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domenica, Febbraio 25, 2024

Editoria, la sfida della sostenibilità e le buone pratiche ecofemministe

I libri cartacei sono un bene prezioso della nostra cultura ma è necessario interrogarsi su come avviene la pubblicazione, dalla produzione agli invenduti. Analizziamo i dati dell'editoria italiana e vi raccontiamo il caso virtuoso di una piccola casa editrice femminista

Sarah Di Nella
Sarah Di Nella
Sarah Di Nella è socia della libreria Tuba. Oltre a dedicarsi a questo spazio femminista, traduce fumetti e cura dal 2013 Bande de Femmes, il festival di fumetto e illustrazione che si svolge per le strade del quartiere Pigneto a Roma. È giornalista professionista.

Nel 2022 sono state vendute 69,9 milioni di copie cartacee di libri, secondo i dati dell’Associazione Italiana degli Editori. Interessarsi al come vengono prodotti e distribuiti, quando diventa sempre più evidente che limitare i volumi di produzione e usare materiali riciclati e riciclabili è un imperativo ormai inderogabile, appare scontato e la filiera, come molte altre oggi, si trova a fare i conti con la sua insostenibilità ambientale. La domanda che si pone alle case editrici riguarda non solo cosa si pubblica ma anche in che modo lo si fa.

Come si pubblica

La carta e l’inchiostro consumano energia e materie prime per essere prodotte. Negli anni Novanta sono nate delle certificazioni, le due principali per la carta sono FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Program for the Endorsment of Forest Certification), per garantire la provenienza delle materie prime e la tutela dei diritti di chi lavora nel processo di produzione del libro. La posta in gioco era ed è tuttora la decarbonizzazione, ovvero la riduzione dell’impatto dei processi editoriali in termini di CO2.

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’agenda di Parigi indicano la via con il profilo ESG (environnment, social, governance) su cui si basa l’agenda Onu 2030.

A trent’anni di distanza, la Commissione europea sta promuovendo una nuova direttiva contro il greenwashing, che prevede sanzioni alle aziende la cui strategia di marketing si basa su “affermazioni ambientali fuorvianti” secondo una bozza di proposta. La Commissione Ue vorrebbe inoltre introdurre controlli sulle certificazioni ecologiche affidati a “verificatori indipendenti”. La nuova direttiva Green Claims sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde è stata approvata dal Consiglio europeo a settembre 2023 e dovrebbe entrare in vigore nel 2026.

Secondo una stima di Publishersweekly.es, citata da Il giornale della Libreria in un articolo di Alessandra Rotondo, l’industria editoriale spagnola – non esiste il dato sull’Italia – ha emesso nel 2021 un totale di 79.253 tonnellate di anidride carbonica per stampare circa 200 milioni di copie, con una media di 400 grammi di C02 ognuna. Per avere un metro di paragone, basti pensare che inviare una semplice foto su un’app di messaggistica come Whatsapp genera 50 grammi di CO2.

Secondo i dati di Assocarta, in Italia nel 2021 il consumo di carta e cartoni pesava 10.494.000 tonnellate e di queste il 22% è stato utilizzato per l’editoria la grafica e la cartoleria. Secondo il Paper based packaging report, la moltiplicazione degli imballaggi a base di carta utilizzati sia per l’asporto sia nel commercio online, hanno trasformato il settore cartario in uno dei settori maggiormente responsabile della deforestazione. Nel 2021, i sei principali produttori di carta e cartone in Europa erano la Germania (26%), seguita da Italia (11%), Svezia (10%), Finlandia (10%), Spagna (7%) e Francia (7%). Lo stesso report ricorda come circa il 90% della pasta di cellulosa proviene dal legno e come la produzione di carta è responsabile del 35% degli alberi abbattuti.

Di fronte a queste trasformazioni del mercato, negli ultimi anni, molte cartiere hanno optato per la riconversione dalla produzione di carte grafiche a quella di cartone da imballaggio. Proprio quello che serve a spostare i libri che sono un prodotto nomade per eccellenza: in tipografia i libri vengono imballati in scatolone e movimentati dalla distribuzione che li spedisce alle librerie dove rimangono aspettando di essere venduti o resi e vengono sostituiti da nuovi titoli. I gruppi Giunti, Mondadori e Messagerie – come ricorda la giornalista Chiara Dalmasso – stampano il 76% delle copie ma rappresentano solo il 2,5 delle case editrici italiane.

