Città spugna, la soluzione basata sulla natura per combattere allagamenti e siccità

Accogliere l'acqua invece che "combatterla": le città spugna propongono soluzioni basate sulla natura che le rendono più simili ad organismi viventi che a distese di asfalto impermeabilizzato. Ecco tutte le idee e le città dove possiamo già vederle in atto

Ludovica Nati
Ludovica Nati
Social media manager, copywriter, blogger e fotografa paesaggista. Collabora con diverse realtà i cui ambiti spaziano dalla sostenibilità ambientale alla medicina, dalla promozione territoriale e turistica alle aziende di servizi o di trasporti. Digital strategy, gestione social, redazione di testi SEO, copywriting, consulenza 2.0 e creazione di contenuti fotografici e grafici sono i suoi principali ambiti di competenza. Fa parte del network di Eco Connection Media

Immaginate le nostre città non più come superfici grigie e impermeabili, ma come organismi viventi, capaci di “respirare” e “bere” l’acqua piovana. Immaginate piazze che si trasformano in laghetti temporanei, tetti che diventano giardini, parcheggi che dissetano il sottosuolo. Non è la trama di un film di fantascienza ecologica, ma la realtà concreta e sempre più urgente delle città spugna (sponge cities). Un modello di pianificazione urbana che, anziché combattere l’acqua, impara a conviverci, trasformando una potenziale minaccia – quella di allagamenti e dell’intensificarsi degli eventi più estremi – in una preziosa risorsa, una necessità per rendere i nostri centri urbani più sicuri, verdi e resilienti.

Il paradosso delle città moderne: impermeabili e vulnerabili

Per decenni, il modello di sviluppo urbano ha seguito una logica apparentemente inattaccabile: sigillare il suolo. Asfalto, cemento e pavimentazioni non drenanti sono diventati i protagonisti indiscussi di strade, piazze e parcheggi. L’obiettivo era chiaro: allontanare l’acqua piovana il più velocemente possibile, convogliandola in una complessa e costosa rete fognaria. Questo approccio, però, mostra oggi tutte le sue crepe.

Quando piove intensamente, le superfici impermeabili si comportano come un guscio. L’acqua non ha modo di infiltrarsi nel terreno, scorre via con violenza, raccogliendo inquinanti lungo il percorso e riversandosi in massa nei sistemi di scolo. I chilometri quadrati impermeabilizzati sono continuati ad aumentare come anche l’intensità dei fenomeni atmosferici estremi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: fognature che tracimano, strade che diventano fiumi in piena, scantinati e piani terra allagati. Eventi un tempo eccezionali sono ormai la cronaca di ogni stagione.

Ma il paradosso è che queste stesse città, così vulnerabili agli eccessi d’acqua, soffrono sempre più spesso di siccità e del fenomeno dell’isola di calore urbana. Sigillando il suolo, impediamo la ricarica naturale delle falde acquifere, le nostre riserve d’acqua sotterranee. E durante le ondate di calore, l’asfalto e il cemento assorbono e rilasciano temperature torride, rendendo l’aria irrespirabile e aumentando a dismisura il bisogno di climatizzazione. Stiamo, in sostanza, spendendo energie e risorse per allontanare un’acqua che, poche settimane dopo, ci mancherà disperatamente.

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Come funziona una città spugna: le tecniche e gli interventi chiave

Una città spugna ribalta completamente questo paradigma. L’idea di fondo, sviluppata dall’architetto paesaggista cinese Kongjian Yu, è semplice e geniale: imitare i cicli naturali dell’acqua all’interno del tessuto urbano. L’obiettivo non è più sbarazzarsi dell’acqua, ma rallentarla, trattenerla, assorbirla e riutilizzarla. Per farlo, si avvale di un arsenale di soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions – NBS) e di infrastrutture “blu-verdi”.

