domenica, Gennaio 25, 2026

Le semplificazioni della Commissione? Secondo le ONG erodono norme sociali, ambientali e democrazia

Le organizzazioni della società civile temono che la spinta alla semplificazione avrà un costo: “Indebolire le protezioni ambientali, sociali e della salute pubblica, premiando le aziende che evitano gli sforzi di sostenibilità. Alcuni avvertono anche che potrebbe ritardare ulteriormente l'azione urgente sul clima e sulla natura”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

È sempre stato così: la narrazione fa la differenza. Chi si direbbe contrario alle semplificazioni? A innovazioni normative che rendono la vita più facile senza cambiare nella sostanza i risultati finali e senza sacrificare gli obiettivi da raggiungere? Eppure la narrazione non sempre corrisponde alla realtà dei fatti. Le semplificazioni compulsive che sono diventate la cifra del secondo mandato di Ursula fon der Leyen dovrebbero essere chiamate in un altro modo: “Le proposte della Commissione non sono semplificazioni tecniche. Sono deregolamentazione mascherata. Una deregolamentazione delle leggi che proteggono le persone e il pianeta”, ha detto Faustine Bas-Defossez, Policy Director dello European Environmental Bureau (EEB). “La velocità e l’opacità di questi cambiamenti creano confusione per i politici, le parti interessate e il pubblico, minando al contempo la fiducia nella stabilità del diritto dell’UE”, denuncia un documento congiunto di associazioni europee.  Secondo Clementine Baldon, esperta legale dello studio Baldon Avocats, in nome delle presunte semplificazioni “la Commissione sta violando le sue stesse regole sulla qualità dei processi legislativi”, sollevando “serie preoccupazioni per quanto riguarda i principi democratici”.

A mettere sotto i riflettori i lati oscuri – perché poco noti e perché preoccupanti – dell’iniziative della Commissione sono state cinque ONG europee: BirdLife Europe, Climate Action Network Europe (CAN), European Environmental Bureau (EEB), Transport & Environment e WWF. Che nel citato documento e con un media breefing – protagoniste Faustine Bas-Defossez, Clementine Baldon insieme ad Anouk Puymartin, Head of Policy di Birdlife Europe e Alberto Alemanno, professore di legge dell’UE presso l’università HEC di Parigi e fondatore di The Good Lobby – hanno scardinato la narrazione sulle semplificazioni portando alla luce la deregulation, l’indebolimento delle tutele ambientali e sociali, il sacrificio di buone pratiche normative e democratiche.

Cosa non torna nelle “semplificazioni”

Diversi i profili problematici evidenziati dalle associazioni. Ecco una sintesi delle cose da sapere prima di essere avvolti dal fumus simplificationis della narrazione della Commissione.

LA ZAVORRA DEL GREEN DEAL. La regolamentazione, in particolare quella ambientale, viene additata come la madre di tutti i problemi delle imprese. Si sostiene che il Green Deal comporti un pesante onere burocratico per le aziende. “In realtà -ha spiegato Alemanno – la letteratura scientifica non dimostra nulla di tutto ciò. In altre parole, non abbiamo alcuna prova che lo suggerisca”. Siamo, sostiene, di fronte al “mito dell’overregulation”. Un mito “di cui sono vittime entrambi gli schieramenti politici e anche i media”. Le cinque associazioni europee ricordano che “ci sono poche prove concrete che le leggi ambientali dell’UE impongano un onere sproporzionato alle imprese”. E citano analisi dell’OCSE secondo le quali politiche ambientali più severe non danneggiano la produttività, l’occupazione o la crescita. La maggior parte delle analisi, comprese le valutazioni della Commissione sul miglioramento della regolamentazione, “dimostrano che esse sono efficaci, proporzionate e producono benefici di gran lunga superiori ai costi”.

Eppure, sostengono le associazioni, i critici perdono di vista il quadro d’insieme: “Lo stesso rapporto di Draghi – ha spiegato ancora Alemanno – sembra concentrarsi molto sui costi di conformità, ignorando i benefici a lungo termine delle politiche sostenibili”.

Inoltre se le norme ambientali sono ‘complesse’ non è senza motivo. lo ha spiegato Anouk Puymartin, “la complessità della regolamentazione ambientale è spesso necessaria per riflettere la complessità di tali questioni e il livello di rischio che esse comportano per la nostra società”. E poi, come ricorda il filosofo Edgar Morin la parola ‘complessità’ “esprime contemporaneamente la situazione articolata della cosa designata e l’imbarazzo di chi parla, la sua incertezza nel determinare, chiarire, definire e, infine, la sua impossibilità di farlo”.

