mercoledì, Ottobre 28, 2020

Vestiti e tessuti dagli scarti

Economia Circolare
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Redazione EconomiaCircolare.com

[su Il Gambero Verde nel Manifesto del 29.03.2018]

Re-Bello, la rigenerazione della moda col riuso dei rifiuti di nylon

l brand Re-Bello nasce nel 2013 quando tre giovani imprenditori decidono di investire nella moda utilizzando materiali diversi dal classico cotone, che ha bisogno di molta acqua e tanto terreno per la coltivazione, spesso contaminata dall’uso di pesticidi. Tutti i capi sono prodotti con materiali innovativi e sostenibili: eucalipto, faggio, bambù, pelle conciata con foglie di ulivo, cotone biologico, ma anche, lana e Pet riciclati o Nylon rigenerato proveniente dalle reti da pesca esauste, dai vecchi tappeti e altri rifiuti di nylon. Infatti, il filato di nylon rigenerato impiegato nelle linee del marchio è prodotto da Aquafil S.p.A., un’azienda di Arco (Trento), proprietaria del sistema Econyl, in
grado di rigenerare al 100% il nylon proveniente da rifiuti. Il valore etico del progetto di Re-bello ha portato nel 2015 alla presenza di Ivana Omazic, affermata designer di moda, in veste di Art Director a partire dalla collezione primavera/estate 2016.

Rifò, il cashmere riciclato per cappelli, guanti e sciarpe

Rifò è una startup nata nell’ottobre 2017 a Prato, dove si trova uno dei distretti tessili più importanti al mondo, che rigenera fibre tessili nobili come il cashmere attraverso una filiera artigianale e locale. Gli scarti tessili vengono stracciati, riconvertiti in fibre di lana e trasformati in filati, per poi essere confezionati in accessori, cappelli, guanti e sciarpe. Tutto questo avviene riducendo al minimo ogni
impatto ambientale, dall’uso dell’acqua a quello dell’energia. Evitando l’uso di coloranti nel processo di produzione, il lavaggio rimane l’unica fase in cui si utilizza l’acqua. L’azienda lavora senza incorrere nell’errore della sovrapproduzione. Per raccontare l’arte e la bellezza dei cenciaioli, Rifò ha realizzato una mini-serie documentario, «Cenciaiolis», la storia tessile di Prato e la sua importante funzione nel
riciclare i rifiuti tessili provenienti da tutto il mondo.

Orange Fiber, il filo frutta come la seta

Brevetta e produce tessuti sostenibili per la moda da sottoprodotti della spremitura delle arance. Ha sviluppato un processo in grado di
trasformare la cellulosa del bianco e della buccia in una fibra simile alla seta. L’azienda realizza tessuti di alta qualità come raso e popeline – ottenuti tessendo il filato con seta comasca e cotone – e un twill 100% Orange Fiber.

Quagga, la plastica diventa felpa etica 

Produce abbigliamento protettivo invernale (giubbotti, polo, t-shirt e felpe firmate) da plastica rinnovata. In tutta la filiera Quagga – 100% made in Italy controllata e etica – non vengono utilizzati prodotti di origine animale. Utilizza filati certificati da plastiche riciclate per ridurre l’impatto ambientale e dare nuova vita alla plastica secondo i «valori» dell’economia circolare.

Aquafil, se il nylon si trasforma in bikini

Fili per tappeti, abbigliamento e bikini vengono realizzati con caprolattame rigenerato grazie all’«Econyl Regeneration System». Si tratta
dell’innovativo sistema industriale realizzato da Aquafil nel 2011 per la produzione di nylon 6 Econyl a partire dai rifiuti di nylon derivante dal riciclo di vari rifiuti, tra cui le reti da pesca dismesse, il fluff dei tappeti e di altre tessiture.

Tèssere, dal disagio si fanno gli arazziù

Nei due laboratori Tèssere si attua la raccolta, il riuso e la riconversione del materiale tessile usato. I cittadini di quattro comunità hanno la possibilità di donare il materiale tessile destinato alla discarica. Il tessile donato viene trasformato con la tessitura per realizzare tappeti, runner, arazzi e borse, grazie al lavoro di donne, spesso in situazioni di disagio.

Progetto Quid, una moda tira l’altra

Produce capi di abbigliamento e accessori utilizzando tessuti di qualità dalle eccedenze di lavorazione di grandi aziende di moda italiane. I prodotti sono confezionati da persone appartenenti a categorie svantaggiate e con un percorso di fragilità. Quid oggi possiede 5 store e i capi vengono venduti in più di 40 negozi d’abbigliamento.

 

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