giovedì 26 Marzo 2026

I motivi per cui il Consiglio europeo potrebbe essere cruciale per le scelte energetiche dell’UE

I capi di stato e di governo si riuniscono per affrontare le conseguenze della guerra in Medioriente. L’Italia spinge per una modifica del mercato ETS, ma anche per eliminare la condizionalità del principio DNSH. L’appello delle ong: “mantenere l’attuale legislazione farebbe risparmiare 180 miliardi di euro all’anno”

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Redazione EconomiaCircolare.com

C’è molta attesa sul Consiglio europeo del 19 e del 20 marzo. Non capita spesso che il vertice dei capi di stato e di governo dei 27 Stati membri dell’Unione Europea sia al centro delle attenzioni globali. Invece questa volta tutto il mondo sembra concentrato sull’esito dell’incontro che si terrà a Bruxelles. Motivo? Teoricamente l’UE potrebbe assumere una posizione comune di fronte alla guerra in Medio Oriente, scatenata dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. In particolare si discuterà delle conseguenze per il vecchio continente in termini di prezzi dell’energia e di sicurezza energetica.

Ma l’agenda del prossimo Consiglio europeo è fitta di impegni. Si apprende ad esempio che “il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres è invitato a partecipare a una colazione di lavoro per discutere del deterioramento della situazione internazionale e di come l’UE e i suoi partner possono collaborare per difendere il multilateralismo”. Inoltre sul sito del Consiglio si riporta che” i leader discuteranno inoltre dell’agenda strategica per la competitività dell’UE, del prossimo quadro finanziario pluriennale, di sicurezza e difesa e di migrazione”.

Insomma, tanta, tantissima carne al fuoco. In attesa di capire se ci saranno decisioni comuni, o se si confermerà la divisione tra gli Stati, ci sono alcuni elementi notevoli che sono già emersi e di cui è utile parlare.

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Le lezioni della crisi energetica del 2022 per la Commissione UE

In vista del Consiglio europeo di venerdì e sabato, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha invitato i 27 leader a trarre le giuste lezioni dalla crisi energetica del 2021-23. Ne ha scritto ieri la newsletter Il Mattinale Europeo, citando una lettera inviata da von der Leyen che però al momento non è stata resa pubblica. In particolare la presidente della Commissione avrebbe fatto riferimento alla cosiddetta diversificazione intrapresa da alcuni Stati, in particolare Germania e Italia, che appena dopo l’avvio della guerra in Ucraina scelsero di sostituire le forniture di petrolio e gas russo con altri idrocarburi provenienti da Stati altrettanto autoritari – come ad esempio il Qatar, di cui ora sono note le difficoltà nelle consegne.

greenwashing energia

“Molte di queste misure erano ampie e poco mirate, portando a inefficienze e a costi fiscali molto elevati”, avrebbe scritto von der Leyen. Gli Stati membri dovrebbero quindi assicurarsi che le loro misure contro l’attuale impennata dei prezzi degli idrocarburi “non aumentino la domanda di petrolio e gas, siano temporanee e mirate e riducano al minimo i costi fiscali”.

Inoltre la presidente della Commissione avrebbe sottolineato che l’Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per combustibili fossili nelle prime due settimane di guerra. Von der Leyen ha anche sostenuto la necessità di mantenere operativi i reattori nucleari il più a lungo possibile. “Evitare il pensionamento prematuro di asset, come gli impianti nucleari esistenti, che possono continuare a fornire elettricità affidabile, a basso costo e con basse emissioni, può ugualmente svolgere un ruolo”, ha suggerito. 

Come è noto (e come abbiamo già scritto), una delle proposte avanzate da alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, è una modifica immediata del mercato EU ETS, il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra. Fino a questo momento la Commissione non ha fatto trapelare la propria posizione, preferendo mantenersi vaga. Tuttavia, secondo una lettera visionata dal portale Euronews, von der Leyen avrebbe respinto la richiesta di modifica del mercato ETS. “Il sistema ETS offre certezza a lungo termine e premia l’innovazione“, si leggerebbe nella lettera, con la Commissione che sottolinea il suo ruolo nella riduzione dell’uso del gas e nel sostegno alla transizione energetica, utilizzando i suoi proventi per finanziare tecnologie pulite.

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La posizione dell’Italia, sull’ETS e sul DNSH

Nonostante gli appelli della Commissione, al Consiglio europeo del 19 e del 20 luglio l’Italia sembra voler mantenere il punto, almeno sulla modifica al mercato ETS. Nella seduta di question time dello scorso martedì (dunque dopo la lettera inviata da von der Leyen agli Stati membri), il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin è tornato a ribadire la necessità di decisioni rapide sull’ETS. Per il ministro, infatti, occorre “trovare una modalità per sterilizzare l’effetto dell’ETS sul termoelettrico sul prezzo dell’energia elettrica. Sono urgenti – ha spiegato – misure di carattere europeo: è particolarmente necessaria una rimodulazione anche temporanea del meccanismo di tassazione del carbonio sulla produzione di energia, in attesa di una più ampia e rapida revisione”.