Ecco alcuni degli interventi più comuni:

  • Tetti verdi (green roofs): trasformare i tetti in giardini pensili non è solo una scelta estetica. Uno strato di vegetazione e terriccio può assorbire gran parte dell’acqua piovana, rilasciandola lentamente nel tempo. In più, se ben fatti isolano gli edifici, riducono l’isola di calore e creano nuovi habitat per la biodiversità.
  • Pavimentazioni permeabili: al posto del solito asfalto, si possono usare materiali drenanti per parcheggi, marciapiedi e piste ciclabili. Mattoni forati, ghiaia stabilizzata o asfalti porosi permettono all’acqua di filtrare direttamente nel terreno sottostante, ricaricando le falde.
  • Giardini della pioggia (rain gardens): sono piccole aree verdi leggermente ribassate, progettate strategicamente in punti come aiuole o bordi delle strade. Raccolgono il deflusso dell’acqua piovana da tetti e superfici dure, permettendole di infiltrarsi lentamente nel suolo. Piante specifiche aiutano a filtrare gli inquinanti.
  • Piazze d’acqua e bacini di laminazione: si tratta di aree pubbliche progettate con una doppia funzione. Per la maggior parte del tempo sono normali piazze, parchi o campi sportivi. Durante le piogge intense, si allagano in modo controllato, trasformandosi in bacini di stoccaggio temporanei che trattengono l’acqua per poi rilasciarla gradualmente o favorirne l’infiltrazione.
  • Depaving: è l’azione di “de-sigillare” il suolo, rimuovendo attivamente asfalto e cemento non necessari per creare nuove aree verdi. Rimuovere una striscia di asfalto da un cortile o da un parcheggio per piantare alberi è un piccolo ma potente atto di creazione di una spugna urbana.

Città spugna ed economia circolare: l’acqua piovana da rifiuto a risorsa

Qui emerge con forza il legame con l’economia circolare. Il modello lineare tratta l’acqua piovana come un rifiuto da smaltire. Il modello circolare, incarnato dalla città spugna, la riconosce per quello che è: una risorsa preziosissima.

  1. Chiusura del ciclo: invece di finire in un depuratore (nel migliore dei casi) o direttamente in un fiume (nel peggiore), l’acqua viene mantenuta all’interno del sistema urbano. Viene raccolta, stoccata e messa a disposizione per nuovi usi.
  2. Riutilizzo: l’acqua immagazzinata in cisterne sotterranee, tetti verdi o bacini può essere usata per l’irrigazione di parchi e giardini, per la pulizia delle strade, per gli sciacquoni dei wc negli edifici pubblici. Questo riduce drasticamente la pressione sull’acqua potabile, che non dovrebbe mai essere sprecata per usi non potabili.
  3. Ricarica delle risorse naturali: l’infiltrazione nel suolo non è solo un modo per evitare allagamenti, ma è l’unico modo per ricaricare le falde acquifere, le nostre riserve strategiche per i periodi di siccità. Una città che “beve” la pioggia è una città che investe nella propria sicurezza idrica a lungo termine.

In questo senso, ogni goccia d’acqua piovana recuperata e riutilizzata è un perfetto esempio di economia circolare applicata alla gestione delle risorse idriche.

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Città spugna nel mondo: l’esempio della Cina e della città di Philadelphia

Il concetto di sponge city è stato formalizzato e adottato su larga scala per la prima volta in Cina. Nel 2015, di fronte a inondazioni sempre più devastanti e a una grave crisi idrica, il governo ha lanciato un ambizioso programma nazionale. L’obiettivo: entro il 2030, l’80% delle aree urbane del paese dovrà essere in grado di assorbire e riutilizzare almeno il 70% delle precipitazioni. Le città pilota sono diventate laboratori a cielo aperto, con investimenti miliardari in parchi umidi, laghi artificiali, tetti verdi e corridoi ecologici che guidano l’acqua.

Ma la Cina non è l’unica. A Philadelphia, negli Stati Uniti, il piano “Green City, Clean Waters” (lanciato nel 2011 e in piena attuazione) sta trasformando la città con migliaia di interventi di infrastruttura verde per gestire le acque meteoriche, con risultati misurabili sulla qualità dell’acqua dei fiumi cittadini.

Video: Green City, Clean Waters

Esempi virtuosi in Europa: da Rotterdam a Barcellona, l’acqua ridisegna le città

Anche l’Europa, colpita duramente dagli effetti del cambiamento climatico, sta accelerando.

