Il deposito su cauzione (DRS – Deposit Return System) per imballaggi monouso per bevande è ormai patrimonio comune: non solo della società civile, che ne chiede da tempo l’istituzione anche in Italia, ma anche della politica, in entrambi gli schieramenti politici. È questo il dato più rilevante emerso dal convegno “Il sistema di deposito cauzionale in Italia: prospettive legislative e attuazione“. Organizzato da due vicepresidenti della Camera dei deputati, firmatari di due delle tre proposte di legge depositate sull’argomento (Fabio Rampelli, FdI e Sergio Costa, M5S) ha visto la partecipazione di deputati e deputate che hanno sottoscritto le proposte (Silvia Roggiani, PD; Massimo Milani, FdI, Devis Dori, AVS), di Laura D’Aprile, capo dipartimento dello sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente, Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA, e poi di Luca Cheri, amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, Enzo Favoino coordinatore scientifico della campagna nazionale “A buon rendere – molto più di un vuoto”, Andrea Ferrazzi, responsabile affari istituzionali di ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Raffaella Giugni, segretaria generale di Marevivo, Cinzia Negri, presidente di Fare Verde e Merijn Tinga, biologo e attivista olandese conosciuto come “Plastic Soup Surfer”.
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“Obiettivi europei? Irraggiungibili coi metodi attuali di raccolta”
Aprendo i lavori del convegno (moderato del direttore di EconomiaCircolare.com Raffaele Lupoli) il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha detto che “il tempo è una variabile che non possiamo più ignorare. Il nuovo regolamento imballaggi ci impone scadenze rigorose. Entro il 31 dicembre 2028 l’Italia dovrà raggiungere il 90% di raccolta differenziata per il PET. Se falliamo, il Deposit Return System scatterà come obbligo di legge automatico per scongiurare pesanti procedure di infrazione. Oggi l’Italia è ferma: ha un tasso di riciclo della plastica di circa il 65%, recuperare il restante 25% in poco più di due anni con metodi attuali è matematicamente impossibile”. Se gli eco-compattatori presenti sul territorio, “basati sulla sola base volontaria, si sono dimostrati favorevolmente accolti dai cittadini, ma purtroppo insufficienti”, allora “dobbiamo guardare alle nazioni dell’Unione Europea, come la Norvegia e la Germania, dove il sistema di deposito cauzionale è una realtà consolidata, che hanno tassi di raccolta vicini al 100%, proprio grazie alla formula del deposito cauzionale”, ha sottolineato.
“Il deposito su cauzione funziona, è tempo di attivarlo anche in Italia”
“Già 19 paesi europei si sono dotati del DRS e da qui a pochi mesi arriveremo a 21. È arrivato il momento in cui anche l’Italia se ne doti”, ha sottolineato l’alto vicepresidente, Sergio Costa. “Mi piace ricordare che paesi come Norvegia, Danimarca, Finlandia, Estonia, Lituania, Croazia, Germania, grazie al sistema del deposito cauzionale superano il 90% della raccolta. Quindi vuol dire che funziona”. Costa ha parlato anche dei vantaggi legati alla riduzione della dispersione degli imballaggi nell’ambiente (“DRS vorrebbe dire non avere bottiglie di plastica sulle nostre spiagge, ne nostri laghi, ne nostri fiumi, ne nostri mari, sul nostro territorio”), e dei vantaggi per le amministrazioni locali (“i comuni italiani potrebbero risparmiare con il deposito cauzionale circa 30 milioni di euro complessivamente, che significa o incrementare ulteriormente la raccolta differenziata o per esempio abbassare la TARI”).
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“Non un vincolo ma un’opportunità”
“Può apparire una questione molto tecnica ma il deposito cauzionale per i contenitori per le bevande ci parla di qualcosa di molto più grande, cioè del modo in cui un paese può organizzare la propria transizione finalmente verso un’economia circolare compiuta”, ha riflettuto la presidente di ISPRA, Gallone. “Non è soltanto un meccanismo di raccolta ma è un patto di responsabilità tra produttori, distributori, cittadini, istituzioni, i comuni”. Ognuno di questi attori “deve comprendere che non si tratta di un vincolo ma di un’opportunità”.
È vero che l’Italia è campione del riciclo, ma “dobbiamo avere anche il coraggio di guardare con lucidità quello che possiamo migliorare”. E dobbiamo capire “come un eventuale sistema DRS possa integrarsi col sistema esistente: senza duplicazioni inutili, senza appesantimenti burocratici, senza indebolire ciò che funziona, ma rafforzando ciò che può essere migliorato”.
