venerdì, Maggio 27, 2022

Riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione: buone pratiche per salvaguardare il paesaggio

I rifiuti da costruzione e demolizione sono preziosi per consolidare un approccio circolare nell’edilizia, e il loro riciclo può ridurre le attività estrattive e gli smaltimenti illeciti. L’esperienza di Market Inerti

Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

Ogni giorno in Italia vengono prodotte tonnellate di materiale: sono i rifiuti derivanti da lavori di costruzione e demolizione (C&D), e purtroppo spesso non vengono riciclati ma la maggior parte, secondo Legambiente, viene ancora oggi abbandonata illegalmente sul territorio.

È una questione che merita tutta la nostra attenzione: l’edilizia è infatti il settore che produce maggiori rifiuti speciali e utilizza il 50% dei materiali naturali estratti.  Oltre il 40% di tutti rifiuti prodotti in Italia è costituito dai rifiuti inerti non pericolosi da C&D e ogni anno in Italia ne vengono prodotti circa 60 milioni di tonnellate.

C’è inoltre da considerare che negli ultimi anni forme di bonus e incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici e la ristrutturazione, come il Superbonus 110%, implicano un numero non consueto di lavori di ristrutturazione in tutta Italia, e dunque un’enorme quantità di rifiuti da C&D e la richiesta di ulteriore materia prima.

Purtroppo in Italia si hanno ancora molte remore nel reimpiego di materiale proveniente da scarti di lavorazione e, secondo quanto si legge nel 3° rapporto sull’Economia Circolare in Italia del Circular Economy Network, la loro destinazione d’uso è solo minimamente indirizzata al riutilizzo in edilizia (circa il 7%), mentre gran parte è impiegata in infrastrutture quali strade, ferrovie e piste ciclabili.

Come avviene anche per altri settori, per inserire l’edilizia in un sistema di economia circolare è necessario consolidare la filiera, certamente non un processo facile ma non impossibile: secondo il Rapporto Cave 2021 di Legambiente, si può arrivare a recuperare il 99% di materiali dalle demolizioni selettive di edifici, da riutilizzare e trasformare creando nuove imprese nei territori. È possibile creare intere filiere di materiali e isolanti ad impatto zero o rifare centinaia di chilometri di superfici stradali, piste ciclabili, aeree aeroportuali, con materiali riciclati al 100%.

Le macerie dell’Italia

Purtroppo, i rifiuti da C&D non provengono solo da lavori di ristrutturazione volti al miglioramento degli edifici: negli ultimi anni si sono infatti resi necessari numerosi interventi di demolizione e ricostruzione a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale; come quelli del 2016 e del 2017 che hanno coinvolto Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche.

Come denunciato da Legambiente e Fillea Cgil nell’ultimo report dell’Osservatorio Sisma, pubblicato ad ottobre dello scorso anno, non ci sono dati chiari e consultabili sulle macerie pubbliche ancora da rimuovere nelle regioni coinvolte, né un tracciamento del materiale rimosso.

Una mancanza che ha effetti sociali sulle popolazioni di questi luoghi, e ambientali, visto che circa il 97-98% delle macerie è costituito da inerti riciclabili e utilizzabili.

“Fin da subito – scrivono nel report – abbiamo sperato e proposto che la gestione di una tale quantità di macerie fosse l’occasione per creare in quei territori una filiera industriale innovativa ispirata all’economia circolare, per evitare l’utilizzo di discariche e ridurre al minimo l’uso di materiale vergine da cave per la ricostruzione. Uno sforzo sicuramente è stato fatto per recuperare gli inerti, è mancato però quel salto di qualità necessario per indirizzare e governare la creazione di una filiera industriale innovativa di riutilizzo degli inerti che sarebbe stata utile per l’economia di quelle aree e di esempio per il resto del nostro Paese”.

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Un altro evento sismico, quello del 2009 a L’Aquila, ha portato con sé un’enorme quantità di macerie. In questo caso i dati relativi al tracciamento delle stesse sono consultabili sulla piattaforma online dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dell’Aquila (USRA), con aggiornamenti in tempo reale da parte delle aziende che lavorano alla rimozione delle macerie nei comuni interessati dal sisma.

Sebbene questo sistema rappresenti un buon metodo di tracciamento, riscontriamo alcune mancanze: i dati della differenziazione del materiale per categoria secondo il Codice Europeo dei Rifiuti (C.E.R.) sono fermi al 2017, ma soprattutto, anche se è indicata la ditta che si occupa del conferimento delle macerie, non è chiaro se e in che misura il materiale verrà riciclato. Una delle ditte coinvolte maggiormente nello smaltimento delle macerie della ricostruzione privata, contattata telefonicamente, ha dichiarato che una parte delle macerie viene riutilizzata dalla loro azienda per il manto stradale e una parte per il riempimento di una cava. Altre hanno preferito non rispondere.

Per renderci conto dell’entità del problema basti pensare che, solo nella ricostruzione privata, dal 2012 ad oggi sono 3.768.938 le tonnellate di macerie rimosse, ovvero tutti i materiali prodotti dai lavori di ricostruzione o riparazione degli edifici privati a seguito del sisma del 2009, 11.002 tonnellate solo nel mese di ottobre.