È la stessa Commissione che, una legislatura fa, ha stimato che la piena applicazione delle leggi ambientali dell’UE “potrebbe far risparmiare all’economia circa 180 miliardi di euro all’anno, grazie alla riduzione dei costi sanitari e dei danni ambientali”.

Leggi anche: Circular Economy Act, la consultazione pubblica e l’appello delle ONG

NON SOLO OMNIBUS: I RISCHI DI UN’INONDAZIONE NORMATIVA. Proporre di alleggerire la normativa con un profluvio di nuove norme può suonare contraddittorio. Dall’autunno 2024, sono stati presentati sei pacchetti Omnibus in settori quali la rendicontazione della finanza sostenibile, le norme sugli investimenti, l’agricoltura, le piccole e medie imprese nel mercato unico, la difesa e le sostanze chimiche. Molte di queste proposte hanno implicazioni dirette sulle norme ambientali e di sostenibilità. “E mentre parliamo, la Commissione ha aperto una ‘call for evidence’ sul settimo, il cosiddetto Omnibus ambientale”, ha spiegato Faustine Bas-Defossez di EEB. “In realtà, purtroppo, l’elenco non finisce qui. Il prossimo passo sarà un altro sull’agricoltura, come ha annunciato più volte il Commissario per l’Agricoltura, che si concentrerà su aree al di fuori della Politica agricola comune; e un altro ancora sull’energia”.

E poi ci sono gli interventi più o meno pesanti su norme ambientali fuori dagli Omnibus: il posticipo di un anno della data di inizio del Regolamento UE sulla deforestazione; la clausole di flessibilità per gli obiettivi di emissione di CO2 per le nuove autovetture; il rischio di abbandonare la direttiva Green Claims contro il greenwashing.

Con queste scelte “la Commissione sta davvero sopraffacendo i responsabili politici e le parti interessate, senza lasciare il tempo di esaminare, comprendere e anche solo in parte identificare le modifiche alla legislazione esistente, senza lasciare il tempo per il dibattito pubblico”, ha sottolineato Clementine Baldon.

L’AMBIENTE È LA VITTIMA SACRIFICALE. Gli Omnibus e le altre norme citate “riguardano decine di leggi fondamentali per il Green Deal che mirano a proteggere l’ambiente e la salute pubblica e a contrastare i cambiamenti climatici”, ricorda Baldon. Se in teoria il programma di semplificazione si applica a tutte le leggi dell’UE, in pratica sono le politiche sociali e ambientali ad essere finora le più colpite: “Tre dei sei omnibus ufficialmente pubblicati riguardano in parte o interamente la legislazione sulla sostenibilità: Omnibus I (rendicontazione della sostenibilità), Omnibus III (semplificazione della PAC) e Omnibus VI (sostanze chimiche)” affermano le associazioni. La Commissione ha già eliminato requisiti ambientali per gli agricoltori, rinviato l’applicazione del regolamento UE sulla deforestazione, esentato molte aziende dalle nuove regole di trasparenza sulle loro catene di approvvigionamento globali. “Non è una semplificazione tecnica. È una regolamentazione mascherata. È una deregolamentazione delle leggi che proteggono le persone e il pianeta”, l’ha bollata la Policy Director dello European Environmental Bureau (EEB).

Eppure l’Environmental Implementation Review 2025 ha rilevato 309 casi di infrazione attualmente aperti su norme ambientali, circa il 19% di tutti i casi dell’UE. “Il vero problema non è l’eccesso di regolamentazione, ma la sua scarsa attuazione – ha affermato  Puymartin -. È significativo che oggi la Commissione abbia 309 casi di infrazione in materia ambientale. Quindi gli Stati membri non stanno applicando le leggi che hanno già concordato. Quindi, come possiamo iniziare a smantellare le leggi che non vengono attuate e non sono attuate correttamente? Dobbiamo investire per farle rispettare. Altrimenti rischiamo incertezza giuridica, mancanza di responsabilità e anche instabilità economica”.

LE IMPRESE SOFFRONO QUESTA “SEMPLIFICAZIONE”. “I critici più accesi dell’abbandono del Green New Deal oggi non sono le organizzazioni della società civile e le ONG, ma ci sono molte grandi aziende che hanno fatto molti investimenti per conformarsi a regole che probabilmente non entreranno mai in vigore o avranno un impatto solo su una parte degli obblighi” ha affermato Alemanno. Le aziende sono ovviamente a favore di regole e procedure più semplici, rapide, lineari, ma, sostengono le associazioni, “molte di esse sono sempre più a disagio per il modo in cui l’attuale programma viene attuato. […] Le imprese affermano che il processo sembra affrettato e poco tempestivo. I brevi periodi di consultazione lasciano poco spazio alla valutazione degli impatti economici o legali, rendendo più difficile pianificare gli investimenti, adattare le catene di approvvigionamento o prepararsi alla conformità. Invece di essere prevedibile, l’agenda crea rischi e incertezze”. Ovviamente la frustrazione è maggiore tra quelle aziende che “hanno investito per tempo nella produzione sostenibile, aspettandosi un vantaggio competitivo. I ritardi o i passi indietro li penalizzano, mentre premiano i ritardatari. Questo erode la fiducia, crea una concorrenza sleale e indebolisce gli incentivi per una vera transizione”.

