lunedì, Ottobre 26, 2020

Le mense scolastiche ai tempi del Covid. Cosa cambia nell’uso delle stoviglie

Pasti monoporzione obbligatori? Un nostalgico ritorno alla plastica e il trionfo dell’usa e getta? La scuola prende le misure con la refezione ai tempi del Covid: vi raccontiamo cosa cambia

Letizia Palmisano
Letizia Palmisanohttps://www.letiziapalmisano.it/
Giornalista ambientale 2.0, spazia dal giornalismo alla consulenza nell comunicazione social. Vincitrice nel 2018 ai Macchianera Internet Awards del Premio Speciale ENEL per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare. Co-ideatrice, con Pressplay e Triboo-GreenStyle del premio Top Green Influencer. Co-fondatrice della FIMA, è nel comitato del Green Drop Award, premio collaterale della Mostra del cinema di Venezia. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.

Tra tante incertezze e ‘stop and go’, 8 milioni di studenti sono tornati a sedersi tra i banchi ormai più di un mese fa. Dopo il lungo periodo di sospensione delle lezioni in presenza, la scuola si è riorganizzata per garantire sicurezza e distanziamento e questo ha determinato il ripensamento di alcuni servizi, a partire dalla distribuzione dei pasti alle alunne e agli alunni. Nel primo anno di attuazione della legge sull’educazione civica in classe, disciplina che prevede tra gli altri il filone dell’educazione ambientale, l’emergenza coronavirus rischia di mettere in stand by diverse scelte educative che, proprio durante l’ora dedicata alla mensa, diventavano pratiche concrete, ad esempio sul fronte della riduzione dei rifiuti.

La normativa “in tempi di pace”

Negli ultimi anni, proprio gli appalti della ristorazione collettiva scolastica – grazie alle norme che impongono acquisti verdi della pubblica amministrazione, il cosiddetto Green public procurement – sono stati una leva importante per incrementare il ricorso a cibi a km zero e biologici, così come hanno favorito un costante lavoro nella riduzione di sprechi e di rifiuti prodotti, anche portando gli alunni a riflettere sull’impatto dell’usa e getta. Ora il rischio è che per garantire la sicurezza sanitaria si mettano in stand-by queste buone pratiche e che si opti massicciamente per il cibo in vaschette monoporzione sigillate o nelle cosiddette lunch box distribuite in classe. Fughiamo subito ogni dubbio: non c’è alcun obbligo per le scuole di rinunciare alla mensa, alle stoviglie lavabili e al cibo preparato al momento.

I dirigenti scolastici che non sono stati costretti a rinunciare al refettorio per guadagnare spazi necessari a garantire il distanziamento, hanno riaperto anche le mense, magari modificando i turni, separando i tavoli o mettendo dei separatori in plexiglass.

Il trionfo del monoporzione?

A quanto pare però, molti servizi mensa che non potevano munirsi di lavastoviglie, già prima del lockdown avevano optato per prodotti monouso compostabili: piatti, tovaglioli e bicchieri, realizzati in materiali certificati biodegradabili e compostabili secondo i parametri EN13432, che possono essere raccolti insieme ai residui di cibo e conferiti nell’organico. Con il Covid, si è diffuso il timore che si potesse per qualche strana ragione tornare alla plastica da petrolio, come avvenuto – abbastanza inspiegabilmente – in diversi esercizi commerciali che somministrano cibo e bevande. Il ministero dell’Istruzione, invece, ha ribadito che non c’è alcun obbligo di ricorrere al monouso e al cibo preconfezionato e a inizio agosto, con il protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico “ai tempi del Covid”, ha chiarito la questione delle distanze da rispettare e della possibilità di modificare le fasce orarie di somministrazione dei pasti, aggiungendo che nel caso di “distribuzione in mono-porzioni”, vaschette, posate, bicchiere e tovaglioli monouso debbano essere “possibilmente compostabili”. Non un obbligo, dunque, ma qualora non si possa fare a meno di ricorrere all’usa e getta, una preferenza per il compostabile.

Armido Marana, amministratore delegato di Ecozema, brand italiano leader nella realizzazione di stoviglie compostabili, ha registrato alcuni cambiamenti nella domanda: una parte di coloro che prima facevano ricorso alle lavabili, hanno optato per la soluzione monouso da conferire nell’organico. Difficile stabilire se questo dipenda dal timore, ingiustificato ma comprensibile in questa fase di tensione, di ricorrere alle stoviglie lavabili, o piuttosto a una sopraggiunta difficoltà di gestirle e di lavarle a seguito delle misure adottate per il distanziamento. Una cosa è certa, spiega però Marana: “Chi aveva già optato per il compostabile è rimasto fedele alla decisione, pur modificando la tipologia di stoviglie in base alle esigenze. Si è passati così dalla richiesta di piatti ai vassoi pluriscomparto, che sono facilmente maneggiabili e trasportabili e dunque utili nel caso dei pasti consumati in classe”.

Il compostabile tiene, per ora

La conferma che per il settore delle stoviglie compostabili non ci siano stati, almeno per quanto riguarda il comparto scuola, grandi cambiamenti nella domanda arriva anche da Assobioplastiche, l’associazione fondata nel 2011 da produttori e trasformatori di bioplastiche. “Chi aveva scelto, valutato e approvato l’utilizzo delle soluzioni compostabili ha proseguito su questa linea – racconta a EconomiaCircolare.com Carmine Pagnozzi, direttore generale di assobioplastiche –. Quando possibile continuando il servizio mensa, altrimenti riadattandolo con i pranzi in aula”. La prima scelta, come ribadito anche nel testo che disciplina i criteri ambientali minimi (cosiddetti Cam, che servono a individuare i prodotti o servizi migliori sotto il profilo ambientane nell’intero ciclo di vita) nella versione revisionata ed entrata in vigore ad agosto 2020, rimane il riutilizzabile. In questa situazione di emergenza, però, in molti hanno seguito le indicazioni degli acquisti verdi verso il monouso certificato compostabile. Il settore dà per scontato che dopo la fase emergenziale si tornerà a optare per le stoviglie lavabili, ma dal canto suo chiede sostegno alle istituzioni.

“È chiaro e giusto che, una volta finita l’emergenza, ci sarà il ritorno a soluzioni lavabili da parte degli enti che in questa fase hanno optato per il compostabile – riprende Pagnozzi –, ma se si chiede agli imprenditori di investire per aumentare le linee produttive occorre definire da subito lo scenario di riferimento di questi investimenti”. Una richiesta legittima da parte di chi si è impegnato ad andare incontro alle necessità emerse nella fase di emergenza: superato il momento, sarà fondamentale trovare differenti sbocchi di mercato in altri comparti che potranno compensare il calo di domanda quando le scuole torneranno, speriamo presto, a una normalità fatta anche dall’utilizzo di piatti, bicchieri e posate lavabili e riutilizzabili.

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