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lunedì, Maggio 27, 2024

I veicoli pesanti usati sono tra i responsabili dell’aumento dei livelli di inquinamento

I camion e gli autobus contribuiscono alla crescita economica, ma sono necessarie norme rigorose per ridurre le loro emissioni che causano un forte impatto sull'ambiente e sulla salute. Soprattutto nei Paesi a basso reddito il commercio non regolamentato di veicoli pesanti usati minaccia l’ambiente

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Un’impennata nell’importazione e nell’esportazione di veicoli pesanti usati, tra cui autobus e camion, ha fatto aumentare l’inquinamento atmosferico, le emissioni di gas serra, il consumo di carburante e gli incidenti stradali, compromettendo il percorso verso una mobilità ecologica.

A lanciare l’allarme è il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) in un recente rapporto pubblicato. La ricerca, intitolata “Used Heavy-Duty Vehicles and the Environment. A Global Overview of Used Heavy-Duty Vehicles: Flow, Scale and Regulation” fornisce una prima panoramica globale da parte delle Nazioni Unite sulla minaccia rappresentata dall’utilizzo massiccio di veicoli pesanti obsoleti per la salute umana e ambientale.

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L’impatto ambientale dei veicoli pesanti

Mentre le esportazioni di veicoli pesanti rappresentano un modesto 3,6% del valore totale del commercio automobilistico globale, che nel 2020 valeva 1,2 trilioni di dollari per tutte le tipologie di veicolo e circa 45 miliardi di dollari per i veicoli pesanti nuovi e usati, le emissioni di carbonio ad essi associate sono aumentate di oltre il 30% dal 2000, con gli autocarri che hanno contribuito per l’80% a questo aumento. I trasporti sono il settore che emette il maggior numero di gas serra, e nei Paesi ad alto reddito rappresenta da un quarto a un terzo di tutte le emissioni.

Tra i vari mezzi, quelli a contribuire maggiormente all’inquinamento sono proprio i veicoli pesanti, responsabili di oltre il 40% delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) su strada, di oltre il 60% delle emissioni di particolato (PM 2,5) su strada e di oltre il 20% delle emissioni di nerofumo. Il rapporto raccomanda una serie di strategie per ridurre i danni dei veicoli pesanti sulla salute delle persone e sul clima. In particolare quelli usati: secondo un recente studio pubblicato su Nature questi ultimi generano, infatti, tra il 13% e il 53% di emissioni in più rispetto agli altri veicoli pesanti in circolazione.

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Il commercio internazionale di veicoli pesanti è in crescita

Il rapporto rappresenta un primo sforzo di quantificare i flussi di veicoli pesanti usati, basato sui dati delle esportazioni di Giappone, Unione Europea e Corea del Sud, che complessivamente rappresentano circa il 60% del mercato totale delle esportazioni di veicoli pesanti nuovi e usati. Le vendite globali di veicoli pesanti nuovi e usati sono raddoppiate dal 2000 al 2015 e le emissioni di anidride carbonica sono aumentate di circa un terzo nello stesso periodo.

Il rapporto aggiunge che nel 2015 sono stati venduti in tutto il mondo 6,3 milioni di veicoli pesanti: 3,4 milioni erano di nuova produzione, mentre i restanti 2,9 milioni avevano superato la loro vita utile ed erano pericolosi per l’ambiente, perché non rispettavano i comuni requisiti di idoneità alla circolazione. Secondo lo studio, si prevede che i veicoli pesanti continueranno a crescere considerevolmente con l’aumento delle attività economiche e la necessità di spostare persone e merci.

Questi veicoli sono spesso destinati a Paesi a reddito medio-basso. Circa il 45% dei veicoli pesanti usati è stato esportato in Paesi in via di sviluppo, di cui metà in Africa e l’altra metà nella regione Asia-Pacifico. Dal 2015, l’Ue ha esportato circa 75.000 autobus e circa 898.000 autocarri. Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Regno Unito forniscono collettivamente il 90% dei veicoli usati esportati verso i Paesi non Ue.

