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giovedì, Maggio 30, 2024

Osservatorio transizione imprese: “Ecco le ecoinnovazioni che servono all’Italia”

Gli Stati Generali della Green Economy in corso a Ecomondo hanno salutato la nascita dell’Osservatorio sulla transizione ecologica dell’economia e delle imprese italiane. EconomiaCircolare.com è l’unica testata giornalistica presente nel board e ha contribuito alla redazione del primo Rapporto dell’Osservatorio

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Redazione EconomiaCircolare.com

Quali sono le ecoinnovazioni e le tecnologie che abilitano la transizione verso la circolarità e la sostenibilità del sistema Italia? Per individuare e in un certo senso costruire la risposta a questa domanda è nato, nell’ambito degli Stati Generali della Green Economy, in corso a Ecomondo, l’Osservatorio sulla transizione ecologica dell’economia e delle imprese italiane.

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Il report redatto dal board dell’Osservatorio

Questo nuovo organismo, nato in accordo con la Direzione Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, vede insieme istituzioni del mondo della ricerca come ISPRA, ENEA, RSE, CNR, ISTAT, CREA, CENSIS, associazioni delle imprese e delle parti sociali Confindustria, CNA, Legacoop e FLC-CGIL, atenei come Università Sapienza di Roma, Politecnico di Milano, UNIFE-CERCIS, Bocconi, Sant’Anna di Pisa), Cassa Depositi e Presiti, Intesa Sanpaolo Innovation Center e, unica testata giornalistica italiana coinvolta, il magazine EconomiaCircolare.com.

L’insieme dei soggetti riuniti nell’Osservatorio ha dato vita a un primo rapporto che ha analizzato la propensione all’innovazione sostenibile del nostro sistema Paese, selezionando diverse innovazioni in ambiti come la gestione circolare dei rifiuti, la decarbonizzazione dell’energia, l’edilizia sostenibile, l’agroalimentare di qualità, la mobilità sostenibile, la gestione circolare delle acque e la bioeconomia. Dal report emerge una propensione ancora limitata a investire in ricerca e sviluppo: l’1,6% del PIL nella media 2019- 2020 contro il 3,1% della Germania e il 2,3% della Francia. Al contempo, però, emerge un’importante attitudine all’ecoinnovazione da parte delle imprese: il 40,3%.

Il contributo di EconomiaCircolare.com

Il report presentato a Ecomondo ha potuto contare anche sul contributo di EconomiaCircolare.com, che in qualità di componente del board dell’Osservatorio sulla transizione ecologica dell’economia e delle imprese italiane ha concentrato la propria attenzione sul ruolo delle comunità e dell’innovazione sociale.

La tecnologia, che è concausa della crisi ambientale – si regge nel capitolo del report curato da EconomiaCircolare.com –, ha e avrà un ruolo cruciale nel trovare soluzioni a questa crisi. Ma non è, e non può essere, l’unico pilastro della transizione. Anche senza far riferimento a documenti fondativi sullo sviluppo sostenibile va ricordato che nell’aprile di quest’anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione “Promuovere l’economia sociale e solidale per lo sviluppo sostenibile”, che mira al riconoscimento internazionale dell’Economia Sociale e Solidale come strumento per contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, anche quelli di natura ambientale, attraverso l’innovazione sociale e inclusiva”.

Come spiega Raghuram Rajan, ex capo economista del Fondo monetario internazionale ed ex governatore della Banca centrale indiana, accanto a Stato e mercato c’è un terzo pilastro su cui si regge il progresso di una società: le comunità. Nel lavoro “Urban Planet. Knowledge towards Sustainable Cities (2018), Tom Elmqvist, ricercatore dello Stockholm Resilience Centre, e altri studiosi di una decina di diversi istituti di ricerca e università affermano che “le iniziative locali della società civile possono fare da pioniere e modellare nuove pratiche che possono poi essere riprese da altri attori (ad esempio, i responsabili politici), portando infine a cambiamenti incrementali o radicali nelle nostre pratiche e nei nostri modi di organizzare le cose. La società civile può quindi essere parte integrante e motore di tali trasformazioni; stabilendo nuove connessioni nel sistema, può innescare un cambiamento più ampio. In secondo luogo, la società civile può anche riempire il vuoto lasciato da uno Stato sociale in evoluzione, salvaguardando e servendo i bisogni sociali, ma facendolo in modi nuovi”.

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