  • Rotterdam (Paesi Bassi): Trovandosi in gran parte sotto il livello del mare, lotta da sempre per rimanere all’avanguardia (e coi piedi all’asciutto, oseremmo dire). Il progetto ha portato alla creazione di interventi iconici come la Piazza d’Acqua Benthemplein. Si tratta di una piazza con gradoni e campi da basket che, durante le piogge torrenziali, si riempie d’acqua diventando un suggestivo bacino temporaneo, per poi svuotarsi gradualmente.
  • Copenaghen (Danimarca): Dopo una devastante alluvione nel 2011, la città ha varato un piano di gestione dei cloudburst (nubifragi) imponente. Il piano, in piena fase di realizzazione, prevede la riprogettazione di strade e parchi per funzionare come canali e bacini di ritenzione. Il parco Tåsinge Plads è stato uno dei primi progetti completati, trasformato da una piazza asfaltata a un’oasi verde capace di gestire l’acqua di un intero quartiere.
città spugna Copenaghen
Tåsinge Square a Copenhagen | Foto: landezine.com
  • Barcellona (Spagna): La città catalana combatte la siccità e le piogge torrenziali con un approccio integrato. Oltre a promuovere tetti verdi e pavimentazioni permeabili, ha costruito un enorme sistema di depositi sotterranei per le acque piovane. Questi serbatoi, alcuni dei quali realizzati o ampliati negli ultimi anni, possono stoccare centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua, che viene poi riutilizzata per l’irrigazione e la pulizia.

E l’Italia? I progetti recenti e la strada da percorrere

L’Italia, purtroppo, sconta un certo ritardo, ma qualcosa si muove. La consapevolezza sta crescendo e i progetti, sebbene ancora troppo frammentati, iniziano a fiorire.

  • Milano: la città sta lavorando molto sulla riqualificazione verde. Progetti come la Biblioteca degli Alberi (BAM), oltreché parchi bellissimi, sono aree progettate con criteri di permeabilità e gestione delle acque. La grande scommessa è la rigenerazione degli ex scali ferroviari, un’occasione unica per creare vasti parchi-spugna che possano servire la città.
  • Prato: il progetto “Prato Urban Jungle”, partito nel 2021, mira a creare “giungle urbane” in aree densamente edificate, de-impermeabilizzando superfici e piantando vegetazione su pareti e tetti per mitigare il clima e gestire le acque.
  • Bologna: con il piano “Bologna Missione Clima”, la città si è posta l’obiettivo della neutralità carbonica. All’interno di questo quadro, sono previsti e in corso interventi di de-sigillatura, creazione di tetti verdi su edifici pubblici e privati e la riqualificazione dei cortili delle scuole in chiave verde e permeabile.

Questi sono segnali importanti, ma serve un cambio di passo: le soluzioni “spugna” devono diventare lo standard in ogni nuovo progetto e intervento di riqualificazione, non più l’eccezione.

Cosa possiamo fare? Il ruolo di amministrazioni e cittadini per città più resilienti

La trasformazione in città spugna è una sfida collettiva. Le amministrazioni comunali hanno il ruolo fondamentale di guida. Devono aggiornare i regolamenti edilizi per incentivare (o rendere obbligatorie) le pavimentazioni drenanti e i tetti verdi, mappare le aree più vulnerabili e pianificare interventi su larga scala, finanziare progetti di depaving e creare parchi e bacini di laminazione.

Ma anche noi cittadini abbiamo un potere enorme. Possiamo iniziare a chiedere con forza che i nostri quartieri vengano resi più verdi e permeabili. Possiamo partecipare ai processi decisionali, sostenere le associazioni che promuovono questi temi. E possiamo agire nel nostro piccolo, che spesso è più grande di quanto pensiamo. Chi ha un giardino o un cortile può scegliere pavimentazioni drenanti e piantare più alberi. Chi vive in un condominio può proporre l’installazione di un tetto verde o di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana da usare per le pulizie o per l’irrigazione del giardino comune. Persino un balcone fiorito, con vasi e fioriere, contribuisce a trattenere l’acqua e a rinfrescare l’ambiente.

Una città che sa gestire l’acqua è una città più sicura, più bella, più giusta e più preparata ad affrontare le sfide del futuro. È una città che ha capito il valore di ogni singola goccia. E noi non possiamo più permetterci di sprecarne nemmeno una.

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