venerdì, Ottobre 23, 2020

L’uscita dalla crisi è circolare. Intervista a Soukeyna Gueye, della Ellen MacArthur Foundation

Per la Ellen MacArthur Foundation l’economia circolare è la strada da seguire. Fondamentale il ruolo dell’Europa con l’European Green Deal e con il Circular Economy Action Plan. La responsabilità dei governi nella gestione dei fondi per la ripartenza post-Covid

Maurita Cardone
Maurita Cardone
Giornalista freelance, PR e organizzatrice culturale, ha lavorato per diverse testate tra cui Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia. Abruzzese trapiantata a New York dove è stata vicedirettore di una testata italiana online, attualmente è corrispondente dagli USA per Artribune oltre a collaborare con diversi media italiani e non. Si occupa di temi sociali e culturali con particolare attenzione alle intersezioni tra arte e attivismo.

L’economia circolare può offrire una soluzione.

Il mondo post-Covid dovrà essere circolare. Ne sono convinti alla Ellen MacArthur Foundation che, dalla sua creazione nel 2010, lavora con aziende, settore pubblico e istituti di ricerca per promuovere e diffondere l’idea di un’economia circolare e creare un contesto economico strutturato in modo da potersi rigenerare. Di fronte alla necessità di ricostruire le nostre economie a seguito di una crisi senza precedenti, la fondazione ha pubblicato una dichiarazione congiunta in cui i firmatari – oltre 50 leader del settore pubblico, privato e non-profit – si impegnano a “ricostruire meglio” con l’economia circolare. Un impegno per l’individuazione di soluzioni per i settori della plastica, della moda, dell’alimentare e della finanza che combina le opportunità economiche con i benefici per la società e l’ambiente. La dichiarazione, dal titolo A Solution to Build Back Better: The Circular Economy, lancia un appello rivolto ad aziende e governi del mondo perché prendano parte al viaggio verso un’economia circolare.

Soukeyna Gueye, Ricercatrice Ellen MacArthur Foundation

“La pandemia ha rivelato la vulnerabilità al rischio del nostro attuale sistema economico” – ha detto a EconomiaCircolare.com Soukeyna Gueye (nella foto a destra) ricercatrice dell’Insight and Analysis Team della fondazione.

“Abbiamo visto il mondo diventare sempre più globalizzato e interconnesso e le catene globali di approvvigionamento stanno diventando sempre più economicamente efficienti e questo ci ha portato numerosi vantaggi. Tuttavia, la pandemia di Covid19 ha rivelato che l’efficienza può avere un prezzo in termini di resilienza. In alcuni settori per esempio, abbiamo visto che quando si spezza un anello nella catena, fornitori e clienti a monte e a valle, anche in regioni diverse o dall’altra parte del mondo, possono subirne le conseguenze”. La sfida è ora ricostruire le nostre economie riequilibrandone efficienza e resilienza. Alle priorità immediate, come creare posti di lavoro e garantire sostegno economico a cittadini e imprese, si affiancano obiettivi di lungo termine che consentano di creare modelli economici in grado di resistere a future crisi. “Un’economia resiliente – ha continuato Gueye – è quella che riesce a trovare un equilibrio tra globalizzazione e localizzazione, perché essere troppo dipendenti dall’una o dall’altra ci rende più vulnerabili. Dobbiamo affrontare altre sfide globali che non possiamo perdere di vista, come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Problemi che dovranno essere presi in considerazione all’interno dei piani di rilancio per assicurarci che si possa dare forma a un’economia post-pandemica che non sia solo prospera ma anche climaticamente resiliente”. L’economia circolare garantisce questo equilibrio, consentendo una crescita che non si traduca in depauperamento del sistema. “L’economia circolare può offrire una soluzione – ha detto ancora Gueye – poiché separa la crescita economica dall’uso delle risorse e dall’impatto ambientale, progettando prodotti che non entrano nel ciclo dei rifiuti, mantenendo i materiali in uso e rigenerando i sistemi naturali. In tal modo, non solo contrasta gli impatti negativi dell’economia lineare, ma soprattutto rappresenta un cambiamento sistemico che costruisce resilienza a lungo termine, genera opportunità economiche e commerciali e offre benefici ambientali e sociali”.

Per questo, a supporto della dichiarazione congiunta, la Ellen MacArthur Foundation ha messo insieme una serie di documenti e studi dedicati a diversi settori, mettendo in evidenza come l’economia circolare sia oggi più rilevante che mai. Questi studi illustrano il ruolo chiave che i decisori pubblici svolgono nell’aiutare ad affrontare i rischi sistemici globali delle nostre attuali economie lineari nel tentativo di fornire più posti di lavoro e una crescita equa a breve termine e ridurre i rischi a lungo termine legati ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità . In questo contesto, sono state identificate dieci interessanti opportunità di investimento circolare che si estendono in cinque settori chiave dell’ambiente costruito, mobilità, imballaggi in plastica, moda e cibo.

Ciò è particolarmente rilevante ora che molti governi in tutto il mondo stanno stanziando migliaia di miliardi a livello globale per la ripresa post-Covid. “I governi in questo momento hanno un ruolo fondamentale nella definizione del futuro in cui vivremo, sia nell’allocazione di pacchetti di aiuti economici, sia nella creazione di strategie che nel lungo periodo siano in grado di dare vita ad economie più resilienti. Alla Ellen MacArthur Foundation siamo convinti che l’economia circolare svolga un ruolo fondamentale. L’Europa, in particolare, sta svolgendo un ruolo di leadership in questo sia con l’European Green Deal che con il Circular Economy Action Plan”, ha concluso Soukeyna Gueye.