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I Paesi in via di sviluppo sono troppo dipendenti dai camion

“Molti Paesi a basso e medio reddito – si legge nel rapporto – dipendono dalle importazioni di autobus e camion usati”. Se da un lato ciò favorisce l’acquisto di mezzi a prezzi più accessibili per soddisfare le esigenze di mobilità di questi Paesi, dall’altro il rapporto evidenzia come la regolamentazione e l’applicazione delle normative sulla qualità dei veicoli pesanti usati importati sono scarse o inesistenti. Ciò amplifica ulteriormente il loro impatto, soprattutto nel caso di veicoli usati vecchi, inquinanti e non sicuri.

Ad oggi, nessun Paese prevede requisiti minimi per l’esportazione di veicoli commerciali usati. Il rapporto rileva che in oltre la metà dei Paesi importatori di veicoli pesanti usati le normative sono “deboli” o “molto deboli” e l’applicazione è inadeguata. Ad esempio, mentre 25 Paesi africani hanno adottato standard sui veicoli pesanti usati per il controllo dell’inquinamento atmosferico, la mitigazione del clima e il miglioramento della sicurezza stradale, solo quattro li hanno pienamente attuati. A livello mondiale, solo due Paesi hanno incluso i veicoli usati nei loro piani d’azione nazionali per il clima.

Come riporta la ricerca pubblicata su Nature, uno studio recente ha testato 160 veicoli provenienti dall’Unione Europea e destinati all’Africa. L’85-93% dei veicoli che sono stati in grado di partire non rispettava gli standard di emissione minimi per la circolazione Euro 4, il 20% dei veicoli a benzina non rispettava alcuno standard di emissione e al 10% erano stati tolti i convertitori catalitici, aumentando di dieci volte l’inquinamento da NOx e monossido di carbonio.

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Servono standard più rigorosi e condivisi

Rob de Jong, responsabile dell’Unità mobilità sostenibile dell’UNEP, riconosce che i veicoli pesanti sono un ingranaggio importante del progresso economico globale, ma proprio per questo motivo sono necessarie norme rigorose per garantire che rappresentino una minaccia minima per l’ambiente. Per quanto riguarda gli esportatori, le misure che possono essere adottate per garantirlo includono il divieto di esportazione di veicoli pesanti usati a fine vita, la garanzia che i veicoli esportati abbiano un certificato di revisione valido e l’assistenza ai Paesi importatori nei controlli di conformità agli standard.

Per quanto riguarda i Paesi importatori, il rapporto chiede di armonizzare i parametri di qualità per i veicoli pesanti usati, una cooperazione regionale per l’introduzione e l’applicazione di standard minimi, come le norme sulle emissioni e i limiti di età dei veicoli, aumentare l’impiego di autobus e camion elettrici e incoraggiare la mobilità green, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e una maggiore ricerca, a vantaggio sia dell’ambiente che della sicurezza stradale.

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La transizione verso veicoli con minori emissioni

Secondo de Jong, l’introduzione di tecnologie più pulite per gli autobus potrebbe accelerare la transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio, a beneficio degli ecosistemi e delle comunità. Una migliore regolamentazione dei veicoli pesanti usati può anche portare a un salto di qualità e a una maggiore adozione di tecnologie avanzate nei Paesi in via di sviluppo, compresi autobus e camion elettrici. Ad esempio, adottando gli standard di emissione dei veicoli equivalenti all’Euro 6 e carburanti più puliti, si possono evitare fino a 700mila morti premature entro il 2030.

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Attualmente, però, il 97% di tutti gli autocarri di nuova immatricolazione e il 73% degli autobus nell’Ue sono alimentati a diesel. E i dati non sono per nulla positivi. Lo studio di Nature evidenzia come una parte consistente (42%) dei veicoli diesel esportati non rispetta gli attuali standard di emissione Euro 4, che costituiscono il minimo legale per tutti i veicoli immatricolati dopo il 2000. Un sorprendente 83% è previsto non sarà in grado di rispettare gli standard Euro 6 sulle emissioni di CO2 dei veicoli diesel, mentre il 98% non ha rispettato gli standard Euro 6 sul monossido di carbonio e sugli NOx.

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