Il Parlamento europeo ha aggiunto un altro mattone al sentiero che porta alle semplificazioni (ma si tratta solo di questo?) volute dalla Commissione von der Leyen II. Ieri infatti, dopo un iter accelerato grazie alla procedura d’urgenza, a larghissima maggioranza (531 voti a favore, 69 contrari e 17 astensioni) i deputati hanno sostenuto lo ‘Stop the clock’ proposto della Commissione: parte di un più ampio pacchetto di misure di semplificazione necessario, secondo l’esecutivo UE, a rafforzare la competitività dell’UE (Omnibus I e II) prevede che le imprese avranno più tempo (uno o due anni in più) per adeguarsi alle norme sul dovere diligenza (CSDDD, Corporate Sustainability Due Diligence Directive) e per la rendicontazione di sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive).
Per entrare in vigore, la proposta di legge necessita ora dell’approvazione formale del Consiglio, che ha già sostenuto lo stesso testo il 26 marzo 2025.
Ma il processo di revisione di queste norme legate alla sostenibilità sociale e ambientale e alla trasparenza non finisce qui. Oltre al posticipo dell’applicazione, infatti, la proposta della Commissione (“Omnibus I”) include la modifica del contenuto e dell’ambito di applicazione delle due direttive. Modifica che, se venisse approvata da Parlamento e Consiglio senza cambiamenti sostanziali, rappresenterebbe un rilevante depotenziamento degli obiettivi delle norme stesse. L’Iter parlamentare relativo a questa parte dalle proposta dalla Commissione europea sta per iniziare nella Commissione affari giuridici del Parlamento. Vedremo, a lavori conclusi, se si tratta solo di una pausa o di una vera retromarcia.
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Due diligence
La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) obbliga le imprese e i relativi partner a monte e a valle (compresi quelli per l’approvvigionamento, la produzione e la distribuzione) a prevenire, fermare o attenuare le ripercussioni negative delle loro attività su ambiente e diritti umani. Nella direttiva si citano a titolo di esempio schiavitù, lavoro minorile, sfruttamento dei lavoratori, perdita di biodiversità, inquinamento e distruzione del patrimonio naturale.
Secondo la proposta adottata ieri dal Parlamento, i Paesi UE avranno un anno in più del previsto – fino al 26 luglio 2027 – per trasporre le norme nella legislazione nazionale.
Oltre all’adozione negli Stati membri, il rinvio di un anno si applicherà anche alle prime aziende interessate dalla direttiva. Si tratta delle imprese dell’UE con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro, e delle aziende non UE con un fatturato superiore nell’UE a tale soglia, che dovranno applicare le norme solo dal 2028 (e non dal 2027). La stessa data di applicazione varrà per la seconda ondata di aziende coinvolte, ovvero quelle dell’UE con oltre 3.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 900 milioni di euro, e le aziende non UE con un fatturato nell’UE superiore a tale soglia.
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Rendicontazione non finanziaria
La CSRD introduce obblighi di trasparenza più dettagliati sull’impatto delle imprese sull’ambiente, sui diritti umani e sugli standard sociali. Grazie al testo approvato ieri, l’applicazione della direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità sarà posticipata di due anni per le grandi imprese che non hanno ancora avviato la rendicontazione e le PMI quotate. Le grandi imprese con più di 250 dipendenti dovranno infatti riferire per la prima volta sulle loro misure sociali e ambientali nel 2028 (invece del 2026), relativamente all’anno finanziario precedente, mentre le piccole e medie imprese quotate dovranno fornire tali informazioni un anno dopo.
AGGIORNAMENTO DEL 15 GENNAIO 2026
Ma la deregolamentazione ambientale, nonostante polemiche e appelli, va ben oltre lo ‘Stop the clock’. L’8 dicembre 2025, infatti, la commissione Affari legali e il Consiglio hanno trovato un accordo informale sulle semplificazioni per la rendicontazione sulla sostenibilità e la due diligence per le imprese, parte del cosiddetto pacchetto Omnibus I. Si confermano le restrizioni del perimetro delle aziende tenute al reporting non finanziario e alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D), inasprendo i alcuni punti le scelte “semplificatorie” della Commissione. Mentre la stessa presidente von der Leyen non fa mistero a parlare di “deregolamentazione”. E il 10 dicembre è arrivato anche l’ottavo pacchetto Omnibus, quello sull’Ambiente, con tagli alle valutazioni ambientali, agli obblighi legati ai sistemi di gestione ambientale di imprese e allevamenti, alle norme sulla responsabilità estesa del produttore (EPR). Per il 2026, infine, si attendono (sono già stati annunciati) ulteriori semplificazioni sul Regolamento imballaggi (PPWR), Direttiva acque, REACH.
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