanze chimiche presenti nella plastica. Il lavoro di Landrigan stima che nel 2015 i danni globali alla salute legati alla produzione di plastica abbiano superato i 250 miliardi di dollari, mentre la ricercaChemicals Used in Plastic Materials: An Estimate of the Attributable Disease Burden and Costs in the United States”, pubblicata sul Journal of the Endocrine Society riporta che nel 2018 negli Stati Uniti i costi sanitari legati a malattie correlate alle sostanze chimiche della plastica siano stati superiori a 249 miliardi di dollari, pari all’1,22% del Pil.

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Togliere i tappi non basta: l’unica soluzione possibile contro le microplastiche

Tornando allo studio francese, gli autori chiariscono che la loro ricerca non fornisce un quadro esaustivo di tutte le bevande vendute in Francia, ma rappresenta un’indagine sistematica sul ruolo del packaging e dei tappi nella contaminazione da microplastiche. Confrontare gli studi sulle microplastiche è complicato a causa delle differenze nelle metodologie, nelle dimensioni delle particelle considerate, nei tipi di campione e nei volumi studiati, e nei Paesi in cui gli studi sono stati condotti. In ogni caso, i risultati confermano che l’imballaggio, e in particolare i tappi delle bottiglie di vetro, costituiscono una via importante di trasferimento di particelle plastiche nelle bevande destinate al consumo.

Una fase di pulizia prima del processo di tappatura può ridurre significativamente la contaminazione delle bevande. Tuttavia la pulizia dei tappi non rimuove tutte le microplastiche dal tappo. Se si vuole intervenire efficacemente, c’è solo un modo. La produzione mondiale di plastica è cresciuta da 1,5 milioni di tonnellate negli anni Cinquanta a oltre 400 milioni nel 2022. Il principale responsabile della diffusione dei rifiuti plastici nell’ambiente è stato proprio il packaging degli alimenti, che oltre a essere una fonte di inquinamento degli ecosistemi rappresenta un pericolo per la salute degli umani. Ridurre in maniera significativa la produzione di plastica, scoraggiarne il consumo e favorire il riutilizzo dei contenitori è dunque l’unica soluzione possibile.

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