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giovedì, Maggio 30, 2024

I benefici degli alberi nell’Atlante delle Foreste. Legambiente: “Le città devono piantarne di più”

Tre milioni di alberi in un anno: è il buon risultato dell'Italia, ma non basta. Lo racconta la terza edizione dell'Atlante delle Foreste, lo studio che quantifica l'incremento del "capitale naturale" e i benefici ambientali ed economici garantiti dai nuovi progetti di rimboschimento. Restano le criticità sul PNRR

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Redazione EconomiaCircolare.com

Sempre più il benessere di un Paese si misura nel suo rapporto con gli alberi: quanti ne ha, come li tratta, come intende tutelarli. Gli alberi, infatti, sono i principali alleati nel contrasto alla crisi climatica: contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, dato che trattengono l’anidride carbonica, e migliorano la capacità di resilienza dei suoli, offrendo una soluzione naturale al dissesto idrogeologico. Viene dunque da chiedersi: come sta messa l’Italia? Bene ma non benissimo, per usare un’espressione nota.

Sono quasi 2,9 milioni gli alberi piantati in Italia tra il 2022 e i primi mesi del 2023 su una superficie di 4.504 ettari, pari a circa 6.500 campi di calcio. È quanto emerge dalla terza edizione dell’Atlante delle Foreste, l’indagine condotta da Legambiente con il supporto tecnico di AzzeroCO2 e Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore. I dati provengono dagli oltre 730 macro-progetti di nuove forestazioni urbane ed extraurbane censiti su tutto il territorio nazionale ed effettuati con fondi pubblici (Decreto Clima, PNRR, fondi regionali o provinciali) e risorse private. Si tratta di un patrimonio verde spesso sottovalutato ma fondamentale, come posto in evidenza dalla ricerca che indaga i diversi “servizi ecosistemici” offerti dalle foreste.

Il report ha calcolato che le nuove aree verdi sono in grado di generare un beneficio complessivo del valore di oltre 23,5 milioni di euro per ciascuno degli anni di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora. I dati, raccolti con la collaborazione di Compagnia delle Foreste, sono stati analizzati secondo una metodologia di calcolo elaborata da AzzeroCO2 e che si basa sull’analisi di oltre 3.783 articoli scientifici pubblicati sulle principali riviste di settore tra il 1996 e il 2020.

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Gli aspetti positivi riguardo agli alberi

Se possiamo essere bene o male tutti d’accordo che piantare più alberi è una soluzione che fa bene a noi e al pianeta, allora perché non lo facciamo in maniera più decisa? Sarebbe troppo lungo provare a rispondere a questa domanda, ecco perché l’Atlante delle Foreste sceglie di guardare agli aspetti positivi, senza trascurare le criticità tuttora presenti.

Tra i principali benefici generati per i territori dalle nuove opere di forestazione figurano la mitigazione di eventi climatici estremi e la regolazione della qualità dell’aria e del suolo, di cui è stata stimata un’incidenza economica positiva di 2.202,9 euro per ettaro all’anno. L’Atlante delle Foreste rileva inolre in maniera significativa anche l’impatto generato in termini di turismo sostenibile e attività culturali, con una valutazione di 639,2 euro per ettaro ogni anno. Emerge, ancora, un altro valore che è fondamentale sottolineare e che non è legato direttamente all’uso delle aree. Parliamo della garanzia, grazie alle attività di forestazione, della disponibilità della biodiversità e del funzionamento degli ecosistemi forestali per le generazioni future. In questo caso la stima individua un apporto di ben 2.342,5 euro per ettaro ogni anno.

atlante foreste 2023

Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto sono le regioni con il più alto numero di alberi messi a dimora (dato aggregato tra investimenti pubblici e privati) nell’arco temporale considerato, mentre al primo posto per quel che riguarda la città metropolitane troviamo Torino, seguita da Venezia e Bologna che hanno beneficiato dei fondi provenienti dal Decreto Clima e dal PNRR. Per quanto concerne le 14 città metropolitane italiane, il PNRR ha previsto la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi entro il 2024 con l’obiettivo di piantare 1.650.000 alberi entro il 31 dicembre 2022 e i restanti 5 milioni entro la scadenza fissata. Va precisato però che, fatto salvo Venezia e Torino, la quasi totalità dei progetti ammessi al finanziamento si trova ancora nella fase di scouting o di planting, ovvero si è provveduto a individuare le aree idonee e a produrre nei vivai le piante che si prevede saranno messe a dimora entro la fine del 2023.

