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venerdì, Luglio 12, 2024

Movo, il packaging riutilizzabile che rende più sostenibile l’e-commerce

Realizzato dalla startup Movopack, il packaging riutilizzabile che semplifica le procedure per il riutilizzo dell’imballaggio, l’esperienza del consumatore e quella del retailer

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, un passato nell’associazionismo e nella ricerca non profit, collabora con diverse testate

È facile come imbucare una lettera. Perché è proprio così che funziona l’imballaggio riutilizzabile per e-commerce Movo. Immaginiamo che abbiate fatto acquisti online con uno dei brand che adottano la soluzione della startup milanese. Quando vi arriva a casa la confezione di shampoo o la maglietta del vostro brand preferito, ad esempio, non saranno imballati in cartone ma nel packaging Movo. Una volta estratti i prodotti dall’imballaggio basterà piegare la busta (realizzata con PET o PP riciclati), richiuderla col velcro, estrarre la lettera di vettura prepagata e imbucare il tutto in una delle cassette postali in Europa – se non sapete dove trovarla, un QR code sulla facciata vi indicherà quella più vicina. A questo punto la busta (le sue dimensioni possono andare da 19x25x8cm, formato S, a 73x45x35cm, XL, ma tutte, piegate, entrano nella fessura della cassetta delle lettere) torna a Movopack, che si occupa di verificare e sanificare il packaging e poi spedirlo di nuovo a chi vende i propri prodotti online per un successivo riutilizzo. Mentre state leggendo sono circa 10mila le buste Movo in viaggio in Europa. E non solo buste, visto che l’azienda offre anche una scatola (23x14x5,5cm) in polipropilene riciclato anch’essa piegabile e spedibile via cassetta postale. Per quanto pratica, questa modalità di riconsegna non sarà, a breve, la sola possibile. “Con alcuni grandi brand retail italiani – ci racconta Alberto Cisco, Chief Commercial Officer (CCO) di Movopack – stiamo sviluppando la possibilità della riconsegna in negozio: questo semplifica la logistica e taglia costi”.

packaging riutilizzabile
Foto: Movopack

Leggi anche: “Ma quanto sei sfuso/a?”. Una campagna e un questionario per liberarci dagli imballaggi inutili

Product as a service

In linea coi principi dell’economia circolare, le soluzioni Movopack permettono ai brand di passare dal “prodotto packaging” al “servizio packaging”: quella che, con una parola molto poco elegante, si chiama servitizzazione. Ottimizzando l’impiego di risorse e prevenendo la produzione dei rifiuti. Stando ai calcoli della startup (un’analisi LCA preliminare che compara con un imballaggio single use in cartone 70% riciclato) al ventesimo utilizzo il packaging circolare Movo abbatte le emissioni di CO2 dell’75%, i consumi di energia del 72% e quelli di acqua del 75%.

Da AfroRicci, che commercializza prodotti per la cura dei capelli, a Ecobaby, negozio italiano di pannolini lavabili, al brand di abbigliamento sostenibile Defeua fino ai prodotti mestruali di Fluyda e alle scarpe sostenibili di Barbera Biella: ecco solo alcuni dei 35 e-commerce italiani che hanno scelto Movo. E a breve ci sarà il lancio commerciale anche in Gran Bretagna.

Due le opzioni degli store: offrire all’acquirente la possibilità (più sostenibile) di scegliere la busta Movo, a fronte di una fee; oppure sceglierla come soluzione per tutte le proprie spedizioni. In quest’ultimo caso (vendita diretta dell’imballaggio) il brand acquista le buste e le offre (comprese nell’eventuale prezzo di spedizione) a chi fa l’acquisto. Movo, che ovviamente si occuperà della logistica inversa, per far questo ha sviluppato apposite connessioni (API – Application Programming Interface) alle piattaforme digitali dei clienti.

Di recente incubata da uno dei migliori incubatori in ambito tech sostenibile al mondo, Movopack guarda al futuro: secondo la bozza di Regolamento imballaggi presentata alla fine dello scorso anno dalla Commissione europea, proposta che enfatizza la gerarchia dei rifiuti e spinge molto sulla riduzione e sul riutilizzo, il 10% del packaging per e-commerce in Europa dovrà essere riutilizzabile entro il 2030. Sarà anche per questo che recenti indagini di mercato commissionate dalla startup offrono risultati molto incoraggiati. “Il 79% dei consumatori consiglierebbe Movo ad amici e conoscenti”, ci spiega Cisco, citando i risultati “importanti” di un net promoter score. “E il 60% considera Movo una ragione aggiuntiva per comprare da un e-commerce”.
Sembra scontato – ma i competitor non lo fanno: le buste e le scatole possono essere personalizzate a richiesta del retailer. “Abbiamo diverse personalizzazioni in produzione – racconta ancora Cisco -. Si può personalizzare tutta la superficie della busta, lasciando solo una piccola parte (istruzioni, QR code) per la nostra operatività, e gestire il resto secondo le richieste del brand”. Per i clienti con volumi importanti, poi, “Movo personalizza anche la dimensione dell’imballaggio, adattandosi ai bisogni del cliente che in questo modo non dovrà intervenire sulla propria catena logistica”.

Leggi anche lo SPECIALE | Regolamento Imballaggi

Un guscio riutilizzabile per i grandi elettrodomestici

Non solo e-commerce. Movopack, infatti, nasce inventando imballaggi riutilizzabili per grandi elettrodomestici (da qui la partnership con ERION Compliance Organization, sistema italiano di responsabilità estesa del produttore per i prodotti elettrici ed elettronici). L’imballaggio riutilizzabile di Movo, racconta Cisco, “aumenta la protezione del prodotto, ottimizza il processo logistico e riduce gli impatti ambientali”. Una volta utilizzato (la pellicola esterna, sempre necessaria, andrà ovviamente a riciclo) può essere piegato, come le cassette in plastica per la frutta, e può essere utilizzato più di 15 volte. Realizzato con polipropilene espanso riciclabile al 100%, una domanda di brevetto europeo depositata, offre la possibilità di prevedere funzioni di tracciamento e “garantisce prestazioni di protezione del prodotto aumentate del 20% rispetto alla confezione standard in polistirolo: infatti tra il 2-4% dei grandi elettrodomestici viene consegnato danneggiato a causa delle scarse prestazioni dell’imballaggio”. E poi, sottolinea Cisco, “il tasso di riciclaggio del polistirene espanso è prossimo allo zero su scala globale”. Che Alberto Cisco, Tomaso Torriani, Andrea Cipollone e Mattia Aroldi non fossero fuori dal mondo quando hanno immaginato questo packaging e la sua filiera logistica, lo dimostra ancora una volta la proposta di regolamento sugli imballaggi: dal primo gennaio 2030, il 90% dei grandi elettrodomestici dovrà essere messo in commercio con “imballaggi di trasporto riutilizzabili all’interno di un sistema per il riutilizzo” (quindi non solo riutilizzabili ma effettivamente riutilizzati).

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Foto: Movopack

© Riproduzione riservata

 

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