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venerdì, Luglio 12, 2024

Gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici: le nuove istruzioni creano confusione

L’Italia dispone di una filiera del riciclo di grande prestigio, ma le nuove istruzioni operative per la gestione dei moduli a fine vita non aiutano gli operatori. L’intervista a Luca Fasolino, general manager di Ecoem Servizi

Simone Fant
Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

Lo scorso agosto è stato approvato dal Ministero della Transizione Ecologica la nuova versione delle Istruzioni Operative per la gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici degli impianti incentivati. Quella del trattamento dei moduli è una questione importante se consideriamo che – secondo le stime di Irena – entro il 2050 a livello mondiale si produrranno 78 milioni di tonnellate di rifiuti di pannelli solari fotovoltaici, con un in giro d’affare di 15 miliardi di dollari.

Di questo aggiornamento, il terzo negli ultimi 4 anni, ne abbiamo parlato con Luca Fasolino, general manager di Ecoem Servizi, sistema collettivo nazionale che si occupa della raccolta, ritiro, trattamento e riciclo dei RAEE.

Luca Fasolino, siete soddisfatti della nuova versione o vi aspettavate qualcosa di diverso?

Le istruzioni operative sono state aggiornate ben 3 volte negli ultimi 4 anni, creando non poca confusione ai soggetti responsabili di impianti fotovoltaici incentivati. A nostro parere l’aspetto che ci preoccupa maggiormente è la “retroattività”, il GSE (Gestore dei servizi energetici) infatti richiede di adeguarsi alle nuove istruzioni anche ai soggetti che hanno precedentemente usufruito o attivato le garanzie finanziarie presso i consorzi accreditati. Parliamo di migliaia di utenti, soprattutto professionali che si sono adoperati per rispettare i termini e gli adempimenti emanati, ma che oggi si vedranno caricati di nuovi oneri non pianificati. La platea è davvero ampia e dobbiamo considerare che molti soggetti responsabili negli ultimi anni hanno anche trasferito la proprietà dell’impianto, aggiungendo ad una difficoltà operativa anche una difficoltà oggettiva operando su scelte fatte e decise tempo addietro.

Per quanto riguarda le tempistiche invece?

Nemmeno le tempistiche ci confortano. Infatti nonostante le deroghe per adeguarsi siano cambiate tre volte, queste non sono state accompagnate da una sufficiente campagna di informazione, generando un effetto sorpresa nei confronti degli utenti. Era probabilmente necessario divulgare quante più informazioni possibili proprio per preparare i soggetti responsabili a pianificare il percorso più adatto alla loro casistica, considerando anche le nuove scadenze davvero ravvicinate.

Il valore della quota trattenuta dal GSE per gli impianti domestici sarà pari a 10 € per ogni singolo modulo fotovoltaico come garanzia delle operazioni di smaltimento. Si tratta di una cifra giusta?

È molto complesso affermare con certezza se la cifra sia giusta perché sono quote che dovranno coprire costi non attuali ma futuri. Basti pensare che questi moduli potrebbero essere raccolti tra svariati anni, o viceversa subire rotture a breve, o essere soggetti a revamping per via di attività di efficientamento. Stabilire con precisione i costi futuri è arduo, considerando il mercato sempre in evoluzione di materie prime, energia e costi logistici che incidono su tali operazioni. Anche la numerosità è un fattore che non si è considerato nella creazione di questo valore, basti pensare che €10/modulo sono assolutamente sufficienti per garantire tutte le operazioni in un impianto da 500 moduli, ma non lo sarebbero in un piccolo impianto da 30 moduli. Credo che ci sia un impatto considerevole nei confronti dei Soggetti Responsabili, soprattutto grandi impianti per cui le cifre diventano molti rilevanti e probabilmente si sarebbe potuto approfondire la tematica per queste casistiche ricercando soluzioni differenti.