È di pochi giorni fa la lettera aperta pubblicata dai vertici di oltre 150 aziende leader di tutta la catena del valore dei veicoli elettrici in Europa in cui chiedono alla presidente della Commissione europea di “rimanere ferma, non di fare un passo indietro” sull’obiettivo di emissioni zero per auto e furgoni fissato per il 2035.

LA BUONA SEMPLIFICAZIONE. Ovviamente, come scrivevo aprendo questo articolo, difficile essere contrari ad una semplificazione reale, e non strumentale. Questo vale anche per BirdLife Europe, Climate Action Network Europe (CAN), European Environmental Bureau (EEB), Transport & Environment e WWF: “Se fatto bene, la semplificazione può ridurre la burocrazia. Se fatto male, può erodere lo stato di diritto, indebolire la responsabilità, creare incertezza negli affari e minare gli obiettivi climatici e ambientali. Ci sono anche rischi economici”. E ricordano, a questo proposito, come la passata deregolamentazione dei mercati dell’elettricità abbia portato a un aumento dei prezzi al consumo, a una concentrazione del mercato e a un indebolimento degli incentivi alla sostenibilità. O come la deregolamentazione bancaria abbia “aumentato i rischi sistemici, ridotto la trasparenza e minato la resilienza economica”. “Senza adeguate valutazioni d’impatto, consultazioni e pianificazione, la semplificazione rischia di favorire gli attori più potenti e di ridurre la trasparenza e la fiducia dei cittadini”.

Esempi di buona semplificazione agilmente praticabili possono essere l’allineamento delle scadenze per la presentazione delle relazioni; l’utilizzo di strumenti digitali; l’eliminazione di passaggi duplicati. “La vera semplificazione è potenzialmente utile e importante, ma dovrebbe riguardare un’attuazione efficiente e più intelligente” ha detto Faustine Bas-Defossez: “Dovrebbe riguardare l’armonizzazione dei metodi e l’allineamento delle definizioni. Non si tratta di eliminare obiettivi, traguardi, relazioni. E questo travestire la deregolamentazione come semplificazione è un gioco molto pericoloso. Indebolisce la protezione delle acque pulite, delle sostanze chimiche, della biodiversità, dei rapporti di sostenibilità, lasciando l’Europa più esposta all’inquinamento e ai rischi climatici”.

omnibus semplificazione
Foto: Canva

STRAVOLGERE I PROCESSI DEMOCRATICI.  Oltre alla sostanza dei cambiamenti apportati dalla Commissione, altrettanto rilevante è il metodo. Alemanno: “Questo orientamento alla semplificazione è stato accompagnato da un modo senza precedenti di riformulare le norme, che è fondamentalmente in conflitto con il principio fondamentale della buona amministrazione. Molto preoccupante non solo per quest’area sostanziale della politica ambientale e climatica, ma più in generale per lo stesso modo in cui l’Unione Europea regolamenta – o deregolamentare – non sottoponendosi più alle stesse regole che ha creato nel tempo”. Rincara Clementine Baldon: “La Commissione sta violando le sue stesse regole sulla qualità dei processi legislativi. Sta totalmente ignorando il suo stesso processo normativo, perché sta aggirando i passaggi chiave che normalmente segue: consultazione pubblica, valutazioni d’impatto, verifiche climatiche. E questi passaggi vengono ignorati con la giustificazione che si tratta di un’urgenza critica”. Eppure questi passaggi nono sono formalità burocratiche o oziose procedure. Ricorda Baldon che “la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che sono destinati a garantire la qualità della legislazione e a consentire a tutti gli attori coinvolti nelle procedure legislative di effettuare una valutazione informata. Anche la Commissione ha già ampiamente riconosciuto che questi processi assicurano una legislazione coerente. Eppure in questo programma di semplificazione della regolamentazione, la Commissione si è sistematicamente discostata dalle sue stesse regole”.

