Sono dati impietosi quelli forniti dall’istituto di statistica europeo relativamente alle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) messo sul mercato europeo e ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti. Sono l’opposto di quel disaccoppiamento che sta al centro di tutte le ipotesi di uno sviluppo sostenibile. Peraltro in un terreno, quello dei beni che contengono materie prime preziose per la transizione verde e quella digitale, che rende ancor più preoccupanti le statistiche Eurostat: perché lì potremmo avere uno dei pilastri dell’autonomia strategica dell’industria europea, se solo raccogliessimo e riciclassimo questi rifiuti a livelli adeguati alla loro importanza.
La responsabilità è condivisa, ovviamente: dai produttori, che non riescono a garantire alti livelli di raccolta; al legislatore, che non ha ancora messo a terra tutto il necessario normativo per rendere la raccolta “un gioco da bambini” (la difficoltà della raccolta nelle scuole ne è appunto un esempio); ai consumatori, che non hanno ancora compreso l’importanza delle matasse di cavi che tengono in cantina o del cellulare rotto chiuso nel cassetto; fino a tutti quei soggetti che, magari facendo altro, raccolgono RAEE e li smaltiscono impropriamente o illegalmente.
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I dati
Vediamo allora i dati Eurostat. Nel 2023 (ultimi disponibili a livello UE) nell’Unione europea sono stati immessi sul mercato 32,2 kg di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche a testa. Nello stesso anno, sono stati invece raccolti 11,6 kg di RAEE per abitante, dai frigoriferi agli smartphone ai computer agli asciugacapelli. Anche se la normativa UE e quella nazionale prescrivono che i calcoli ufficiali siano fatti con uno slittamento tra raccolta e immesso al consumo (l’obiettivo europeo di raccolta dei RAEE è fissato al 65% della media dell’immesso al consumo degli ultimi tre anni precedenti) il confronto non lascia indifferenti: si raccoglie in media poco più di un terzo di quanto nello stesso anno arriva sul mercato.
La differenza (20,6 kg pro capite) “evidenzia un aumento delle scorte di dispositivi, sia perché ancora in uso, in attesa di smaltimento, accumulati in casa o persi a causa di un trattamento dei rifiuti informale e non monitorato”, sottolinea Eurostat.
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Il mancato disaccoppiamento
Rispetto ai 32 chilogrammi medi a livello UE, sono i Paesi Bassi il paese che registra la quantità più elevata di AEE immesse sul mercato ne 2023: 45,4 kg pro capite. Seguono la Germania (38,9 kg) e dall’Austria (35,1 kg). Con 33,2 chilogrammi a testa l’Italia si piazza poco sopra la media. Andando all’altra estremità della classifica, a Cipro sono stati immessi sul mercato solo 14,8 kg di AEE pro capite. Seguono Slovacchia (15,8 kg) e Bulgaria (17,9 kg) con i valori più bassi.
Se dalle apparecchiature si passa ai rifiuti raccolti, Eurostat ricorda che tra i paesi dell’UE, la Bulgaria (17,9 kg pro capite), la Repubblica Ceca (16,8 kg) e l’Austria (15,9 kg) hanno registrato i valori più elevati di rifiuti elettronici raccolti pro capite. I quantitativi più bassi sono stati registrati a Cipro (3,8 kg pro capite), Malta e Portogallo (5,8 kg pro capite). Con 8,6 chilogrammi a testa, l’Italia è ben sotto la media UE (11,6 kg).
La Bulgaria, evidenzia Eurostat, è l’unico paese dell’UE in cui la raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici è pari ai prodotti immessi sul mercato, con 17,9 kg pro capite. Al contrario, nei Paesi Bassi il peso dei prodotti elettronici immessi sul mercato è quasi quattro volte superiore a quello dei rifiuti raccolti: 45,4 kg contro 12,3 kg. In Italia il rapporto non è lontano da quello olandese (3,8 volte).
I trend
I trend evolutivi del mercato delle AEE e della raccolta dei RAEE sono scoraggianti.
In meno di dieci anni, le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato UE “sono aumentate del 78% passando da 18,1 kg pro capite nel 2015 a 32,2 kg nel 2023”. Nello stesso periodo, i rifiuti elettronici raccolti sono aumentati del 60%, passando da 7,3 kg a 11,6 kg: “Una crescita più lenta rispetto alle AEE immesse sul mercato”, sottolinea Eurostat.
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