In più, come ha affermato la premier Giorgia Meloni al Senato lo scorso lunedì, “sempre in tema di ETS, chiediamo che vengano affrontate altre due questioni fondamentali: la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore, che comprendono, come sapete, alcuni dei settori chiave del Made in Italy – come  siderurgia, cartiere, lavorazione del vetro, ceramica – e la riduzione della volatilità del prezzo delle quote ETS attraverso l’introduzione di un “cap”, oppure escludendo dal mercato degli ETS gli attori non industriali, così da limitare ogni speculazione finanziaria su questo strumento. Ma la riforma dell’ETS non è l’unica proposta che intendiamo portare a Bruxelles in tema di prezzi dell’energia”. Particolarmente interessante, in effetti, è l’indicazione sulla “condizionalità” di alcune norme ambientali. Meloni qui ha citato espressamente il “principio Do No Significant Harm (il danno non significativo a livello ambientale, introdotto dal PNRR e in teoria esteso alle nuove norme ambientali, nda) che, se mal interpretato come spesso accade, rischia di minare proprio quella competitività tanto declamata”.

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L’appello delle ong: fermate la deregolamentazione

In vista della riunione del Consiglio europeo di questo fine settimana, cinque delle principali organizzazioni ambientaliste europee hanno esortato i capi di Stato e di governo dell’UE a fermare l’accelerazione del processo di deregolamentazione, avvertendo che le attuali pressioni politiche per “snellire la burocrazia” rischiano di indebolire le fondamenta del mercato unico e di compromettere la competitività, la sicurezza e la salute pubblica dell’Europa a lungo termine. La lettera congiunta, firmata da BirdLife Europe, Climate Action Network Europe, European Environmental Bureau, Transport & Environment e WWF European Policy Office, fa seguito a una serie di crescenti preoccupazioni espresse dalla società civile e dai leader del settore delle energie rinnovabili in merito ai tentativi di indebolire la legislazione in materia di clima e ambiente. Tra questi, appunto, gli sforzi per diluire il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, che, secondo quanto affermato da oltre 30 ONG in una seconda lettera pubblicata la scorsa settimana, destabilizzerebbero il mercato europeo del carbonio, aumenterebbero la dipendenza dai combustibili fossili e metterebbero a repentaglio gli obiettivi climatici europei

energia eolica 1

Le organizzazioni sottolineano che l’applicazione della legislazione ambientale vigente, anziché il suo indebolimento, genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5600 miliardi di euro in Europa nei prossimi 30 anni. “L’Europa non può costruire la propria competitività smantellando proprio le tutele che proteggono la salute delle persone, stimolano l’innovazione, sostengono le industrie pulite e garantiscono parità di condizioni – si legge nell’appello – La deregolamentazione può sembrare una facile vittoria politica, ma indebolirà la resilienza dell’Europa, acuirà le disuguaglianze ed esporrà i cittadini a maggiori rischi climatici e di inquinamento. I leader dell’UE devono utilizzare il Consiglio di marzo per rafforzare, non indebolire, le regole che salvaguardano la prosperità a lungo termine dell’Europa”.

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AGGIORNAMENTO DEL 23 MARZO 2026

Qualche punto fermo, qualche rinvio, qualche concessione e una consapevolezza diffusa: gli attuali prezzi dell’energia sono insostenibili. Così si è concluso il Consiglio europeo del 19 marzo, che al populismo anti-Green Deal portato avanti dal governo Meloni ha risposto blindando il sistema EU ETS, pur concedendo una possibile revisione ad hoc dell’Italia (che eviterebbe il rischio dell’ennesima infrazione UE per via del possibile aiuto di Stato previsto col DL Carburanti). 

Nella buona sintesi pubblicata da EU News, si riporta che “i vertici dell’UE – e i leader di Francia, Germania e Spagna – ricacciano indietro l’offensiva del governo italiano contro l’ETS”. Pur senza affrontare uno dei reali nodi dell’aumento dei prezzi a livello europeo, e cioè la dipendenza dal gas da parte del vecchio continente (dipendenza che con la guerra in Ucraina è pure aumentata, anziché diminuire) – sono stati analizzati alcuni nodi cruciali. Come quello costituito da tasse e imposte nazionali. “La situazione varia notevolmente da uno Stato membro all’altro: in alcuni casi l’elettricità è tassata molto più del gas, fino a 15 volte di più, e così non può essere“, ha ammesso von der Leyen, annunciando una proposta per “abbassare le aliquote fiscali sull’elettricità, per garantire che sia tassata meno dei combustibili fossili”.

Annunciata comunque una parziale revisione dell’ETS, ma non immediata come chiedeva l’Italia, che invece probabilmente dovrà accontentarsi di un intervento specifico. Non a caso la stessa Meloni, nella conferenza stampa del 19 gmarzo, ha confermato l’avvio delle consultazioni tra Bruxelles e Roma già a partire da oggi, esprimendo fiducia nella possibilità di “affrontare nel breve termine le specificità italiane”.

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