venerdì, Maggio 27, 2022

Blockchain, IA, persone. Ecco Innovazione Circolare, l’hub che accelera la conversione ecologica

Accelerazione, formazione e misurazione delle performance sono le chiavi con le quali Innovazione Circolare sostiene start-up e piccole e medie imprese intenzionate a raccogliere la sfida della “conversione ecologica”

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

Trasparenza, competenze, investimenti e, soprattutto, una visione neo-umanista: è il mix necessario per realizzare nuovi modelli di business circolari e sostenibili secondo Innovazione Circolare, un hub di accelerazione, formazione e misurazione delle performance che sostiene start-up e piccole e medie imprese intenzionate a raccogliere la sfida della “conversione ecologica”, come preferiscono definirla.

Innovazione circolare nasce dall’unione di tre rami: quello dedicato all’economia circolare, che ha origine dal lavoro trentennale di Aida partners nell’ambito della comunicazione ambientale; l’innovazione, indispensabile per implementare modelli di economia circolare e farli crescere, è curata da Giovanni Abelli, esperto di start-up e innovazione. E un terzo pilastro legato al mondo finanziario: a svilupparlo è un esperto del settore, Umberto Bernasconi. “Abbiamo creato un acceleratore che lega questi tre punti verticali di lavoro con l’obiettivo di costruire una piattaforma disintermediata in blockchain e alimentata da intelligenza artificiale – spiega a Economia Circolare.com Umberto Bernasconi, co-fondatore di Innovazione Circolare –. Grazie a un algoritmo che abbiamo messo a punto, la piattaforma aggregherà gli indici legati all’economia circolare per noi più rappresentativi, a cui poi abbiamo aggiunto un inedito indice sull’innovazione”.

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Più trasparenza con sistema blockchain e token

Basandosi sui criteri ESG (Environmental, Social and Corporate Governance), sul loro grado di applicazione effettiva e sul livello di innovazione apportato, ogni azienda sarà così “valutata” con criteri che si aggiornano in automatico, coerenti con gli aggiornamenti del mercato e della tecnologia. “Vogliamo creare un sistema di valutazione oggettivo, disintermediato e in continua evoluzione, alimentato dall’intelligenza artificiale”, chiarisce Bernasconi. La piattaforma affianca al servizio di rating la redazione di un ranking, una classifica che consentirà di confrontare le performance in modo da orientare le scelte di operatori, investitori e consumatori. “Una volta registrata e conservata su blockchain senza possibilità di modifiche, ogni azione circolare e sostenibile compiuta dalle start-up e PMI del nostro ecosistema permetterà all’azienda di crescere in questa speciale classifica”, racconta il co-fondatore dell’hub di accelerazione. Questo implica che per un’impresa fare greenwashing sarebbe estremamente rischioso, perché porterebbe a una diminuzione del rating e del ranking. Il rating dell’azienda o più in generale, dell’oggetto osservato, sarà espresso mediante NFT: la sigla sta per “token non fungibili” ed è un atto di rappresentazione economica del valore dell’oggetto (digitale o fisico) rappresentato legato al rating e il ranking che esprime.

“Serve a rendere tangibile l’intangibile” riprende Bernasconi. “Uno strumento indispensabile che potrà essere scambiato. Così si potrà decidere di investire su progetti concreti, reali, sostenibili ed espressione di innovazione”.  Questi token di scopo non sono soggetti alla volatilità delle altre criptovalute, perché avranno un sottostante, cioè una fonte da cui deriva il valore del token, per esempio brevetto, o un prodotto.

“Se l’oggetto osservato è un brevetto, io non necessariamente dovrò prendere una parte dell’equity della start-up che lo detiene”, dice Bernasconi. “Il brevetto sarà espresso con una moneta di scopo specifica esclusivamente a quel brevetto. È la filosofia che oggi sta esplodendo nel mondo dell’arte, dove si può con un token acquistare una parte di opera”. L’universo token sta crescendo velocemente, tanto che il commissario Consob Paolo Ciocca ha previsto che entro due anni ci sarà il big bang del token.

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Un nuovo paradigma socio-economico

Nel manifesto di Innovazione Circolare si legge che il fine ultimo del progetto è il benessere e la felicità delle comunità interna e della collettività. “Adriano Olivetti scriveva che si deve dare a quelle che lui definiva le forze spirituali (“Verità, Giustizia, Bellezza e, soprattutto, Amore”) la possibilità di sviluppare il loro genio creativo”, dice Alessandro Paciello, che di Innovazione Circolare è presidente. “Il nostro progetto desidera mettere in primo piano, al centro del proprio fare e dire, proprio queste quattro forze spirituali. Sia il concetto di innovazione che quello della circolarità sono infatti da noi vissuti e proposti in una visione umanistica che ha sì l’uomo al centro, ma non disconnesso dalla Madre Terra di cui è e deve essere parte integrante e non invasiva e depauperante”. Il concetto di innovazione per i fondatori della start-up non è riconducibile alle sole novità tecnologiche, ma riguarda primariamente e specialmente l’innovazione di pensiero, cioè uno “state of mind” che deve permeare sempre più la collettività sociale, manageriale e imprenditoriale, affinché il progresso socio-economico sia ampio, etico e condiviso.

Tra gli esempi di imprese che hanno adottato questa mentalità c’è Nuiche, azienda chemiurgica che ha brevettato un impianto estremamente efficiente capace di lavorare la canapa industriale per la produzione di canapulo, il sottoprodotto della lavorazione della fibra. Dal canapulo si possono ottenere infatti prodotti per la bioedilizia e prodotti plastici di natura vegetale. La sardo-lombarda Fasthum, invece, ha brevettato un procedimento che tratta scarti di origine animale e vegetale, abitualmente inceneriti, trasformandoli in un fertilizzante biologico azotato ad elevatissima capacità nutriente.

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Formare i nuovi Circular Manager

Il progetto si integra anche con la formazione di nuove figure professionali che siano in grado di accompagnare i processi di innovazione con solide competenze anche in materia di sostenibilità. “La formazione sarà lo strumento principe per aiutare il rating e il ranking degli oggetti osservati a migliorarsi, – spiega Umberto Bernasconi – se un’azienda vuole fare economia circolare, deve possedere competenze adeguate. Molte realtà non hanno al loro interno queste competenze, quindi è necessario riuscire a formare figure professionali che saranno i nostri circular specialist e circular manager”. Grazie alla collaborazione con l’università di Udine e AzzeroC02, l’acceleratore erogherà una formazione di tipo master, in presenza o attraverso la sua piattaforma di e-learning: le aziende potranno formare personale interno o assumerlo tra i professionisti di Innovazione Circolare. “Vogliamo partire dalla formazione della persona – dice Bernasconi – il primo atto formale sarà un corso che aiuterà tutti i livelli dell’azienda a comprendere di che tipo di cambiamento si sta parlando e come gestire l’impatto sulla propria emotività. Per avere un approccio innovativo al nuovo mercato, abbiamo pensato a dei corsi composti da brain shot e da parti testuali, oltre a test intermedi, che aiuteranno i partecipanti a capire come gestire momenti di stress ad aver maggior consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità. Ma è soprattutto chi si candida a diventare manager della circolarità che sarà portatore all’interno dell’azienda di un cambiamento dall’impatto economico ed organizzativo gigantesco; lavorare su sé stessi quindi è fondamentale. Dopo di che, assunto il cambio di paradigma mentale necessario a portare avanti la transizione, il candidato potrà approfondire la parte tecnica”.

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