A fornire un esempio specifico delle opportunità che si aprono è il rapporto Breaking the Plastic Wave di The Pew Charitable Trusts e SYSTEMIQ che ha dimostrato che un approccio globale all’economia circolare per il settore della plastica potrebbe ridurre il volume globale annuale di plastica che finisce nei nostri mari di oltre l’80%, generare risparmi pari a 200 miliardi di dollari all’anno, ridurre le emissioni di gas serra del 25% e creare 700.000 posti di lavoro entro il 2040.

L’economia circolare, adottando un approccio sistemico per affrontare le sfide globali, può contribuire a garantire una ripresa più forte che non sia solo più resiliente e prospera, ma che soddisfi anche molteplici obiettivi strategici sia a breve che a lungo termine, mitigando il rischio di crisi future. Un cambio di passo e di modello che oggi la mobilitazione di fondi per la ricostruzione rende possibile. È allora una questione di volontà, di impegno reale, da parte della comunità internazionale, dei singoli governi, così come del settore privato, a costruire economie in grado di andare oltre la società del consumo e ripensare il capitalismo.

I 50 leader che hanno firmato la dichiarazione lanciata dalla Ellen MacArthur Foundation sono pronti alla sfida. Tra i firmatari del documento, anche il direttore generale del WWF International, Marco Lambertini, che ha commentato a EconomiaCircolare.com: “Questo è un momento cruciale per le aziende e i leader mondiali per ragionare su come adottare nuovi approcci per garantire che la loro risposta all’attuale crisi sanitaria ed economica sia verde e contribuisca direttamente a una ripresa migliore e al raggiungimento di società sostenibili. Ad esempio, dobbiamo assistere a una transizione verso modelli sostenibili di produzione e consumo e verso sistemi alimentari sostenibili che soddisfino i bisogni delle persone, pur rimanendo entro i confini planetari, e c’è bisogno di una trasformazione dei nostri settori economici e finanziari per raggiungere il benessere: questi sono i momenti in cui bisogna guardare in profondità come questi obiettivi possano essere raggiunti. Il WWF sta sollecitando i governi ad adottare approcci sostenibili a lungo termine per assicurarsi che il mondo post Covid19 sia un posto migliore rispetto a prima della crisi”.

Che ci sia una lezione dietro la crisi causata dalla pandemia di Covid19, sono in molti a dirlo. Che la lezione sia nella necessità di cambiare economia, sono sempre in più a pensarlo. In questo autunno in cui dobbiamo imparare a convivere con il virus, agli sforzi per ripartire si accompagnano studi e proposte che cercano l’opportunità nella crisi, l’occasione di ricostruire scegliendo, stavolta, un sistema migliore, meno impattante e più resiliente. Ricostruire meglio è il motto di chi crede che si debba investire oggi per prevenire le crisi di domani. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un ripensamento dei modelli economici del capitalismo globalizzato.

Lo ha detto anche il fondatore ed executive chairman del World Economic Forum, Klaus Schwab, che, in un recente saggio, sostiene la necessità di ripensare l’ideologia neoliberista e il capitalismo come lo conosciamo. “Il fondamentalismo del libero mercato ha eroso i diritti dei lavoratori e la sicurezza economica, innescato una corsa al ribasso per la deregolamentazione e una rovinosa concorrenza fiscale e ha consentito l’emergere di nuovi e massicci monopoli globali – scrive Schwab -. Le regole del commercio, della tassazione e della concorrenza che riflettono decenni di influenza neoliberista dovranno ora essere riviste. Altrimenti il pendolo ideologico, che è già in movimento, potrebbe tornare indietro verso il protezionismo su vasta scala e altre strategie economiche lose-lose”.

La Ellen MacArthur Foundation non è sola nello sforzo verso una ricostruzione improntata alla sostenibilità e all’economia circolare. La spinta arriva da più parti. A giugno, l’Organisation for Economic Co-operation and Development, organizzazione internazionale di studi economici composta da 37 paesi, ha pubblicato il documento Building Back Better: A Sustainable, Resilient Recovery after Covid19 in cui il gruppo sostiene che non bisogna semplicemente rimettere in piedi le economie e ritornare ai modelli precedenti, bensì “innescare cambiamenti comportamentali che riducano la probabilità di shock futuri”. Diverse le soluzioni proposte per i diversi settori economici. Obiettivo comune: benessere, inclusività e riduzione della diseguaglianza. Un approccio che mette le persone e le comunità al centro degli obiettivi di ricostruzione, riconoscendo l’interrelazione tra la società umana e l’ambiente. Anche We Mean Business, una coalizione internazionale di aziende contro il cambiamento climatico, ha fatto sentire la propria voce e chiesto ai governi internazionali di impegnarsi ad affrontare la ricostruzione all’impronta della sostenibilità: “Un chiaro segnale da parte dei governi – si legge nel documento pubblicato dalla coalizione – del proprio sostegno alla rapida transizione verso un’economia resiliente a zero emissioni e alla serie di soluzioni climatiche già esistenti aiuterà il settore privato a investire con fiducia nel ricostruire e rilanciare l’economia”.

Negli Stati Uniti, lo slogan Build Back Better è entrato anche nella campagna elettorale per le presidenziali di novembre, con il candidato democratico Joe Biden che ha proposto un piano di ripresa che prevede un sempre maggiore ricorso alle energie pulite e una più equa distribuzione delle risorse. Le idee non mancano, i soldi ci sono e stavolta sembra esserci anche la volontà politica. Fare tesoro della lezione che il Covid ci ha dolorosamente impartito non significa che saremo in grado di evitare crisi future, ma che ci arriveremo più preparati e con un’economia meno vulnerabile.

 

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