Leggi anche: Si possono rendere circolari i pannelli fotovoltaici? Ecco le ricerche di ENEA

Quali sono oggi le criticità nella gestione dei pannelli a fine vita? 

Non si registrano particolari criticità nella gestione dei moduli fotovoltaici, sono anni che il nostro Paese sta lentamente aumentando la capacità produttiva per incrementare l’offerta di trattamento. La gestione del fine vita dei moduli è un argomento in cui sia il MITE che il GSE ripongono molto interesse, proprio perché questo ha ripercussioni sia economiche che di sicurezza ambientale, possiamo considerare l’Italia tra i Paesi più controllati e attenti a queste tematiche.

Ma si può sempre migliorare, giusto?

Sarebbe opportuno accrescere il coinvolgimento degli stakeholder creando dei tavoli tecnico-operativi che potrebbero supportare ed aiutare chi deve decidere. L’Italia dispone di una filiera del riciclo di grande prestigio, un mercato libero che ogni anno raggiunge obiettivi importanti e che può fare affidamento su molti esperti del settore. Negli ultimi anni inoltre il nostro Paese ha visto ridursi notevolmente il gap nel mondo del riciclo dei moduli fotovoltaici, con grandi investimenti nel comparto, mirati all’incremento dell’offerta del trattamento sia sotto l’aspetto strutturale che di logistica e servizi annessi. Gli Enti o le Istituzioni dovrebbero coinvolgere maggiormente gli operatori specializzati proprio per avvicinare quanto più possibile gli obiettivi che alcune direttive e regolamenti vogliono raggiungere, alle attività pratiche di chi tutti i giorni si adopera per il riciclo di moduli fotovoltaici.

Ogni tipologia di modulo solare richiede trattamenti diversi.  Avere una tipologia standard faciliterebbe le operazioni?

I moduli fanno parte di quella categoria di prodotti che probabilmente ha subito meno evoluzioni fisiche rispetto ad altre, basti pensare che i moduli di oggi sono fisicamente uguali se non simili a quelli venduti 15 anni fa. Questo perché gli investimenti in innovazione si sono concentrati soprattutto nello sviluppo di celle più performanti, che assorbano maggiore luce e che siano più efficienti. Ma il loro telaio, la forma e i materiali restano sostanzialmente gli stessi, se non consideriamo il 3% di moduli particolari che richiede una lavorazione ad hoc. Il restante 97% è composto da celle cristalline/film sottile/CIS/CIGS/CdTe che hanno una struttura similare, questo aiuta molto le operazioni di trattamento, facilitandone le attività di riciclo dei materiali.

Il 15% del modulo è fatto tendenzialmente di un mix di collante, silicio, contatti elettrici e rame. Quanto si può recuperare di silicio e rame?

In Italia disponiamo esclusivamente di impianti di trattamento che effettuano una lavorazione meccanica dei moduli fotovoltaici. Si separano prima delle componenti come ad esempio le cornici in alluminio, poi attraverso passaggi in macchinari speciali si prosegue con il recupero del vetro, delle celle e silicio, e dei restanti materiali che ne derivano. Volendo semplificare il processo, i moduli vengono sottoposti a più cicli di triturazione per poi passare nella fase di separazione che divide i metalli come (alluminio, ferro e rame) dall’elemento primario, ovvero il vetro. L’intero processo produce inoltre un mix di materiali (silicio e plastica) che rappresenta la parte non riciclabile della lavorazione. In sostanza le attuali tecniche ci consentono di riciclare fino al 88-90% del modulo fotovoltaico, generando all’incirca 17-18 chili di materie prime seconde per ogni pannello. Sarà pertanto utile concentrare i prossimi investimenti su nuove metodologie che consentano di incrementare la percentuale di riciclo dei moduli ed il recupero del silicio da ogni cella fotovoltaica.

Leggi anche: I pannelli fotovoltaici scendono in campo. Tutto quello che bisogna sapere sull’agrivoltaico

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