giovedì 26 Marzo 2026

In un documento pubblicato da GAIA, i vantaggi di una gestione comunitaria dei rifiuti organici

Secondo la Global Alliance for Incinerator Alternatives (GAIA), l’esempio di tre esperienze da Africa, Asia, America Latina mostra come una gestione decentralizzata e comunitaria dei rifiuti organici può offrire una “soluzione climatica rapida ed equa”

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Redazione EconomiaCircolare.com

Progetti “rifiuti zero” condotti dalle comunità, nelle città di paesi in America Latina, Africa e Asia, stanno dimostrando che la gestione decentralizzata e comunitaria dei rifiuti organici può offrire una “soluzione climatica rapida ed equa”. Lo afferma la Global Alliance for Incinerator Alternatives (GAIA).

Che in un breve documento spiega come con questi approcci comunitari alla gestione dei rifiuti organici si raggiunga un duplice obiettivo: ridurre le emissioni di metano — potente gas serra — e allo stesso tempo generare benefici ambientali (si riducono i conferimento in discarica) e sociali: lavoro dignitoso, inclusione, autonomia delle comunità locali, economia circolare.

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Tre esempi da tre continenti

Il documento dell’alleanza offre tre esempi “dal vivo” di come la strategia “zero waste” possa portare risultati tangibili sulle emissioni e sul benessere sociale.

Recuperadores Urbanos del Oeste (RUO), Buenos Aires, Argentina. Una cooperativa di raccoglitori informali ha trasformato un’area ferroviaria abbandonata in un “eco-park” per recupero materiali, compostaggio e verde urbano. Grazie al trattamento di 156 tonnellate di rifiuti organici all’anno, si evita l’emissione di circa 7,5 tonnellate di metano e si produce compost usato all’interno del parco e da istituzioni locali.

Payatas Zero Waste and Urban Farming Project, Quezon City, Filippine. L’iniziativa permette il trattamento di circa 43 tonnellate di organico l’anno e impiega 48 lavoratori (per lo più ex-raccoglitori informali). Il progetto produce compost, biogas e prodotti agricoli (es. okra, papaya).

Green Africa Youth Organization (GAYO) + Municipalità di LaDade-Kotopon, Accra, Ghana. Un impianto di recupero materiali gestisce circa 45 tonnellate di rifiuti al mese, sottraendo alla discarica 144 tonnellate di organico ogni anno. L’iniziativa, spiega GAIA, formalizza 25–30 posti di lavoro “verdi”, riduce costi legati a discariche.

Sono solo tre esperienze, ma secondo GAIA dimostrano che sistemi “zero waste” radicati nelle comunità, soprattutto quelle del sud del mondo, se supportati da programmi pubblici di gestione dei rifiuti producono benefici ambientali e sociali concreti: “Risorse recuperate, lavoro dignitoso, transizione giusta, sistemi alimentari resilienti, riduzione dello smaltimento, proprietà comunitaria, e mitigazione misurabile del metano”, afferma GAIA.

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Rifiuti, giustizia, inclusione

Anche se il documento e si concentra su tre casi concreti, la proposta implicita — e la visione strategica che lo guida — è chiara: nei paesi dove l’industrializzazione non ha ancora raggiunto i livelli dell’Occidente ricco, piuttosto che puntare sulle discariche e sull’incenerimento, si dovrebbe promuovere sistemi di gestione rifiuti decentralizzati, comunitari e “zero waste”. Che favoriscono la trasformazione dei rifiuti in risorse utili: compost, biogas, produzione agricola, verde urbano — contribuendo a un’economia circolare, sicurezza alimentare locale, e resilienza urbana. Che permettono di collegare una gestione più sostenibile dei rifiuti, la mitigazione climatica (in particolare la riduzione delle emissioni di metano derivanti da rifiuti organici) con giustizia sociale e inclusione, formalizzando e valorizzando il lavoro dei raccoglitori informali.

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