Contro l’usa e getta: l’UE prepara la stretta su riparabilità e ricambi

Il secondo studio preparatorio del JRC per il Regolamento Ecodesign delinea i futuri requisiti europei sulla riparabilità: ricambi disponibili per almeno cinque anni, consegna entro sette giorni lavorativi, limiti al prezzo dei componenti e divieto di blocchi software che ostacolino l’uso di parti compatibili. Il confronto tra stakeholder resta aperto, tra esigenze di sicurezza, diritto alla riparazione, competitività industriale e definizione di un possibile indice europeo

Vittoria Moccagatta
Vittoria Moccagatta
Classe 1998. Giornalista e dottoranda in Design for Social Change presso ISIA Roma Design.

Ricambi disponibili per almeno cinque anni dopo l’uscita dal mercato dell’ultimo esemplare di un modello. Consegna entro sette giorni lavorativi. Prezzo del componente più costoso non superiore al 30% del costo del prodotto nuovo. E, soprattutto, divieto di blocchi software che impediscano o limitino la sostituzione di componenti, come nel caso delle batterie compatibili.

Questi sono alcuni dei punti centrali del secondo studio preparatorio elaborato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea nell’ambito dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR). Il regolamento, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 13 giugno 2024, raccoglie e amplia l’eredità della direttiva ecodesign, estendendo l’approccio di progettazione sostenibile ben oltre il solo tema dell’efficienza energetica. Oltre ai requisiti per categoria di prodotti, definisce anche requisiti orizzontali di riparabilità: disposizioni applicabili in modo trasversale a intere famiglie di prodotti con un unico atto delegato, atteso entro il 2027.

Il percorso di consultazione è ancora aperto: il JRC ha fissato al 22 maggio 2026 il termine per l’invio dei contributi scritti e gli stakeholder sono invitati a trasmettere le proprie osservazioni, previa registrazione, utilizzando il template messo a disposizione dal JRC. La fase successiva prevede un terzo e ultimo confronto entro la fine del 2026, mentre l’adozione dell’atto delegato è attesa nel 2027.

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Cosa sono le famiglie di riparabilità?

Il JRC ha abbandonato l’approccio per categorie di prodotti in favore di definizioni aperte di famiglie di prodotto. Le famiglie sono definite come insiemi di prodotti che condividono complessità simile, rilevanza di mercato e componentistica comune. Vengono identificate tramite quick scan, cioè uno screening preliminare basato su criteri di esclusione: la prima è l’elettronica di consumo, definita come l’insieme dei dispositivi in cui i circuiti integrati costituiscono la funzione principale; poi ci sono i piccoli elettrodomestici, cioè macchine portatili o semi-portatili per uso domestico, distinte dai grandi elettrodomestici per dimensioni e mobilità; infine i mezzi di trasporto leggeri, come i veicoli a due ruote motorizzati elettricamente, sulla scorta della definizione già adottata dal Regolamento batterie.

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Foto: Canva

La ragione di questo approccio è da ravvisare nella future proofness (“a prova di futuro”): le famiglie così definite devono poter accogliere prodotti che oggi non esistono ancora, superando i limiti delle norme verticali che rischiano di inseguire il mercato invece che precederlo. Una definizione aperta che sposta il confronto dalle liste ai criteri. E ci sono tre criteri di esclusione (cut-off) a filtrare l’accesso alle categorie: vengono esclusi i prodotti già coperti da altri regolamenti ESPR o dalla direttiva Ecodesign (smartphone e tablet sono regolati dal Regolamento 1670/2023, le lavatrici dal regolamento 2019/2113); quelli a bassa complessità tecnica, privi di componenti sostituibili come power bank e hard drive esterni; e quelli inseriti in modelli di servizio OEM (Original Equipment Manufacturer) – router e apparati di rete domestica forniti in comodato d’uso dagli operatori – per i quali la manutenzione è istituzionalmente demandata al produttore originale.

Il problema emerso durante la sessione di discussione del 28 aprile è che questi confini non sono così netti come sembrano sulla carta. I router si vendono anche nella grande distribuzione, senza alcun contratto di servizio. Le console da gioco sono coperte da un accordo volontario che però riguarda solo quelle alimentate dalla rete elettrica, lasciando fuori l’intero mercato delle portatili. E molti prodotti, come le attrezzature audio-visive professionali, iniziano la loro vita come beni B2B e la finiscono nelle mani di privati.

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Quali sono i requisiti e le soglie di riparabilità?

Il cuore del secondo studio preparatorio è un catalogo di soglie e disposizioni per altrettanti parametri di riparabilità. Nella sessione plenaria, il JRC ne ha presentati i principali con le rispettive giustificazioni metodologiche. Li riportiamo di seguito.