È proprio nelle città che si riscontrano le maggiori criticità in termini di promozione del verde, come evidenziato nel Report Foreste 2023: nel 2022 su 105 capoluoghi la media è di soli 24 alberi ogni 100 abitanti che allontana per l’Italia il raggiungimento non solo degli obiettivi previsti dal PNRR ma anche da quelli della strategia dell’UE sulla biodiversità di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030 e dall’obiettivo 11 dell’Agenda Onu di città più sostenibili e inclusive.

Sono comunque risultati importanti quelli raggiunti nell’arco temporale analizzato dall’indagine di Legambiente. Si tratta di numeri che attestano un trend in lieve crescita per i progetti di rimboschimento: +15,7% rispetto all’anno precedente, e ben 169.799 alberi piantati solo dal settore privato, con un aumento del 30% rispetto al 2021.

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Gli aspetti negativi riguardo agli alberi

Vale la pena ricordare che realizzare oggi progetti di forestazione è comunque più complesso rispetto al passato. Ciò viene evidenziato dall’Atlante delle Foreste, in cui si sottolinea ad esempio la carenza di materiale vivaistico: in altri termini non ci sono sufficienti alberi da piantare. Gli ultimi anni sono stati infatti caratterizzati dalla chiusura di molti vivai forestali pubblici, organi fondamentali e di garanzia per la forestazione. La carenza di personale, lo stato di abbandono di alcuni vivai e la mancanza di programmazione e investimenti hanno indebolito notevolmente il settore, rallentando di conseguenza i piani di messa a dimora. È quindi strategico riorganizzare il sistema vivaistico italiano e proprio a tal fine la Strategia Forestale Nazionale, approvata a febbraio 2022, è intervenuta con un’azione specifica, destinata alle “Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale”. L’obiettivo è quello di realizzare un programma in grado di rivitalizzare il settore, partendo anche dal recupero dei vivai di proprietà delle regioni.

A un problema così specifico va poi aggiunto quello più ampio relativo alle conseguenze del riscaldamento globale. Aumento delle temperature, siccità e incremento dei fenomeni meteorologici estremi condizionano la tenuta degli alberi, per cui è necessario ridefinire il controllo delle aree verdi programmando in maniera più mirata le varie fasi d’intervento. Fondamentale sotto questo punto di vista è adottare una gestione forestale sostenibile e responsabile a larga scala degli ecosistemi forestali, garantire la pianificazione e la certificazione dei nostri boschi e per i nuovi impianti, soprattutto per quelli urbani e periurbani, bisogna tener ben presente il principio dell’albero giusto nel posto giusto, tener conto dell’importanza della scelta delle specie da mettere a dimora, del monitoraggio della loro crescita e della vulnerabilità del territorio rispetto anche ai sempre più frequenti incendi boschivi.

Vale appunto lo stesso approccio per l’annoso problema degli incendi: invece di considerarli come “naturale” fenomeno ciclico col quale fare i conti, quando succede, dopo che gli alberi bruciano, bisogna spostare l’attenzione, e dunque gli investimenti, sulla prevenzione.

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Il commento di Legambiente

Quello che emerge dalla terza edizione dell’Atlante delle foreste è dunque un ritratto in chiaroscuro. Una sensazione che viene rafforzata dall’analisi di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, a commento dell’indagine.

“In Italia sono presenti 39 habitat riconosciuti di interesse comunitario dall’Unione Europea e, con il 36,7 % del territorio coperto da foreste pari a oltre 11 milioni di ettari, siamo il secondo Paese europeo per copertura forestale – ricorda Zampetti –  E anche per queste ragioni abbiamo sempre considerato importante il contributo di progetti di nuove aree verdi urbane e la piantagione di nuovi alberi per migliorare il benessere delle persone e del Pianeta, e anche per questo da 28 anni celebriamo la festa dell’Albero e realizziamo indagini come queste che, insieme a Ecosistema Urbano, forniscono un quadro conoscitivo sulle politiche pubbliche attuate nel nostro Paese”.

Ripensare gli spazi urbani rendendoli più verdi, sostenibili e accessibili, aumentando le foreste urbane e assicurando un’adeguata manutenzione – continua Zampetti – significa comunque prendersi cura della salute di cittadine e cittadini e rendere le città più resilienti ai cambiamenti climatici in atto. Ma i dati che emergono dalle nostre indagini mostrano segnali ancora insufficienti e segnalano l’esigenza di un maggior impegno per il raggiungimento degli obiettivi posti, bisogna spendere di più e meglio nella cura e nella gestione del nostro patrimonio forestale, a partire dalle città che devono accelerare nella messa a dimora di alberi per conseguire gli obiettivi della dell’UE che propone di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030″.

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