Contenuto riservato alla community
Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere sempre più le cosiddette “novel entities”, materiali e organismi che non esistono in natura e che gli esseri umani hanno immesso negli ecosistemi con conseguenze non sempre prevedibili. Pesticidi, farmaci, metalli pesanti, scorie radioattive, plastiche, organismi geneticamente modificati, PFAS… Gli effetti sulla salute e sull’ambiente vengono in larga parte testati per così dire “sul campo”, così eventuali limiti e divieti arrivano quando le conseguenze da scongiurare si sono già verificate.
Il 6 marzo 2026 la Commissione Europea ha lanciato un segnale di inversione di tendenza con una raccomandazione alla quale si è dato poco peso, ma che rappresenta proprio orientare l’innovazione verso sostanze e materiali più sicuri e sostenibili lungo l’intero ciclo di vita, in coerenza con l’ambizione del Clean Industrial Deal. Si tratta del quadro Safe and Sustainable by Design, SSbD, che mette al centro la prevenzione e il tentativo di costruire un’economia europea competitiva, circolare ma anche “toxic-free”, cioè libera o molto meno dipendente da sostanze tossiche e problematiche.
Leggi anche lo SPECIALE Semplificazioni o deregulation?
Tra semplificazione e prevenzione
Di chimica sicura l’Europa si occupa già da decenni: il regolamento REACH, che disciplina registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, così come il CLP su classificazione, etichettatura e imballaggio ne sono la dimostrazione. La novità del quadro SSbD sta nel punto in cui si prova a collocare la domanda sulla sicurezza: non più quando la sostanza è ormai entrata nelle fabbriche, nei prodotti, nei corpi e negli ecosistemi, ma all’inizio, quando molecole, materiali, additivi, processi produttivi e usi sono ancora modificabili.
Il dossier SSbD va però analizzato in connessione con il cosiddetto Omnibus chimica, o Omnibus VI, presentato dalla Commissione l’8 luglio 2025 insieme all’Action Plan for the Chemicals Industry. Il pacchetto punta, come gli altri Omnibus emanati dalla Commissione Von der Leyen II, a semplificare alcune prescrizioni della normativa sui prodotti chimici, in particolare CLP, cosmetici e fertilizzanti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre oneri amministrativi e aumentare la competitività dell’industria chimica europea. Il Consiglio ha adottato la propria posizione il 5 novembre 2025, dopo l’accordo sul meccanismo “stop-the-clock” che posticipa al 1° gennaio 2028 l’entrata in applicazione di alcune parti della revisione del regolamento CLP.

L’Omnibus chimica vuole semplificare al funzionamento dell’impalcatura regolatoria esistente, mentre la risoluzione sul SSbD mira a intervenire in una fase antecedente. I due impianti possono coesistere e completarsi a vicenda, ma se la semplificazione rimuove la misurazione, riduce la tracciabilità e annacqua gli obblighi, la sicurezza “by design” rischia di essere una chimera o al più mero greenwashing.
Per avere senso, il Safe and Sustainable by Design dev’essere l’imprescindibile anello di una catena composta da sostituzione delle sostanze problematiche, difesa della competitività industriale europea e semplificazione di incombenze e procedure senza cadere nella deregulation.
Leggi anche: lo Speciale Omnibus
Cosa prevede il quadro SSbD
Il quadro Safe and Sustainable by Design era stato proposto dal Joint Research Centre della Commissione nel 2022 e collegato alla prima raccomandazione europea sul tema. Dopo una fase di sperimentazione con stakeholder pubblici e privati, il JRC ha pubblicato nel dicembre 2025 una versione rivista del framework, poi recepita dalla raccomandazione della Commissione del marzo 2026. La revisione introduce alcuni elementi nuovi: una maggiore chiarezza sui principi fondamentali, una fase di scoping (verifica preliminare) più strutturata, criteri metodologici più leggibili e un’attenzione più esplicita alla valutazione integrata di sicurezza e sostenibilità.
In termini pratici, SSbD propone un approccio volontario di valutazione che accompagna ricerca e innovazione su sostanze chimiche e materiali. Non dice semplicemente se un prodotto è conforme o non conforme. Aiuta a individuare, già nelle prime fasi di sviluppo, i possibili “hotspot”: pericoli intrinseci della sostanza, rischi di esposizione per lavoratori e consumatori, impatti ambientali, emissioni durante produzione e uso, consumo di energia e risorse, criticità a fine vita.