In alcuni casi, si legge nel documento delle associazioni, le consultazioni interne tra i servizi della Commissione sono durate appena 24 ore, lasciando ovviamente poco tempo per un’adeguata revisione. Alcune proposte Omnibus hanno addirittura aggirato le formazioni specialistiche del Consiglio e sono passate direttamente al Consiglio Affari generali, “sollevando dubbi sull’applicazione delle giuste competenze nel processo decisionale”.

Tanto che il mediatore europeo – istituzione indipendente dell’Unione Europea a tutela dei cittadini e delle imprese) ha aperto un’indagine sulle modalità con è stata preparata la prima proposta Omnibus: “Il Mediatore ha chiesto alla Commissione di spiegare le ragioni per cui non ha effettuato una valutazione d’impatto, una consultazione pubblica o una valutazione di coerenza climatica, nonché il motivo per cui una consultazione interna tra i servizi della Commissione sul progetto di proposta è durata solo 24 ore”.

Molte proposte di semplificazione hanno eluso le valutazioni d’impatto, i controlli di proporzionalità e altri strumenti di elaborazione delle politiche basati su dati concreti. Alcune proposte, tra cui le modifiche alle norme sulla rendicontazione della sostenibilità, agli standard agricoli e alla regolamentazione delle sostanze chimiche, sono state accelerate senza che sia stato dimostrato che raggiungeranno gli obiettivi prefissati o senza che sia stato valutato adeguatamente come si conciliano con gli obblighi dell’UE e internazionali.

Ancora. Secondo il fondatore di The Good Lobby, stiamo vedendo che la Commissione interviene su “norme che non sono mai entrate in vigore, come la maggior parte del pacchetto Green New Deal, che quindi non hanno avuto la possibilità di produrre effettivamente i loro effetti”.

Si tratta, secondo Baldon, di un precedente pericoloso “perché, se accettato, potrebbe essere il nuovo modo di legiferare nell’UE, minando anche la credibilità dell’UE quando si presenta come paladina delle regole del diritto. Con un impatto davvero pericoloso sulla fiducia dei cittadini nella democrazia e nelle istituzioni europee”.

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L’ACCORDO CON TRUMP SUI DAZI. Tra i motivi di preoccupazione delle cinque associazioni e tra i rischi di revisione e fiaccamento surrettizio delle norme ambientali segnalati durante la conferenza stampa di BirdLife Europe, Climate Action Network Europe (CAN), European Environmental Bureau (EEB), Transport & Environment e WWF anche gli accordi sui dazi firmati da Trump e fon der Leyen. Nella dichiarazione congiunta del 20 agosto, ricorda Baldon, “viene espressamente menzionato l’impegno dell’UE a lavorare per affrontare le preoccupazioni dei produttori statunitensi in merito al regolamento UE sulla deforestazione” (punto 10 della dichiarazione). Si parla anche di “fornire ulteriori flessibilità nell’attuazione del CBAM” (punto 11) o di impegno per “garantire che la direttiva sulla dovuta diligenza in materia di sostenibilità delle imprese (CSDD) e la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese (CSRD) non pongano indebite restrizioni al commercio transatlantico” (punto 12). E visto come Trump, qualche giorno dopo l’accordo, ha minacciato i Paesi che avessero introdotto norme sfavorevoli ai monopolisti digitali a stelle e strisce “Sappiamo che tutte le normative ambientali, e non solo, sono in pericolo ogni volta che possono influenzare gli interessi delle aziende statunitensi”, avverte Baldon.

Secondo Alemanno, andando oltre le singole norme vessatorie sul commercio, siamo di fronte “alla rinuncia dell’Unione Europea all’esercizio dell’autonomia normativa”.

 

AGGIORNAMENTO 2 GENNAIO 2026

L’approvazione della “deregolamentazione” su rendicontazione di sostenibilità e due diligence

Nonostante le polemiche e gli appelli, l’8 dicembre 2025 la commissione Affari legali e il Consiglio hanno trovato un accordo informale sulle semplificazioni per la rendicontazione sulla sostenibilità e la due diligence per le imprese, parte del cosiddetto pacchetto Omnibus I. Si confermano le restrizioni del perimetro delle aziende tenute al reporting non finanziario e alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D), inasprendo i alcuni punti le scelte “semplificatorie” della Commissione. Mentre la stessa presidente von der Leyen non fa mistero a parlare di “deregolamentazione”. E il 10 dicembre è arrivato anche l’ottavo pacchetto Omnibus, quello sull’Ambiente, con tagli alle valutazioni ambientali, agli obblighi legati ai sistemi di gestione ambientale di imprese e allevamenti, alle norme sulla responsabilità estesa del produttore (EPR). Con l’annuncio di ulteriori semplificazioni sul Regolamento imballaggi (PPWR), Direttiva acque, REACH.

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