“Valutare specificità territoriali e ciclo di vita”
Laura D’Aprile ha inquadrato il DRS in una cornice più ampia: “Il tema del deposito cauzionale non va visto come tema a sé stante ma come tema integrato rispetto alla strategia nazionale sulle plastiche. Le proposte di legge sul deposito cauzionale, gli interventi governati sul deposito cauzionale, si devono inserire in questo quadro complessivo”. I sistemi di deposito cauzionale, ha aggiunto, “devono essere valutati sulla base delle specificità territoriali. L’Olanda è un paese molto diverso dall’Italia, anche a livello orografico, a livello di infrastrutture e di logistica. Dobbiamo essere molto attenti alla logistica per il deposito cauzionale, per poter valutare l’effetto complessivo sui costi. In questo senso è importantissima l’analisi costi e benefici, importantissima soprattutto l’analisi del ciclo di vita completo su tutta la catena di valore. All’interno dell’analisi costi e benefici, ma soprattutto della Life Cycle Assessment complessiva potremmo avere una valutazione complessiva”. Sulla base di un tale quadro, “noi guardiamo e guarderemo con grande attenzione quelle che sono le proposte che vengono sul deposito cauzionale per supportare una strategia complessiva nel campo delle plastiche”.
D’Aprile ha ricordato anche che “il deposito cauzionale consente anche un miglior controllo di filiera. Avere altre catene di approvvigionamento supportate dal DRS dovrebbe anche abbassare i costi e quindi rendere meno competitivo quello che viene importato dal sud-est asiatico”.
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“DRS? È un efficientamento del sistema produttivo”
Enzo Favoino, della campagna “A buon rendere”, ha ricordato il valore strategico dell’economia circolare e dei sistemi di deposito su cauzione: “Non è un omaggio alla cultura ambientalista: è un grande processo e percorso di efficientamento del nostro sistema di produzione e di consumo che poi intercettare anche la lotta al littering”.
E ha sottolineato il grande valore aggiunto del fare meglio rispetto al fare bene: “A qualcuno può sembrare strano dovere fare lo sforzo di passare dall’ottanta al novanta per cento di raccolta o dal novanta al novantacinque per cento, nel caso dell’alluminio. Ma proviamo a guardarlo la questione dall’altro lato: abbiamo ogni anno otto miliardi di contenitori per bevande che vengono perse rispetto alla circolarità. Il che significa che finiscono in discarica, e non va bene nell’epoca dell’economia circolare; o in incineratore, e va ancora meno bene nell’epoca della decarbonizzazione, perché bruciare plastica è un suicidio in termini ambientali e strategici. Oppure sono dispersi nell’ambiente. Ma soprattutto, passare da un novanta a novantacinque per cento significa raddoppiare la fecondità d’uso delle risorse: si possono fare venti rotazioni di risorse anziché solamente dieci prima di rinnovare integralmente le mie risorse E questo non è affatto indifferente nell’epoca della circolarità”.
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“Dare valore ad un rifiuto”
L’amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, Luca Cheri, ha spiegato perché l’azienda si è da subito affiancata ai tanti soggetti che fanno parte della campagna “A Buon rendere” per l’introduzione di un deposito cauzionale. Ha ricordato: “La Germania è stata la prima ad istituire un DRS, e ci eravamo accorti che non si trovano contenitori di plastica da nessuna parte. E parlo di più di 15 anni. La cauzione valeva 25 centesimi e i ragazzini a quei tempi pagavano le ricariche dei propri cellulari raccogliendo le bottiglie di plastica per strada. E allora ci siamo detti: oggi in Italia c’è chi butta i contenitori per terra, perché li riconsidera un rifiuto. Ma nessuno butterebbe 25 centesimi per terra, o se lo facesse qualsiasi persona li raccoglierebbe. Per questo abbiamo sempre creduto al DRS, perché è il modo di dare un valore a un rifiuto”.
Sostengo all’avvio di un DRS italiano arriva da Raffaella Giugni (“Il problema è economico, ambientale, ma sta diventando anche sanitario: perché la plastica sminuzzata che finisce nell’ambiente, nel mare purtroppo finisce poi nel nostro corpo”), da Andrea Ferrazzi (“dal punto di vista di una filiera assolutamente pregiata a livello mondiale, sarebbe davvero un peccato, anche dal punto di vista economico, non cogliere questa occasione), da Cinzia Negri (“la forza di questo sistema è nella semplicità”.
“Discussione in Commissione ambiente entro giugno”
“Sappiamo che la complessità dell’iter parlamentare potrebbe non esaurirsi entro questa legislatura. Tuttavia la cogenza e l’urgenza dei vincoli europei renderanno queste proposte di legge il punto di partenza obbligato e imprescindibile”, ha detto Rampelli, facendo riferimento alla tempistica per l’approvazione di una legge che istituisca il deposito su cauzione anche in Italia. Auspicando l’approvazione “per questa, ci auguriamo, o per la prossima legislatura”. La stessa urgenza è avvertita dall’altro vicepresidente della Camera, Sergio Costa: “Immagino l’iter come una cosa da chiudere entro il fine legislatura o di aprire e chiudere all’inizio della prossima”. Rassicura Massimo Milani, deputato di Fratelli d’Italia , primo firmatario con Rampelli di una delle tre proposte di legge e segretario della Commissione ambiente: “Siamo in ritardo: è importante che anche l’Italia si dia da fare rapidamente. Ho già chiesto formalmente la calendarizzazione in Commissione. In questo momento abbiamo diversi provvedimenti importanti che ci stanno assorbendo. Ma diciamo che entro giugno potremo iniziare il lavoro su queste proposte di legge”.
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