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sabato, Dicembre 5, 2020

Mangiare a scuola durante la pandemia: l’esempio di Milano Ristorazione

Con l’emergenza coronavirus il percorso virtuoso verso la sostenibilità intrapreso da tante mense scolastiche è diventato più complicato, ma ci sono aziende che si organizzano per continuare a garantire sicurezza e rispetto dell’ambiente

Letizia Palmisano
Letizia Palmisanohttps://www.letiziapalmisano.it/
Giornalista ambientale 2.0, spazia dal giornalismo alla consulenza nell comunicazione social. Vincitrice nel 2018 ai Macchianera Internet Awards del Premio Speciale ENEL per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare. Co-ideatrice, con Pressplay e Triboo-GreenStyle del premio Top Green Influencer. Co-fondatrice della FIMA, è nel comitato del Green Drop Award, premio collaterale della Mostra del cinema di Venezia. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.

Da tempo la legislazione europea, quella italiana e molti enti pubblici lavorano per ridurre i rifiuti nelle scuole a partire dalle mense scolastiche. Ridurre i rifiuti all’ora del pasto è un’azione al tempo stesso educativa e che reca un vantaggio concreto all’ambiente se si considerano i milioni di pasti serviti quotidianamente. A fronte di un processo avviato, con la recente revisione dei criteri ambientali minimi (in sigla Cam) che premiano i servizi con l’impatto più ridotto, le regole di distanziamento e igiene imposte alla pandemia hanno “sparigliato le carte” mettendo i gestori dei servizi di refezione in condizione di riorganizzare la loro offerta. Che fine hanno fatto allora tutte le buone pratiche messe in campo coinvolgendo anche studenti e insegnanti? Per saperne di più ne abbiamo parlato con Alessandra Bini, Responsabile dell’ufficio Qualità, Sicurezza Alimentare e Gestione Ambiente di Milano Ristorazione, società partecipata del Comune di Milano censita anche nell’Atlante dell’economia circolare. Nel 2018 Milano Ristorazione ha partecipato al Sodalitas Social Award, riconoscimento alle imprese e organizzazioni leader per realizzare un futuro sostenibile, e il suo progetto ‘L’isola di plastica che non c’è’, si è classificata fra i cinque finalisti ottenendo l’iscrizione nel Libro d’oro della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Dottoressa Bini, facciamo un passo indietro al periodo pre-Covid. Come avete organizzato i servizi mensa “Milano ristorazione” in relazione alle stoviglie e al rispetto dei CAM?

Negli anni l’impegno per la riduzione dell’impiego di plastica nell’espletamento del servizio è stato prioritario. Ciò ha consentito all’azienda di immettere ogni anno nell’ambiente 720.000 chili in meno di plastica. Questo risultato è stato principalmente ottenuto sostituendo nel corso degli anni le stoviglie in plastica con stoviglie in materiale biodegradabile e compostabile.

Leggi anche: Le mense scolastiche ai tempi del Covid. Cosa cambia nell’uso delle stoviglie

Che tipologie di stoviglie compostabili utilizzate? Vengono tutte raccolte e conferite nell’organico?

Il set da tavola in questi anni è stato composto da piatto fondo, piatto piano, bicchiere e ciotola per la frutta: quest’ultimo solo quando viene somministrata l’uva e nelle scuole dell’infanzia, dove la frutta si serve porzionata. È composto interamente da materiali biodegradabili e compostabili, tutti da conferire nella frazione umida (organico) della raccolta differenziata.  Per il pranzo viene servita “l’acqua del sindaco” in brocca.

A proposito di acqua, anche le borracce possono essere di supporto all’obiettivo di ridurre i rifiuti nelle scuole. 

All’inizio dello scorso anno scolastico il Comune di Milano ha distribuito circa 100.000 borracce di alluminio nelle scuole primarie (60 mila) e secondarie di primo grado (40 mila), con cui sostituire le bottigliette di plastica usa e getta che i ragazzi portavano a scuola per bere in classe durante la giornata. In questo modo si potrebbero eliminare le bottigliette di acqua impiegate anche per le gite scolastiche.

 Cosa è cambiato con il rientro a scuola dopo il lockdown?

Uno degli obiettivi fondamentali della “ripartenza” del servizio è la garanzia del corretto distanziamento e in generale abbiamo predisposto un nostro proprio documento attuativo del protocollo condiviso tra Governo e parti sociali per il contenimento della pandemia. La nuova condizione ha determinato la necessità di una progettazione ad hoc del servizio, scuola per scuola, cooperando con i dirigenti Scolastici per trovare in ogni caso la soluzione più idonea. In molti casi si continua a mangiare nei refettori, su più turni. In altri si sono adottate soluzioni miste (refettorio ed aule), e in un numero molto ridotto di scuole il pasto è somministrato nelle sole aule. Certamente per noi si tratta di un grande impegno, organizzativo, produttivo e logistico.

A tavola cosa trovano di diverso studentesse e studenti?

Per il consumo del pasto in refettorio, che continua ad essere la modalità di gran lunga più praticata, continuiamo a servire acqua con le brocche, in bicchieri biodegradabili e compostabili, e le posate saranno come d’uso d’acciaio. Per il consumo del pasto in classe, invece, siamo costretti a fornire acqua in bottiglia e posate monouso. Si tratta di una misura del tutto provvisoria, perché ci auguriamo che il servizio possa riprendere nella sua normalità consentendoci di avanzare ulteriormente nella nostra lotta alla plastica monouso.

 

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