Riciclare invece di estrarre

Ma anche la ricostruzione, se non si provvede al riciclo dei materiali, richiede materia prima ottenuta attraverso l’attività estrattiva: una pratica dannosa per l’ambiente e per il paesaggio. In quest’ottica, riciclare materiale inerte per la costruzione di infrastrutture ed edifici è un passo indispensabile per ridurre l’attività estrattiva in Italia e tutti problemi annessi.

Secondo il Rapporto Cave 2021 di Legambiente, sono 29,2 i milioni di metri cubi estratti annualmente per sabbia e ghiaia usati nelle costruzioni, ma elevati sono anche i quantitativi di calcare (26,8 milioni di metri cubi) e di pietre ornamentali (oltre 6,2 milioni di metri cubi).

L’impatto ambientale è altissimo: ad esempio, per creare un granello di sabbia ci vogliono ben 25mila anni, tra processi di trasformazione delle rocce e trasporto. E sono purtroppo diffusi, tra gli altri, i prelievi illegali di ghiaia e sabbia dagli alvei fluviali, malgrado i divieti esistenti.

I costi ambientali dell’attività estrattiva, sempre che si possa dare un valore al mantenimento del paesaggio naturale, non è affatto ripagato adeguatamente e a guadagnarci sono in pochi: le entrate percepite dagli enti pubblici con l’applicazione dei canoni sono infatti estremamente basse in confronto ai guadagni del settore.

Riciclare materiale inerte, dunque, converrebbe a tutti; i vantaggi occupazionali sono notevoli: per una cava da 100mila metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono almeno 12. Inoltre, l’inerte riciclato costa mediamente dal 30 al 50% in meno.

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Una vetrina online per gli aggregati riciclati

Un passo importante verso un approccio circolare dell’edilizia viene dalla Lombardia: dal 25 ottobre è infatti attivo Market Inerti, un progetto promosso da ANCE Lombardia e Regione Lombardia.

Il progetto consiste in una piattaforma web utile a diffondere le informazioni relative ai prodotti disponibili sul mercato, nello specifico aggregati riciclati risultanti dal recupero di rifiuti inerti da attività di C&D, che possono essere utilizzati in sostituzione del materiale inerte di cava per la realizzazione di opere pubbliche e private.

La piattaforma è attualmente in uso in 16 Regioni ed è collegata all’Osservatorio Rifiuti Sovraregionale (O.R.SO.), un sistema informativo già utilizzato dagli impianti di trattamento per l’invio telematico dei dati sulla gestione dei rifiuti.

In particolare, il Market Inerti è stato pensato per favorire l’incontro fra domanda e offerta: i prodotti presenti sul catalogo sono tutti dotati di Marcature CE, Certificazione di Prestazione DOP, Test di cessione, ed eventuali ulteriori certificazioni ambientali. I produttori di aggregati riciclati potranno quindi usufruire di una vetrina commerciale attendibile, in grado di rafforzare la credibilità dei propri prodotti e della propria azienda sul mercato.

I dati sono accessibili pubblicamente e gratuitamente, e c’è la possibilità di effettuare ricerche dei prodotti presenti e visualizzarne le relative specifiche, quantitativi e documentazione allegata, anche selezionando più lotti di prodotti o produttori diversi. Gli utenti possono, inoltre, interrogare la banca dati utilizzando, ad esempio, criteri geografici e contattare gli uffici commerciali degli impianti.

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Il modello Lombardia

Riciclare materiale da C&D non solo è possibile ma è urgente. Gli esempi virtuosi in Italia sono tanti, come emerge anche dal Rapporto Cave 2021. Tra questi spicca ancora una volta la Lombardia: in Lombardia solamente nel 2018 sono stati riciclati 89 milioni di tonnellate di rifiuti inerti, grazie ai 341 impianti dedicati. Nel corso degli anni sono state decine le applicazioni per l’utilizzo di questi materiali. Ad esempio, nel 2019 sono stati rifatti i tappeti della pista dell’Aeroporto di Linate, di 2.400 metri di lunghezza e 60 di larghezza. Qui, oltre ad aver utilizzato inerti riciclati, anche i materiali vecchi sono stati triturati fino ad ottenere un conglomerato di recupero.

Un intervento simile è stato quello del completamento e dell’ampliamento delle vie di rullaggio e dei piazzali di sosta dell’Aeroporto di Malpensa, che ha visto un impiego addirittura di 120.000 metri cubi di aggregati riciclati.

Ma anche i tappeti per l’Autostrada A1 e quelli per la A8, oltre ad una serie di strade ANAS, sottopassi stradali, parcheggi e piste ciclabili.

Numerose sono inoltre le tipologie di opere in cui si è fatto ricorso ad inerti riciclati: come l’adeguamento dell’impianto di depurazione di Mariano Comense, la manutenzione delle infrastrutture strumentali delle reti fognarie ed acquedottistiche, la realizzazione della piattaforma comunale per la raccolta differenziata nel Comune di Rho ed i lavori di dismissione dell’impianto di depurazione di Varedo.

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