  • Disponibilità dei pezzi di ricambio. Il requisito distingue due categorie di destinatari: gli utenti finali, che hanno diritto ad accedere a componenti a bassa profondità di smontaggio (involucri, elettronica di base, parti mobili); e i riparatori professionisti registrati, cui viene garantito l’accesso a una gamma più ampia, che include componenti sensibili o contenenti materie prime critiche. La registrazione come riparatore professionista è gratuita e deve essere approvata dal produttore entro cinque giorni lavorativi, previa dimostrazione documentale delle competenze.
  • Durata della disponibilità. I ricambi devono essere disponibili per almeno cinque anni dalla data di fine immissione sul mercato dell’ultima unità del modello. La soglia si allinea con il Regolamento batterie 1542/2023, che prevede anch’esso cinque anni. Come confronto: nel caso di display e ventilatori la disponibilità sale a sette anni, per i grandi elettrodomestici a dieci. La soglia dei cinque anni è dunque una media calibrata sul ciclo di vita medio dei prodotti in scope.
  • Tempi di consegna. Il termine massimo per la consegna dei ricambi è fissato a sette giorni lavorativi. La soglia è fondata su studi di letteratura secondo cui i tempi di attesa lunghi riducono la propensione alla riparazione, con un calo significativo oltre la settimana di attesa.
  • Il tetto del 30% sul costo del ricambio. È probabilmente la misura più controversa. La proposta non fissa un prezzo in valore assoluto, ma introduce un rapporto: il pezzo di ricambio più costoso non può costare più del 30% del prezzo indicativo al netto delle imposte del prodotto intero. La ratio è quella di impedire pratiche commerciali discriminatorie — vendere un ricambio a un prezzo tale da rendere economicamente irrazionale la riparazione rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo — ed è supportata da diversi studi comportamentali che indicano proprio quella soglia come punto di rottura della disponibilità a riparare dei consumatori.
  • Divieto di degrado prestazionale. Gli aggiornamenti software non possono rallentare il dispositivo né ridurne l’autonomia della batteria. In caso di aggiornamento difettoso, il produttore deve fornire un rollback – il ripristino dello stato precedente – o una patch correttiva senza costi aggiuntivi.
  • Divieto di part pairing bloccante. I produttori non possono più utilizzare software per impedire il funzionamento di un componente compatibile non originale. Il principio era già stato introdotto dal Regolamento batterie del 2020 per le sole batterie; qui viene generalizzato. Notifiche all’utente sulla sostituzione con parte non originale restano ammesse, ma non la limitazione funzionale del dispositivo.
  • Reset crittografico. I dispositivi devono cifrare i dati personali per impostazione predefinita (by-default) e integrare una funzione di cancellazione sicura, da attivare prima della rivendita, della donazione o del passaggio a un riparatore. La misura risponde a un’evidenza documentata: la preoccupazione per la privacy dei dati è uno dei principali fattori psicologici che scoraggiano i consumatori dal portare i propri dispositivi in assistenza.
  • Smontaggio accessibile. Per gli utenti finali, gli elementi di fissaggio devono essere forniti ex novo con il ricambio, essere riutilizzabili e consentire la riparazione senza strumenti specialistici o con un set base incluso nella confezione. Per i professionisti, gli strumenti necessari devono essere disponibili in commercio.
  • Accesso alle informazioni tecniche. Manuali di uso e manutenzione accessibili agli utenti finali devono essere gratuiti e pubblicamente disponibili online, con codici di errore di base e mappe di smontaggio. I manuali tecnici completi sono riservati ai riparatori professionisti registrati, a un costo definito dal documento come “ragionevole” – ma non ancora quantificato.

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Cos’è il repairability score index?

La parte finale dello studio preparatorio e dell’incontro con il JRC ha introdotto l’ipotesi di un indice di riparabilità (repairability score index, RSI), strutturato come un sistema di etichettatura con livelli da A a E, analogamente alle etichette sulle prestazioni energetiche.

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Cinque tipologie di prodotto sono state selezionate come banco di prova: smartwatch, auricolari wireless, cuffie, monopattini elettrici e macchine da caffè.

I criteri di selezione di questi prodotti prioritari sono tre:

  1. la vulnerabilità legata alla portabilità: la mobilità di smartwatch, cuffie e monopattini determina un rischio di guasto più elevato e una frequenza di danno superiore alla media.
  2. Il disallineamento delle aspettative: nel caso delle macchine da caffè in particolare, l’aspettativa dell’utente sulla durata del prodotto è sistematicamente superiore alla vita utile effettiva — l’utente vorrebbe riparare, ma spesso non ci riesce.
  3. La maturità metodologica: in Belgio e in Francia sono già in corso sperimentazioni sul calcolo dell’RSI, in particolare sui monopattini, che dimostrano la fattibilità tecnica della misurazione.

L’RSI non si limiterebbe a orientare le scelte del consumatore. Un indice standardizzato renderebbe possibile inserire la riparabilità nei criteri del Green Public Procurement: le amministrazioni pubbliche, che attualmente non possono considerare la riparabilità negli appalti per mancanza di metriche oggettive, potrebbero utilizzare l’RSI come criterio di aggiudicazione. L’effetto a cascata potrebbe spingere il mercato verso scelte di design più orientate alla riparabilità, con un’efficacia potenzialmente superiore a quella degli obblighi normativi diretti.

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