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venerdì, Luglio 12, 2024

Quel che serve al riutilizzo per sostituire la plastica: i suggerimenti per i negoziati di Parigi

Dal 29 maggio sono in corso a Parigi i negoziati per definire obiettivi, obblighi e modalità del trattato globale sulla plastica, promosso dall’Onu. Intanto un report, realizzato dall’università di Portsmouth e commissionato dal movimento Break Free From Plastic, spiega come incentivare i sistemi di riutilizzo

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Redazione EconomiaCircolare.com

Non ne avrebbe di certo bisogno, ma in questi giorni Parigi potrebbe passare alla storia ancora una volta: nella capitale della Francia, infatti, dal 29 maggio sono ripresi i negoziati per un trattato globale sulla plastica. Fino al 2 giugno le rappresentanti e i rappresentanti di 175 Paesi discuteranno degli obiettivi da stilare, gli obblighi da definire e, soprattutto, delle modalità da realizzare. L’adozione finale dovrebbe arrivare entro il 2024, così come stabilito dall’Onu, ma l’appuntamento transalpino, a detta delle esperti e degli esperti, è cruciale perché potrebbe dare la direzione definitiva.

Da una parte aziende fossili, industrie del settore e Stati come l’Arabia Saudita premono affinché il problema della plastica venga considerato unicamente come un rifiuto, con lo scopo, dunque, di migliorarne smaltimento e riciclo. Dall’altra le ong, alcuni Stati e gruppi di pressione spingono affinché venga messo al centro della discussione l’intero ciclo di vita, con l’obiettivo di ripensare l’intero modello produttivo.

A sostegno di questa seconda tesi, nella giornata di ieri è stato diffuso uno studio di 90 pagine che spiega come trasformare l’imballaggio dei prodotti, per ridurre significativamente la produzione di plastica e l’inquinamento. Il report di 90 pagine, pubblicato dal Global Plastics Policy Centre dell’università di Portsmouth, è stato commissionato dal movimento Break Free From Plastic. Si tratta di un lavoro molto approfondito, realizzato tra dicembre 2022 e febbraio 2023: sono state esaminate 320 riviste accademiche, svariate politiche aziendali, alcuni rapporti di ONG e casi di studio. Inoltre ricercatrici e ricercatori hanno condotto 55 interviste telefoniche con specialiste e specialisti del riutilizzo e della ricarica, imprese, ONG, multinazionali, gruppi di advocacy e comunità, divisi quasi equamente tra il Nord e il Sud del mondo.

Quali sono le più importanti conclusioni a cui giunge lo studio?

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Dalla plastica monouso ai sistemi di riutilizzo: come fare?

Lo studio realizzato dall’università di Portsmouth suggerisce una definizione universale dei sistemi di riutilizzo e, per la prima volta, valuta come tutte le nazioni possono abbandonare gli imballaggi usa e getta. Secondo le Nazioni Unite, circa un terzo (esattamente il 36%) di tutta la plastica utilizzata a livello globale va negli imballaggi, mentre circa un terzo di tutti gli imballaggi in plastica viene disperso nell’ambiente. I sistemi di riutilizzo potrebbero ridurre l’inquinamento da plastica del 30% entro il 2040.

Lo studio ha rilevato che è necessario un approccio graduale per realizzare un cambiamento a livello economico dai sistemi di imballaggio monouso a quelli riutilizzabili. D’altra parte è innegabile che già ora molti sistemi di riutilizzo sono già sviluppati, collaudati e scalabili. Fondamentale per veri sistemi di riutilizzo è l’imballaggio in prestito ai consumatori che viene restituito più volte fino al raggiungimento di un “punto di pareggio” di sostenibilità.

Ecco perciò che torna l’attualità: secondo le ricercatrici e i ricercatori del lavoro commissionato da Break Free From Plastic, agli incontri di Parigi le figure politiche dovranno sostenere l’aumento dei sistemi di riutilizzo, limitare la produzione di plastica vergine, stabilire standard comuni e potenziare le infrastrutture.

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Il futuro della plastica, degli imballaggi e del riutilizzo

Gli imballaggi di nuova generazione dovrebbero essere per lo più standardizzati, impilabili ed etichettati elettronicamente. Dovranno inoltre essere resistenti, leggeri, lavabili e non tossici. Il problema, però, è che a sostituire la plastica, possedendo tutte queste caratteristiche, non potrà essere un solo materiale ma dovrà valutarsi di volta in volta. Quel che è più sicuro, secondo le autrici e gli autori del report, è che “il percorso verso l’adozione di massa dei sistemi di riutilizzo dovrebbe svolgersi in quattro fasi, a partire da grandi luoghi come arene sportive e festival musicali, che hanno un potenziale rivoluzionario per costruire l’accettazione da parte del pubblico, una sfida identificata da tre quarti (74%) degli esperti di riuso intervistati. Le aziende di consegna avranno un ruolo importante nell’economia dei resi e del riutilizzo, raccogliendo gli imballaggi usati mentre effettuano le consegne”.

I sistemi di riutilizzo varieranno a seconda del settore, ma nello studio dell’università di Portsmouth si ritiene che la transizione avverrà probabilmente prima nelle città, dove le infrastrutture sono più adattabili. Il cambiamento diffuso richiederà tempo, ammettono le ricercatrici e i ricercatori, ma gli ambienti chiusi come scuole, ospedali, eventi e punti ristoro sono relativamente pronti a passare dagli imballaggi alle strategie zero rifiuti; così come il settore delle bevande, dove alcuni marchi ottengono già alti tassi di restituzione. Più ostico sarà il settore del fast food dove spesso gli imballaggi finiscono sparpagliati.

Il direttore del Global Plastics Policy Center presso l’università di Portsmouth, il professor Steve Fletcher, ha dichiarato che “questo studio è una significativa valutazione globale basata su prove di come possiamo scambiare imballaggi monouso dispendiosi con sistemi di riutilizzo. Dimostra che non esiste un materiale di imballaggio o un sistema unico per il riutilizzo, ma sappiamo che deve adattarsi perfettamente alla vita delle persone e che ha un enorme potenziale inutilizzato per porre fine all’inquinamento da plastica. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è una visione chiara per il riutilizzo e il giusto supporto per integrarlo”.

Per il coordinatore globale di Break Free From Plastic, Von Hernandez, “il flagello degli imballaggi monouso continua a crescere a un ritmo superiore alle capacità dei sistemi di gestione dei rifiuti esistenti. La prevenzione è fondamentale; aumentare i sistemi di riutilizzo è l’approccio più sensato per sostituire la plastica monouso e ridurre drasticamente la produzione di plastica. Le discussioni sul trattato sulla plastica di questa settimana devono gettare le basi per questa trasformazione”.

Tiza Mafira, direttore esecutivo di Gerakan Indonesia Diet Kantong Plastik, ha aggiunto che “è chiaro che il riutilizzo è molto più che un semplice imballaggio, è un sistema che richiede la partecipazione di tutti gli attori di una catena di fornitura globale. Ecco perché il riutilizzo deve essere al centro delle discussioni sul trattato sulla plastica di questa settimana, in modo che i dettagli operativi possano essere concordati e il riutilizzo possa prosperare e crescere“.

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