Laddove alcuni pensano che la chiave del mercato editoriale sia la concentrazione e la sovraproduzione, altre case editrici percorrono vie alternative, in difesa della bibliodiversità.

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Settenove, una piccola e buona pratica ecofemminista

La casa editrice Settenove, nasce nel 2013 con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la discriminazione e la violenza di genere attraverso un lavoro di tipo culturale pubblicando albi illustrati, saggistica e libri per la formazione della comunità educante.

Come racconta Monica Martinelli, che ne è la fondatrice, “il numero di copie è commisurato alle prenotazioni e alle vendite auspicate, per cui il massimo di copie – quattro mila – era di un libro che aveva già una lunga storia e sapevamo sarebbe stato un ‘long seller’. Di solito  stampiamo 500 copie di media, massimo 2000 per i libri ad alta rotazione. Tendiamo a spendere un po’ di più perché non stampiamo più di quanto pensiamo di vendere, cosa che ci consentirebbe di abbassare i costi, ma stampiamo quello che ci è necessario. Al momento non abbiamo praticamente fatto macero, se non  una cinquantina di copie di un libro che era proprio distrutto. Tutti i volumi che abbiamo sono ancora in vendita e le copie più rovinate a volte vengono regalate o donate. Cerchiamo di non sprecare e utilizzare quello che abbiamo per altri scopi”.

Sugli scaffali delle librerie arrivavano otto libri editi Settenove all’anno fino al 2020, per necessità e per scelta. Dal 2020 Monica Martinelli lavora con altre due persone e nel 2023 Settenove è diventata una SRL.  “Tra di noi c’è un’unità di sguardo e visione, molta trasparenza e molta collaborazione. – spiega Martinelli – Banalmente gli orari di lavoro possono essere flessibili. Da titolare ho sempre cercato di fare in modo che le persone stessero bene e si sentissero coinvolte nel progetto. E al momento cosi è”.

In tre, nel 2023 non arrivano a 12 titoli, “più uscite, per una realtà di microeditoria, – spiega Martinelli – significherebbe dedicare meno cura ai progetti editoriali. Vogliamo avere il tempo per la rilettura con l’autrice o l’autore, per la fase di editing del testo ma anche delle immagini. Perché ci sono delle stereotipie interiorizzate – anche da chi aderisce al nostro progetto –  che vanno rimosse nel momento in cui si lavora per una casa editrice che è cosi direzionata”.

Dalla raccolta differenziata dei pallet, dalla carta o la plastica riciclata per gli imballaggi al riuso di cartoni per le spedizioni, sono molti i modi attuati dalla micro-casa editrice per evitare lo spreco di risorse. I libri della casa editrice di Cagli sono stampati da una tipografia bolognese che si rivolge a cartiere certificate dal Forest Stewardship Council, anche se sui suoi libri il marchio FSC non appare.

Secondo PEFC Italia, nel 2021, l’8,4% delle case editrici ha dichiarato di utilizzare carta prodotta a partire da foreste gestite in modo responsabile.

Monica Martinelli è un’editora che ha una visione che si riflette nel suo catalogo, nella gestione in un’ottica di sostenibilità ambientale nella produzione, ma non solo, Settenove lavora per la sostenibilità sociale. Per festeggiare il suo decimo compleanno ha, infatti, attivato un progetto, I Rifugi, che coinvolge le librerie di varia in un processo formativo che gli permetta di dare informazioni sulla violenza di genere e sui presidi territoriali.

“Le librerie – afferma Monica Martinelli –  sono luoghi dove passano madri e figli o donne potenzialmente vittime di violenza, o anche di violenza assistita. Ci sono dei piccoli segni che si possono notare,  si tratta quindi di essere in grado, nel caso in cui una persona chiedesse informazioni, di darle un servizio di orientamento. E poi per ogni libreria che ha aderito abbiamo donato un libro alla casa rifugio più vicina alla libreria, nell’ottica di creare una rete territoriale anche dove non c’è o dove le persone del luogo non sanno che esiste un centro antiviolenza”.

Lo evidenziano anche i dati Istat del 2022, il 44% di chi legge sono lettrici mentre i lettori sono il 34,3%. Le donne non si limitano a leggere, in molte sono anche lavoratrici dell’industria editoriale. Ma solo il 22,3% di queste lavoratrici raggiunge ruoli apicali nonostante il 64,9% delle nuove occupate siano donne: vengono confinate alla traduzione e alla correzione dei testi. Le autrici sono il 38,4% del panorama editoriale e vengono recensite 24% meno degli scrittori.

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