Il cuore del metodo è l’idea che sicurezza e sostenibilità non possano essere valutate separatamente. Una sostanza può essere efficace dal punto di vista funzionale, ma problematica perché persistente, può ridurre le emissioni in una fase del ciclo di vita, ma generare rischi tossicologici o difficoltà di riciclo in un’altra. Un additivo può migliorare le prestazioni di un prodotto, ma rendere più complessa la gestione del rifiuto o contaminare i materiali riciclati.
Il quadro SSbD prova dunque a integrare dimensioni diverse: sicurezza chimica, esposizione, sostenibilità ambientale, circolarità, funzionalità e valutazione lungo il ciclo di vita. E non si tratta solo di evitare sostanze già vietate o ristrette, ma di prevenire la progettazione di nuove sostanze destinate a trasformarsi nei problemi regolatori, sanitari e ambientali dei prossimi decenni.
Questa impostazione è particolarmente importante per l’economia circolare. Una filiera può aumentare il riciclo, ma se continua a rimettere in circolo materiali contenenti sostanze persistenti o pericolose rischia di trasformare la circolarità in una forma di redistribuzione del rischio. In questo senso SSbD dà sostanza a un’espressione che ricorre da anni nella politica europea: “toxic-free circular economy”. Come diciamo spesso dalle pagine di EconomiaCircolare.com, non basta chiudere il ciclo dei materiali ma bisogna sapere che cosa contiene quel ciclo e quali impatti, ambientali e non, porta con sé ogni sua componente.
Leggi anche: lo SPECIALE | PFAS
Una raccomandazione volontaria, ma non irrilevante
Dal punto di vista giuridico, la raccomandazione della Commissione non crea obblighi diretti paragonabili a un regolamento. Le imprese non sono automaticamente vincolate ad applicare il framework SSbD, né esiste oggi una sanzione specifica per chi non lo utilizza. Questo è un limite evidente, soprattutto se si considera l’urgenza posta dagli allarmi creati dagli “inquinanti eterni” PFAS, dalle microplastiche e dalla contaminazione chimica diffusa.
Ma nel diritto e nelle politiche europee gli strumenti volontari possono anticipare standard futuri, orientare bandi di ricerca, criteri di finanziamento, acquisti pubblici, partenariati industriali, norme tecniche e strategie aziendali. La Commissione stessa collega SSbD all’innovazione nei prodotti chimici e nei materiali avanzati, all’industria pulita e alle future iniziative europee in materia di materiali, sostituzione delle sostanze problematiche e competitività industriale. SSbD può dunque diventare una sorta di “lingua comune” per dimostrare che una nuova sostanza, un nuovo materiale o un nuovo processo produttivo non sono solo più performanti, ma anche più sicuri e sostenibili. Per le imprese, questo può significare anticipare la regolazione, ridurre il rischio di investire in sostanze destinate a future restrizioni, migliorare la qualità dei dati lungo la filiera e rafforzare la credibilità delle proprie dichiarazioni ambientali. Per i cittadini, può tradursi in prodotti meno esposti a sostanze problematiche, minori contaminazioni ambientali e maggiore trasparenza sui materiali che entrano nella vita quotidiana.

La portata del cambiamento dipenderà però da un passaggio decisivo: quanto SSbD entrerà davvero nelle decisioni industriali e pubbliche? Se diventerà criterio abituale nei programmi di ricerca, negli appalti, nelle norme di prodotto, nelle politiche di sostituzione e nella finanza per l’innovazione, potrà contribuire a spostare il baricentro della chimica europea. Qui torna il rapporto con l’Omnibus. Se invece la semplificazione normativa viene percepita come arretramento, rinvio o indebolimento dei controlli, il rischio è che si chieda alle imprese di progettare meglio, mentre si allenta la pressione normativa che dovrebbe rendere conveniente progettare meglio.
L’efficacia del quadro Safe and Sustainable by design dipenderà dalla coerenza con il resto dell’impalcatura normativa europea: REACH, CLP, restrizioni su PFAS e microplastiche, regole ecodesign e sui prodotti sostenibili, appalti, green claims, reporting, responsabilità d’impresa. La circolarità dovrà essere misurata anche in termini di qualità dei materiali, assenza di sostanze problematiche, trasparenza delle filiere e capacità di non trasformare i prodotti di oggi nelle bonifiche di domani. In questo senso, SSbD e Omnibus chimica indicano insieme la posta in gioco della nuova politica industriale europea: non scegliere tra competitività e sicurezza, ma dimostrare che una competitività fondata su sostanze meno problematiche, dati migliori e prevenzione del rischio è possibile.
Leggi anche: Agenzia europea ambiente su PFAS e prodotti tessili: alternative esistono per quasi tutti gli usi
© Riproduzione riservata


