venerdì, Ottobre 30, 2020

La conversione ecologica degli appalti pubblici, il GPP tra potenzialità e nodi da sciogliere

Ampiamente citato nei decreti Rilancio e Semplfiicazione, il Green Public Procurement racchiude molte opportunità per rafforzare l’economia circolare. Il contributo di Silvano Falocco della fondazione Ecosistemi.

Silvano Falocco
Silvano Falocco
Silvano Falocco economista ambientale, esperto di contabilità ambientale e acquisti sostenibili, coordina la rete GPPnet e il Forum Compraverde Buygreen. È responsabile di attività di assistenza tecnica e di numerosi progetti nel campo del Green Public Procurement. È autore di diversi volumi, tra cui “Acquisti sostenibili” con Simone Ricotta e “Contabilità Ambientale” con Federico Falcitelli.

Il Green Public Procurement (GPP) è considerato un fondamentale strumento del Green Deal e un asse portante del programma del governo Rilanciamo l’Italia e del Recovery Plan. La ragione è evidente: attraverso gli appalti pubblici si può rafforzare l’economia circolare, migliorare l’efficienza energetica, ridurre il consumo di materie prime e d’acqua, decarbonizzare l’economia, tutelare la biodiversità e la dignità del lavoro lungo la catena di fornitura.

[Leggi gli altri contributi sul GPP: Vai alla tavola rotonda In Circolo]

Italia, unico paese europeo in cui il GPP è obbligatorio

Inoltre, con l’articolo 34 del Codice dei Contratti Pubblici, l’Italia è l’unico paese europeo che ha reso obbligatorio il GPP, almeno le specifiche tecniche previste dai CAM, i Criteri Ambientali Minimi che riguardano gli appalti pubblici, il cui ammontare, secondo l’ANAC che contabilizza solo quelli superiori ai 40.000 euro, risulta essere pari, nel 2019, a 169,9 miliardi. Convertire in senso ecologico gli appalti pubblici significa quindi convertire l’economia tutta.

Oltre la comunicazione alla Commissione Il Green Deal europeo che prevede “ulteriori atti legislativi e documenti orientativi in materia di acquisti pubblici verdi”, ci sono anche altri documenti – strettamente collegati al Green Deal – che fanno riferimento al GPP. Per esempio, la comunicazione alla Commissione Piano di investimenti per un’Europa sostenibile, afferma che “la commissione proporrà criteri o obiettivi verdi obbligatori minimi per gli appalti pubblici nella normativa sulle iniziative settoriali, sui finanziamenti UE o su prodotti specifici. Questi criteri minimi stabiliranno di fatto una definizione comune degli acquisti verdi. Al tempo stesso, gli acquirenti pubblici dovrebbero applicare, ogniqualvolta sia possibile, metodologie basate sui costi del ciclo di vita”.

Il documento Una strategia dal produttore al consumatore per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente afferma inoltre che “la Commissione determinerà il modo migliore per stabilire criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili nel settore alimentare.”

Per questa ragione il GPP viene ampiamente citato negli interventi di Progettiamo il rilancio del governo italiano che, nell’asse “un Paese più verde e sostenibile”, inserisce il Green Public Procurement tra gli strumenti per “sviluppare l’economia circolare e la Green economy”.

Il GPP nei decreti Rilancio e Sicurezza

Infine, l’importanza del GPP è confermata anche da due provvedimenti recenti: il Decreto Rilancio, per esempio con l’ecobonus e il Decreto Semplificazione.

Il Decreto “Rilancio” (art 119 comma 1 lettera a) prevede che “i materiali isolanti utilizzati devono rispettare i Criteri Ambientali Minimi”, trasformando in questo modo i CAM in un parametro di riferimento, da rispettare per ottenere l’ecobonus, al di là del tradizionale perimetro definito dagli appalti pubblici. Una vera e propria rivoluzione.

Anche il decreto “Semplificazione” prevede delle procedure di aggiudicazione semplificate (affidamenti diretti, procedure negoziate senza bando e previa pubblicazione sul sito) al di sotto di determinate soglie, ma mantiene sempre il rispetto dell’adozione obbligatoria delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali dei CAM.

Eppure, si può e si deve fare di più, soprattutto perché le città che dichiarano di applicare sempre, come prevede la legge, i CAM sono ancora troppo poche: Cagliari, Caserta, Perugia e Rieti.

Il nodo delle imprese pubbliche

Le criticità da affrontare che rallentano il fondamentale utilizzo dello strumento del GPP sono ancora troppe, soprattutto la difficoltà nella stesura dei bandi verdi e la carenza di formazione specifica.

Inoltre il GPP è uno strumento flessibile, può riguardare altre categorie di attività oggi non coperte dai CAM, come i prodotti finanziari, e può includere altri obiettivi ambientali e sociali, come ad esempio la tutela dell’equità di genere, con il Gender Procurement.

Ma c’è una battaglia su tutte che va vinta e riguarda le imprese pubbliche che operano in uno dei settori speciali: gas, energia termica, elettricità, acqua, trasporti, servizi postali, sfruttamento di area geografica, settori per cui il Codice prevede il rispetto delle procedure a evidenza pubblica solo nel caso in cui tali appalti siano strettamente funzionali all’attività core. Ma per queste attività, che coprono 55,8 miliardi, oggi non esistono dei Criteri Ambientali Minimi, e quindi tali imprese non sono di fatto obbligate a orientare in senso ecologico le loro attività.

Si tratta di settori rilevanti dell’economia e incidere sulla loro qualificazione ambientale e sociale può e deve essere considerata una vera e propria missione strategica, in un ambizioso programma per la produzione e il consumo sostenibile del nostro Paese.

 

 

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